“Intervista” Epifani: vigilare contro i violenti ma tutti devono abbassare i toni

12/05/2003
      11 MAGGIO 2003

       
       
      Pagina 25 – Economia
       
       
      L´INTERVISTA
      La proposta del leader Cgil a Pezzotta e Angeletti.

      Commissione di inchiesta per i fatti di Lucca
      Epifani: vigilare contro i violenti ma tutti devono abbassare i toni
      crisi istituzionale Mi appello ai vertici delle istituzioni: c´è una sofferenza democratica. Allarme per gli attacchi ai giudici e alla libertà di stampa
      pensioni e contratti La Maastricht delle pensioni è già fallita prima ancora di partire. Per i contratti, ci vuole una legge sulla rappresentanza sindacale

      RICCARDO DE GENNARO


              ROMA – «È evidente che siamo in una fase di grande tensione, che suscita estrema preoccupazione e richiede la massima responsabilità da parte di tutti». Il primo messaggio del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è per i vertici delle istituzioni: «Va ripristinato un clima corretto, grazie al quale si eviti un allargamento del conflitto tra i livelli istituzionali del Paese, si ribadiscano i principi di libertà e si restituiscano ai poteri dello Stato le loro prerogative». Il secondo è per Pezzotta e Angeletti: «Sediamoci intorno a un tavolo e abbassiamo i toni. Noi, per parte nostra, vigileremo con la massima attenzione nei luoghi di lavoro affinchè il diritto di critica non sconfini in terreni che non hanno nulla a che fare con la nostra storia». Il terzo è per Berlusconi: «La Maastricht della previdenza è già fallita».
              Epifani, il contratto separato dei metalmeccanici ha allargato la frattura tra Cgil e Cisl-Uil e ha provocato un netto peggioramento del clima nei luoghi di lavoro. Che cosa propone per evitare una degenerazione?
              «Bisogna mettere insieme la grande sofferenza democratica e istituzionale che c´è nel Paese e l´acuirsi della divisione sociale e sindacale nel mondo del lavoro. La tensione istituzionale è sotto gli occhi di tutti: penso agli attacchi alla magistratura come ai tentativi di limitazione della libertà di stampa, ai progetti non corretti di devoluzione, al ritorno inquietante della vicenda Telekom Serbia. Poi c´è l´acuirsi delle divisioni sindacali che si riflettono nelle tensioni in fabbrica, dove peraltro c´è già un forte disagio sociale. Una grande forza come la Cgil ha il dovere istituzionale di impedire questa deriva, lavorando per il ripristino di un clima corretto che salvaguardi i principi di libertà e restituisca ai poteri dello Stato le loro prerogative. Dobbiamo poi ridurre una frattura sindacale che è pericoloso allargare, distinguendo con chiarezza quello che è il dissenso dai tentativi di portare questo dissenso su altri terreni».
              Non sarà facile, però, gestire in fabbrica l´accordo separato firmato da Fim e Uilm, non crede?
              «La difficoltà deriva, in particolare, dall´assenza di regole democratiche e dal disinteresse con cui le forze politiche hanno affrontato il problema della rappresentanza. Se oggi avessimo tra i metalmeccanici le stesse regole che ci sono nel pubblico impiego non staremmo qui a discutere di accordi separati. Nelle stesse ore in cui i metalmeccanici si scontrano sull´intesa separata, tra i ferrovieri si fa un referendum unitario sul contratto e il pubblico impiego vive rapporti di unità. Questo dimostra che si può circoscrivere la dialettica e il dissenso se c´è una rete di strumenti che consenta tra l´altro ai lavoratori di esprimere la loro opinione».
              Sta di fatto che i rapporti tra voi e la Cisl sono sempre più tesi. I ripetuti insulti nei confronti di Pezzotta, il quale tra l´altro dice di non aver sentito direttamente la frase dove si parlava di pistole a lui rivolta, sono un segnale da non sottovalutare. Epifani, quali iniziative intende assumere?
              «Noi intendiamo evitare in tutti i modi che questo clima si surriscaldi. Strutture e dirigenti saranno molto fermi nei confronti di comportamenti che non fanno parte della storia della confederazione, come gli insulti e la prevaricazione. La vicenda di Lucca non ci piace. Non solo ho convocato a Roma i vertici del sindacato locale per una spiegazione, ma invierò là una commissione della Cgil nazionale per appurare quello che è accaduto all´inaugurazione della sede Cisl. Affermazioni gravi come quelle che sono state riportate vanno chiarite: sia nel caso siano state dette davvero, sia se non sono mai state pronunciate. Nel primo caso denunceremo la cosa alla magistratura, altrimenti chiederemo conto a chi le ha riferite. Lunedì, poi, la segreteria Cgil chiederà ai vertici di Cisl e Uil di sedersi intorno a un tavolo per attenuare i toni e ricondurre la dialettica entro i limiti del confronto democratico. Oggi tutto finisce in un ring: il contratto separato dei metalmeccanici va sui giornali per le polemiche, senza che emergano i motivi che hanno impedito la firma della Fiom».
              Il rischio, ora, è che gli accordi separati si moltiplichino. Il segretario della Uil, Angeletti, ha detto che il confronto unitario sulle pensioni va bene, ma se la Cgil pone dei veti la Uil andrà avanti con la Cisl…
              «Anche la vicenda delle pensioni mi fa dire che in questi giorni si sono dette frasi incomprensibili e si sono alzati i toni per niente. Mercoledì prossimo è in programma una riunione unitaria sulla mancata convocazione da parte del governo del tavolo previdenziale: che senso ha prefigurare oggi uno scenario che non esiste? Lo ripeto: bisogna abbassare i toni e usare di più la testa».
              A proposito di pensioni, Berlusconi ieri ha detto che ci vogliono i disincentivi e che l´Europa lo aiuterà. La posizione del governo è quella della delega o è questa espressa dal premier?
              «Sinceramente non si capisce. E questo dimostra, tra l´altro, che quelle frasi di Angeletti sono perlomeno fuori tempo. Berlusconi, intanto, fa un passo indietro, mentre il ministro del Welfare, Roberto Maroni, non riesce a definire una posizione unitaria del governo. Quello che, comunque, il presidente del consiglio deve sapere è che la Maastricht della previdenza è fallita ancora prima di nascere».