“Intervista” Epifani: «Una trattativa finta alle spalle dei lavoratori»

20/06/2002


GIOVEDÌ, 20 GIUGNO 2002
 
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Guglielmo Epifani: si apre un pericoloso varco nelle tutele sindacali
 
"Una trattativa finta alle spalle dei lavoratori"
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – «Tutto secondo le previsioni». Di fronte all´ipotesi che oggi, o il 2 luglio prossimo, Cisl e Uil firmino l´accordo sull´articolo 18, il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani, non si scompone. Non nasconde, tuttavia, la sua preoccupazione per l´accentuata divaricazione dei percorsi scelti dalle tre confederazioni con la prospettiva anche di uno snaturamento del ruolo del sindacato per l´assegnazione di un ruolo improprio agli enti bilaterali e di un probabile nuovo attacco al doppio livello contrattuale.

Epifani, oggi il governo farà la sua proposta ultimativa sulle norme relative al mercato del lavoro, che Cisl e Uil sembrano fortemente orientate ad accettare. Che cosa si aspetta?
«La conferma delle nostre previsioni. E cioè che eravamo in presenza di una trattativa sostanzialmente finta, preordinata da tempo e che ha avuto il suo degno coronamento, martedì scorso, nella decisione di accelerare i quattro tavoli e nella presentazione di un Dpef caratterizzato da vuoto pneumatico. Oggi verrà anche confermata la nostra ipotesi di una lesione dei diritti dei lavoratori poiché tutto porta a dire che l´accordo conterrà la deroga all´art.18 per le imprese che salgono sopra i 15 dipendenti e che sarà previsto lo spostamento in altro provvedimento della stessa misura per le imprese che emergono».


Avremo, dunque, imprese sopra i 15 dipendenti che dovranno rispettare l´art.18 sul reintegro del lavoratore e imprese della stessa dimensione e dello stesso settore che potranno limitarsi a un indennizzo. Non si falsa la concorrenza?
«È chiaro. Salterà il principio di uguaglianza tra aziende che hanno lo stesso numero di dipendenti. Non solo: sarà la porta attraverso la quale potrà passare l´estensione delle modifiche all´articolo 18 a tutte le imprese. Al contrario di quanto vogliono far credere Cisl e Uil, la nuova norma non sarà di modesto significato: si tratta, infatti, proprio di quel cuneo che voleva la Confindustria, quel buco nella diga, come l´ha definito D´Amato, che dovrebbe successivamente consentire di far crollare la diga stessa».


Voi prevedete che il governo farà le cifre solo nella Finanziaria e, all´oscuro di questi dati, avete già caricato l´arma dello sciopero generale per l´occasione: il ministro Maroni vi ha accusati di fare processi alle intenzioni. Sbaglia?
«Noi abbiamo deciso lo sciopero generale non perché vogliamo fare processi alle intenzioni del governo, ma perché è evidente fin d´ora che sarà una Finanziaria incapace di creare sviluppo e di rispettare l´equilibrio dei conti. Berlusconi lo chiama nuovo patto per l´Italia, paragonandolo a quello del ’93, ma è esattamente il contrario. La cosa singolare è che Cisl e Uil saranno costrette a crederci: non potranno disgiungere il loro giudizio positivo sulle conclusioni dei tavoli da quello sul Dpef. Hanno legato le loro sorti a quelle del governo».


Cisl e Uil dicono che trattare è la funzione del sindacato e che voi avete rinunciato a questa prerogativa. Non è comprensibile il loro obiettivo di diventare interlocutori privilegiati di questo governo?
«Uno diventa interlocutore privilegiato se ha una sua piattaforma autonoma e va ad un confronto vero, non se è il governo che decide temi e tempi della discussione e gli altri devono seguire: la mancata difesa della propria autonomia comporta inevitabilmente la perdita di potere contrattuale».