“Intervista” Epifani: «Un patto scellerato le fabbriche lo puniranno»

03/06/2002


LUNEDÌ, 03 GIUGNO 2002
 
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il prossimo segretario Cgil: troppe bugie, isolarci farà solo arretrare il Paese
 
Epifani: "Un patto scellerato le fabbriche lo puniranno"
 
 
 
La spaccatura Il dialogo con Cisl e Uil riprenderà quando loro capiranno di aver fatto un grave errore
 
LUISA GRION

ROMA – Perde il sindacato, che sulla questione si è diviso, ma perdono anche le aziende. Anzi, perde il paese. Nella trattativa che si va aprendo Guglielmo Epifani, ancora per poco numero due della Cgil (a fine mese ne diventerà il segretario generale) vede un solo vincitore: il governo. Ma è una vittoria, quella dell´esecutivo, che farà male allo sviluppo.
Epifani, domani si apre il tavolo sul lavoro e la Cgil non ci sarà. Non è una rinuncia a difendere le proprie ragioni?
«Semmai è il contrario. Se avessimo deciso di prendere parte alla trattativa avremmo condiviso la scelta fatta dal governo di attaccare il sistema di diritti dei lavoratori»
Cisl e Uil sono convinti però che sull´articolo 18 si è perso fin troppo tempo e che ora semmai c´è bisogno di fatti sul fisco, sul sommerso, sul Mezzogiorno.
«Chi dice questo dimentica che a far perdere tutto questo tempo è stato il governo. Se invece di affannarsi a modificare per forza un diritto che non avrà sviluppi sull´occupazione avesse deciso di affrontare i veri nodi che ne bloccano lo sviluppo sarebbe stato meglio per tutti»
Comunque sia siete rimasti isolati, pensa che ci saranno difficoltà a spiegare questa posizione nelle fabbriche?
«Non credo proprio, anzi mi risulta che nei luoghi di lavoro siano ben consapevoli dell´errore commesso da chi ha tradito lo sciopero fatto»
Ma Pezzotta ha detto che siede al tavolo per far cambiare idea al governo e che se l´intesa non ci sarà tornerà in piazza
«Qui bisogna essere chiari. Pezzotta dice che se toccano l´articolo 18 torna in piazza. La Uil assicura che non accetterà modifiche a quel diritto. Il sottosegretario Sacconi dichiara che quell´articolo, comunque sia cambierà. Qualcuno non dice la verità»
Chi?
«Lo scopriremo fra due mesi. Il tempo è galantuomo».
Con Cisl e Uil intanto il dialogo è rotto. Non era una cosa da evitare comunque?
«Faremo il possibile per ritrovare l´unità, ma il dialogo deve partire dalla consapevolezza che accettare la proposta del governo è stato un grave errore»
Anche se sugli altri fronti aperti i sindacati dovessero portare a casa risultati? Il governo parla di un nuovo patto sociale
«Credo poco a quanto si potrà ottenere sugli altri tavoli, anche se vi parteciperemo. Il fisco, per esempio: la trattativa è sui criteri generali, le decisioni vere le prenderà Tremonti. Tra l´altro visto che a questo esecutivo piace paragonarsi con la Spagna, ricordo che la riforma di Aznar è ben diversa da quella delineata da ministro delle Finanze. Là si è passati da 6 a 5 aliquote, Tremonti ne vorrebbe 2 sole. Aznar ha fissato il prelievo maggiore al 45 % Tremonti lo vorrebbe al 33. Quanto al resto il governo non ha voluto parlare di scuola, sanità, nemmeno di quella decontribuzione che rovinerà i conti Inps. Ma quale patto sociale! Questo sarà un accordicchio dove a perdere saranno e le aziende e il paese a vincere solo il governo»
A dire il vero Confindustria in un modo o nell´altro si metterà in tasca quello che voleva: la modifica dell´articolo 18
«Che non servirà a nulla. Il patto fra Berlusconi e D´Amato non servirà alle imprese. Le aziende non hanno ancora capito che fino a quando non si affronteranno i veri problemi che frenano lo sviluppo il loro sistema sarà destinato a soffrire. In più questa modifica che otterranno sull´articolo 18 avvelenerà il clima nelle fabbriche, dove inizieranno le mobilitazioni per i diritti. E la nostra divisione penalizza anche loro: trattare con un sindacato spaccato è impossibile»
La vostra divisione appunto, adesso da dove si riparte?
«Da un confronto franco e trasparente dove noi diciamo che Cisl e Uil hanno fatto un tragico errore. I segnali sbagliati erano arrivati subito, nei giorni successivi allo sciopero generale quando ci siamo accorti che stava partendo una trattativa divisa. Potevamo aspettarcelo dalla Confindustria, non da Cisl e Uil. E´ stato controproducente e ridicolo»
L´avrebbe immaginato un debutto alla guida della Cgil difficile come questo?
«Cofferati, io e una parte del gruppo dirigente apparteniamo ad una generazione che ha vissuto il terrorismo degli anni ´70 e la divisione dell´84. Siamo temprati. La differenza è che oggi la qualità del confronto interno è scaduta. Allora si litigava sulle grandi sfide, ora vedo solo operazioni di basso profilo interne ai rapporti fra i sindacati».