“Intervista” Epifani: un Dpef tutto da riscrivere

22/07/2002

22 luglio 2002

L’intervista

Epifani: un Dpef tutto da riscrivere
«Le critiche Cisl a Tremonti? Vedremo che peso avranno». Oggi l’incontro con l’Ulivo
Al capo della Cisl rispondo: nessuno si propone di accompagnare gli altri

In dodici mesi è cambiato l’intero quadro di riferimento della finanza pubblica

Bianca Di Giovanni

ROMA L’hanno chiamato il Dpef di rigore e sviluppo. Per il vicesegretario della
Cgil Guglielmo Epifani non è né l’una né l’altra cosa. A fare acqua è l’impianto
su cui poggia il documento che farà da guida alle scelte economiche del Paese.
Il tema si affronterà oggi negli incontri tra i capigruppo e i leader dell’Ulivo
e le tre Confederazioni sindacali. Le quali non hanno lesinato critiche al documento
redatto da Tremonti: poca attenzione al welfare, pochissima alla scuola, quasi nulla
alla sanità. Senza contare quel tasso di inflazione programmata che non mancherà
di aprire una questione salariale nella ripresa autunnale.
«È certamente importante che sui temi che attengono allo sviluppo e alla crescita
del Paese si possa tornare a parlare insieme e cercare di costruire una convergenza unitaria»,
ha dichiarato ieri il segretario ds Piero Fassino. Ma già Savino Pezzotta
avverte: «Non abbiamo bisogno di mediatori o di accompagnatori. Né di destra,
né di sinistra, né di centro». Secondo il leader cislino «i rapporti sindacali
sono di competenza dei sindacati e l’opposizione faccia il suo mestiere, perché
una buona opposizione fa bene anche al sindacato». Così in due battute si rimette
sul piatto il tema dei rapporti tra politica e sindacato.

Epifani, che senso ha per la Cgil l’incontro di domani (oggi, ndr) e come risponde alle
Osservazioni di Pezzotta?

«È un’iniziativa promossa dai gruppi parlamentari dell’Ulivo a cui abbiamo
aderito, che rientra nell’ambito di quegli scambi di opinione che come Cgil abbiamo
avuto con le forze politiche e che naturalmente è utile avere con i gruppi
parlamentari che sono poi quelli che più direttamente nelle sedi proprie avranno
il compito di discutere e fronteggiare gli atti legislativi del governo in materia di
Dpef e legge Finanziaria, ivi compresi i contenuti del Patto per l’Italia».

Non si tratta di cercare accompagnatori?

«È evidente che nessuno ha bisogno di accompagnatori, ma per la verità nessuno
si propone neanche di accompagnare qualcun altro. È uno scambio di opinioni
tra forze socili e gruppi, ognuno nella sfera delle proprie valutazioni.
Per quel che ci riguarda noi esprimeremo le nostre preoccupazioni, anche le
nostre critiche nei confronti del quadro che si prospetta davanti al Paese. Solo
rispetto a un anno fa il quadro è completamente cambiato».

In che senso?

«Un anno fa il governo e anche il governatore di Banca d’Italia potevano
parlare di un grande sviluppo a breve, e il quadro finanziario – anche in virtù
delle politiche giuste fatte dai passati governi – era tranquillizzante, nel senso
che continuava quella strada di risanamento cominciata nel ‘92. Dopo 12 mesi
abbiamo una situazione del tutto opposta: di questa grande ripresa non si vede
traccia, semmai aumentano le incertezze legate al quadro per le grandi crisi finanziarie
dei mercati mondiali, e il problema della finanza pubblica è tornato in ballo
perché secondo la mia opinione le scelte che il governo ha fatto in questi
anni sono state tutte sbagliate».

Passando al Dpef, Pezzotta dice che esistono dei punti – in particolare
quattro materie – su cui la Cisl dissente fortemente. La Cgil cosa ne pensa?

«Quello che non va bene innanzitutto è l’impianto di fondo, le grandezze
che vengono assunte che non si tengono insieme. Non è credibile uno sviluppo al
3% e un’inflazione all’1,4%. Per di più permane una grande incertezza per
quanto riguarda i saldi della finanza pubblica (come hanno osservato anche gli
uffici di Camera e Senato), c’è molta approssimazione, e poi ci sono segnatamente
le questioni che riguardano le scelte fiscali, il livello della spesa sociale e le
politiche in grado di fronteggiare questa nuova situazione, un andamento congiunturale
piuttosto fiacco».

Quali critiche sono assolutamente irrinunciabili per voi?

«L’indicazione contenuta nel Patto per l’Italia di fermare il livello della spesa
sociale al 2001. Se tanto mi dà tanto, vuol dire che il governo in realtà intende
tagliare la spesa sociale rispetto a quella corrente di quest’anno e solo così si spiegano
gli interventi in materia sanitaria. Oppure la possibilità di mettere mano ad altre
voci della spesa corrente. Inoltre c’è una scelta fiscale che non condividiamo
perché ha un impianto fortemente regressivo e contemporaneamente troppo
rigido e tale da far saltare ogni politica dei redditi. Per quanto riguarda lo
sviluppo, poi, c’è una considerazione che si impone su ogni altra: non avendo
alle porte una ripresa automatica, bisognerebbe trovare forme di investimento
in grado a breve di operare una svolta anticiclica, cioè in grado di sostenere la
domanda e gli investimenti nella seconda metà dell’anno».

Pezzotta avanza critiche su 4 punti: il tasso d’inflazione programmata, le politiche
sociali, la sanità e la scuola. Non mi sembra molto lontano dalle critiche che lei ha

«Adesso si tratterà di capire bene che peso avranno queste osservazioni che peso
avranno. Indubbiamente alcuni punti sono simili, il problema è che noi continuiamo
a dare un quadro più negativo delle scelte generali che fa il governo nel Dpef.
In più, non possiamo non sottolineare il rapporto che c’è tra alcune scelte
contenute nel Patto per l’Italia ed alcune scelte del Dpef».

Ecco, questo punto è da chiarire. Cisl e Uil tendono a separare il Patto
dal Dpef, voi non la pensate così…

«La nostra opinione è maturata leggendo le carte e ascoltando al tavolo del
confronto quello che ha detto il governo. Quando nel Patto si dice che si prendeatto
delle grandezze macroeconomiche che il governo ha esposto e si condividono
gli obiettivi di crescita del Pil, è evidente che lì si stabilisce un rapporto tra il Dpef
e il Patto. È vero che prendere atto non vuol dire condividere, ma non
vuol dire neanche essere contrari. Quindi sta lì il legame di fondo. Ma questo lo
diciamo non per polemizzare, ma perché riteniamo sia giusto onorare quello
che è scritto nel documento e quello che il governo ha ripetuto più volte al tavolo
e lo stesso ministro Tremonti in Parlamento».

Pezzotta sostiene che esistono volantini che insultano la Cisl. Lei si
sente responsabile?

«No. Naturalmente la divisione prodotta sul Patto secondo noi è un fatto
grave. Per quello che ci compete non abbiamo mai inteso accusare nessuno,
ma solo esprimere il nostro punto di vista. Se anche qua e là in Italia ci può
essere stato qualche tono forzato, nella maggioranza dei posti di lavoro noto
correttezza nei rapporti. D’altra parte sono settimane che noi non polemizziamo
con nessuno e sono sempre gli altri che polemizzano con noi».