“Intervista” Epifani: «Sono affermazioni irresponsabili, si cerca di distogliere l’attenzione»

25/06/2002

 Intervista a: Guglielmo Epifani
       
 



Intervista
Guglielmo Epifani

a cura di

Marco Ventimiglia

 

24.06.2002
"Sono affermazioni irresponsabili, si cerca di distogliere l’attenzione"


MILANO
Una marcia indietro sulle modifiche all’articolo 18? Dei sostanziali cambiamenti alla legge delega sul lavoro? Una qualche nuova iniziativa in tema di occupazione? Niente di tutto ciò. Per il ministro del Welfare, Roberto Maroni, la soluzione ai problemi sorti dopo le iniziative dell’esecutivo è semplicissima e si sintetizza in due parole: Guglielmo Epifani. Proprio così, con lui al posto di Sergio Cofferati, che ad inizio luglio lascerà l’incarico di segretario della Cgil per tornare al suo impiego in Pirelli, secondo il ministro leghista tutto potrebbe cambiare.
Leggere, per credere, l’intervista comparsa ieri mattina sulle colonne della Stampa. «Auguro ad Epifani – dichiara Maroni – tanti successi. E soprattutto di ritornare alla ragionevolezza, perché la storia della Cgil e del movimento sindacale è una storia di accordi».
Ed ancora: «Per come lo conosco Epifani è un sindacalista vero, uno con il gusto della trattativa. Nel 1984 si schierò con i riformisti e contro il Pci che non voleva la riforma Craxi sulla scala mobile. Gli auguro di avere la forza e l’autorevolezza per tornare sul terreno sindacale. Non sarà facile, staremo a vedere».
Ma non è tutto. Forse convinto di non avere messo abbastanza carne al fuoco, Maroni è tornato ancora una volta sull’impervio terreno dei rapporti con la Cgil nel corso della domenica di Pontida: «Dopo le parole pronunciate da Cofferati in Spagna all’indirizzo del governo, “Bisogna fermarli”, il clima è peggiorato. Al ministero sono state spedite delle lettere minatorie, due delle quali con dentro delle pallottole».

Allora Epifani, ci risiamo. A Palazzo Chigi sembrano sempre convinti che la Cgil con le sue scelte finisca col motivare ambienti estremisti, se non peggio.

«Se queste sono le parole del ministro, Maroni ne risponderà davanti ai tribunali. Ancora una volta siamo in presenza, nei toni allusivi, di affermazioni irresponsabili. Tutto questo serve ad intorbidire le acque, a non rendere trasparenti le reali azioni in atto. È una tecnica consolidata dell’esecutivo: quando ci sono delle difficoltà si usa sempre un altro argomento per distogliere l’attenzione».

Qual è stata la sua prima impressione nel leggere le dichiarazioni di Maroni alla Stampa?

«Quella di un ministro che si sente già vincitore di un confronto che, purtroppo per lui, non finirà affatto come crede. In particolare, è assolutamente sbagliata l’idea di una Cgil isolata. Al contrario, il sentimento di consenso nei nostri confronti è crescente. Ci sentiamo più che mai un punto di riferimento per i lavoratori, i giovani ed i pensionati nella difesa dei diritti fondamentali».

Nelle parole del ministro non è emerso alcun elemento di novità?

«Assolutamente no. Siamo di fronte alla medesima strategia che giorno dopo giorno diventa sempre più logora. Da un lato si tenta in ogni modo di dividere la Cgil, con risultati ovviamente inesistenti. Dall’altro si pensa a rassicurare le imprese con un unico argomento: l’attacco ai diritti dei lavoratori in materia di licenziamenti. Ed al riguardo è bene ribadire alcuni concetti in merito all’articolo 18».

Vale a dire?
«Sarebbe sbagliato credere che le ultime modifiche proposte dal governo a Cisl e Uil abbiano un impatto lieve. Unite a quanto previsto dalla legge delega sul lavoro, con le norme sulla cessione del ramo d’azienda, l’effetto sarebbe devastante. In un paio d’anni l’articolo 18 sarebbe destinato di fatto a scomparire».

In merito ai rapporti con la vostra Confederazione crede che esista un problema di forma oltre che di sostanza?

«Francamente mi dà persino fastidio parlare di certe cose. Mi riferisco a queste tecniche di comunicazione del governo in cui si mischiano cose discutibili ad altre semplicemente false. Tempo fa lo stesso Maroni dichiarò ad un altro grande quotidiano nazionale di aver parlato con me. Una circostanza non vera. Non c’è mai stato alcun dialogo diretto, né di persona, né via telefono. Sul momento pensai di smentire direttamente, poi preferii lasciar perdere per non entrare in un meccanismo dialettico totalmente inutile».

Eppure Maroni confida in una specie di rivoluzione copernicana all’interno della Cgil provocata proprio dal suo avvento alla segreteria…

«E qui torniamo alla sensazione di fastidio di cui parlavo prima. Nei prossimi mesi la politica sindacale, le scelte della Cgil saranno dettate dai fatti. Fatti come l’accordo del governo con le altre forze sindacali e il Dpef, come i nostri scioperi che proseguiranno fino all’11 luglio, come la preparazione dello sciopero generale già programmato dalla Cgil al ritorno nelle fabbriche, come il confronto sulla legge finanziaria… Sarà questa la Cgil che Maroni avrà di fronte nel prossimo futuro. E sarà bene che il ministro se ne faccia subito una ragione…».