“Intervista” Epifani: «Siamo all´emergenza»

30/06/2003

29 GIUGNO 2003

 
 
Pagina 9 – Economia
 
 
L´INTERVISTA

    Epifani: "Siamo all´emergenza
    Berlusconi fermati e rifletti"
          l´unità C´è una costante che unisce i sindacati: hanno sempre respinto insieme ogni tentativo di metter mano alla previdenza per far cassa
          la finanziaria Il Dpef è già slittato e la Finanziaria potrebbe essere blindata. Ciò lascia intendere che non ci sarà possibilità di confronto
          la protesta La protesta del pubblico impiego è una delle spie dell´allarme sociale. Si sta creando una miscela pericolosa che mi fa parlare di avventurismo
          la riforma Se il governo dovesse ,decidere un intervento pesante sul Welfare sarebbe la conferma del fallimento della politica di questi due anni

          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – Caro Berlusconi, il mio consiglio è di fermarti e di riflettere, non sai che cosa stai facendo e a quali rischi e contraddizioni stai andando incontro.
          Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, dà l´altolà al premier. Prima che sia troppo tardi.
          Epifani, da un lato c´è la drammatica perdita del potere d´acquisto dei lavoratori dipendenti, dall´altro la tentazione di un taglio radicale al sistema previdenziale e alle pensioni di anzianità. Non deve essere un momento facile per il sindacato, che rappresenta lavoratori e pensionati, le categorie nel mirino…
          «Il quadro che si sta profilando purtroppo conferma quello che da tempo sosteniamo: nell´azione del governo non è ravvisabile né una politica di sviluppo, né una scelta di coesione sociale. Non c´è politica di sviluppo perché, anche a causa degli errori di questo governo, il Paese sta attraversando forse la fase congiunturale più negativa da decenni. E non c´è coesione perché tutti gli indicatori ci dicono che sono in aumento le aree di povertà e di esclusione sociale».
          Venerdì scorso avete portato in piazza i dipendenti del pubblico impiego senza contratto, sottolineando che il governo si sottrae agli impegni presi. Ma lei, Pezzotta e Angeletti avete fatto un passaggio importante anche sulle pensioni. State per mobilitarvi anche qui?
          «Lo sciopero del pubblico impiego è una delle spie dell´emergenza sociale. Ma tutti questi ripetuti segnali di un intervento pesante sul sistema previdenziale potrebbero portare a un´escalation della protesta. Il combinato disposto tra perdita di potere d´acquisto e rischio di taglio alle pensioni forma una miscela pericolosa, che mi fa parlare di avventurismo politico. Da parte mia credo sia corretto dire al governo di fermarsi e riflettere».
          Epifani, si fa strada l´ipotesi di un intervento sulle pensione paragonabile a quello che il primo governo Berlusconi tentò di attuare nel ’94. È anche la sua sensazione?
          «Il governo non può non vedere che se dovesse decidere un intervento pesante sul welfare e, in particolare, sulla spesa previdenziale, questa sarebbe la conferma che siamo in presenza di un totale fallimento della politica di bilancio di questi due anni, nonché di un buco grave nei conti. Fare pagare ai lavoratori e ai pensionati il costo del fallimento dell´azione di governo sarebbe, anche dal punto di vista dell´etica della responsabilità pubblica, assolutamente inaccettabile. Tra breve, poi, l´Italia assumerà la presidenza del semestre europeo. Come vuole affrontare Berlusconi questa sfida? Con una situazione di disagio sociale crescente?».
          Secondo lei, tutta la maggioranza ha fatto sua la scelta di un taglio alle pensioni di anzianità?
          «C´è una situazione molto strana. Noi siamo fermi all´incontro con il ministro Maroni sulla delega previdenziale. Ci disse che ci avrebbe convocato per risponderci sulle nostre proposte. Questo accadeva due mesi fa. Nel frattempo, giorno dopo giorno, continuano a rincorrersi prese di posizione a favore di un intervento sulle pensioni di altro segno, nell´ambito di un quadro di grande difficoltà di bilancio. Noi, ovviamente, auspichiamo che nella maggioranza prevalgano le voci più attente a non caricare su lavoratori e pensionati gli errori del governo».
          Conferma che i sindacati sulle pensioni sono uniti?
          «C´è una costante che unisce i sindacati, il fatto cioè che qualunque intervento sulle pensioni per motivi di cassa l´hanno sempre respinto senza esitazioni».
          Non le pare eccessiva l´ipotesi di un´abolizione delle pensioni di anzianità a partire dal 2008, come propone Tremonti?
          «Osservo che un meccanismo di quel tipo vorrebbe dire che, da subito, per tre anni non ci sarebbe più in Italia la possibilità di andare in pensione di anzianità. Bisogna che il governo dica presto al Paese che cosa intende fare».
          Lei crede che in questo modo si aprirebbero spazi per il dialogo con le parti sociali?
          «In verità, siamo in una situazione molto strana. Il Dpef è già slittato al 15 luglio e nel frattempo si fa sapere che la Finanziaria potrebbe essere blindata. Questo lascerebbe intendere che non ci sarà possibilità di confronto né con le parti sociali né con il Parlamento».
          Il governo, tuttavia, si accredita di importanti risultati sul fronte occupazionale. L´aumento dei posti di lavoro non è un punto a suo favore?
          «Il Paese sta affrontato un sensibile rallentamento economico. I dati sulla nuova occupazione non devono trarre in inganno: derivano in gran parte dalla regolarizzazione degli immigrati nel settore dei servizi. Lo dimostra il fatto che aumenta nel Paese il ricorso alla cassa integrazione. Ora, in una situazione come questa, qualsiasi intervento di riforma previdenziale, tanto più in assenza di nuovi ammortizzatori, riduce le garanzie per i lavoratori e la flessibilità per le aziende. Vedo molta improvvisazione e approssimazione e tutte le contraddizioni in cui il governo si sta cacciando».
          Si riferisce al fatto che le pensioni di anzianità sono spesso servite da ammortizzatore sociale?
          «Certamente. Come tutti gli imprenditori sanno. Il governo vorrebbe introdurre elementi di rigidità che vanno nella direzione opposta rispetto a ciò che gli industriali chiedono».
          Adesso, per di più, si trova a dover pensare a nuovi interventi e ammortizzatori per fare fronte ai tagli occupazionali della Fiat…
          «La crisi industriale è generalizzata. I settori in difficoltà sono numerosi: penso alla chimica, all´oreficeria, al settore carta, al turismo, al commercio. Quanto alla Fiat, noi avevamo detto che il vecchio piano non era in grado di fare uscire l´azienda dalle sue difficoltà. Ora il gruppo torinese si trova un po´ all´ultima spiaggia. Io non sono per il tanto peggio tanto meglio, ma neppure questo piano mi pare all´altezza. Manca, infatti, la cosa più importante: un´accelerazione dell´uscita dei nuovi modelli, in particolare la nuova Punto e la nuova berlina di qualità. Mi sarei aspettato un maggiore coraggio negli investimenti. Ora non possiamo fare altro che incrociare le dita».