“Intervista” Epifani: si cambi linea o sulle pensioni non trattiamo

07/03/2007
    mercoledì 7 marzo 2007

    Pagina 15 – Economia

      L´Intervista

        Il leader Cgil Epifani: nessun margine se conferma ritocco dei coefficienti e innalzamento dell´età

          "Padoa-Schioppa cambi linea
          o sulle pensioni non trattiamo"

            ROBERTO MANIA

            ROMA – Nessun accordo sulle pensioni se non cambia la linea di Padoa-Schioppa. «Certe cose – dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani – è meglio dirsele prima». E con tempismo, a pochi giorni dal possibile avvio del negoziato a Palazzo Chigi, il leader sindacale consiglia il governo di non annunciare «tesoretti» da dividere grazie al buon andamento delle entrate perché è meglio «non improvvisare» e fare bene i conti per «non dover riprendersi con una mano quello che si è dato con l´altra». Epifani pensa al recente precedente: al combinato effetto tra la riduzione dell´Irpef nazionale e l´aumento delle addizionali a livello locale. Pensa al taglio del cuneo fiscale ottenuto dagli industriali e al poco che è finito nelle tasche dei lavoratori a reddito basso e con figli a carico. Dice anche no allo sgravio sull´Ici se concepito come l´asse centrale di una politica per la famiglia. E no pure all´adozione di "maggioranze variabili" in Parlamento sui temi economici e sociali, a cominciare proprio dalla previdenza: «Le aule parlamentari non si possono trasformare in un grande tavolo dei Volenterosi e poi è il governo la controparte del sindacato. Infine, noi non potremmo mai scioperare contro il Parlamento».

            La Cgil passa all´opposizione del governo Prodi? Il suo è un ultimatum?

              «Non sono questi i termini del problema. Abbiamo sempre pensato di dovere coniugare l´interesse generale con quelli del mondo del lavoro dipendente e dei pensionati. Due categorie che hanno investito molto nelle scelte programmatiche di questo governo. La crisi non è stata capita e ha provocato una rabbia profonda tra le persone che rappresentiamo. Penso che il governo farebbe bene ad ascoltare le loro ragioni. Non esistono ultimatum, ma è arrivato il momento di dare alcune risposte».

              La maggior parte dei lavoratori dipendenti è rimasta a bocca asciutta dopo la Finanziaria e i ritocchi dell´Irpef a livello locale. Teme che lo schema possa ripetersi con il cosiddetto "dividendo" per il 2007? Prodi ha parlato di sgravi Ici e di estensione degli assegni familiari.

                «Queste dichiarazioni del presidente del Consiglio, queste voci che si rincorrono sull´utilizzo delle risorse che si sarebbero liberate grazie al miglioramento dei conti pubblici, sono un ulteriore motivo che mi spinge a chiedere di avviare al più presto il confronto con il governo. La crisi ha rallentato i tempi, ma il dopo-crisi si mantiene troppo confuso: si parla di tutto, fuorché dei temi che si era stabilito di affrontare a Palazzo Chigi, e cioè sviluppo, riforma delle pubbliche amministrazioni e del welfare, mercato del lavoro e precarietà. Sento parlare di ipotesi sulle pensioni, di "tesoretti" che appaiono e scompaiono e di come distribuire queste risorse. Tutto questo non mi convince e non va bene».

                Perché non va bene? Il governo non può decidere senza di voi?

                  «Se si crede veramente alla concertazione il governo deve dire innanzitutto qual è con esattezza l´ammontare del surplus disponibile e aprire un confronto con le parti sociali, a partire dal sindacato. Lo dico perché non sarebbe accettabile che prima si dà e poi si riprende. Serve un quadro organico. Non vorremmo assistere al film già visto con la Finanziaria nel quale al centro si riduce l´Irpef e in periferia si aumenta. Sulle partite fiscali, Comuni e Regioni devono essere coinvolti fin dall´inizio».

                  A suo avviso il governo sta improvvisando?

                    «Il governo sembra rispondere essenzialmente alle spinte tattiche del momento. Invece – se posso dare un consiglio – dovrebbe agire come se avesse di fronte un´intera legislatura».

                    È contrario agli sgravi sull´Ici annunciati da Prodi?

                      «L´Ici è una piccola patrimoniale. Si può intervenire sull´Ici, ma dopo aver fatto altre cose. Non mi convince l´idea di aiutare le famiglie attraverso l´Ici. Le famiglie si aiutano nei modi propri. E poi non può sfuggire il fatto che se non si mette un limite di reddito anche il miliardario avrebbe un vantaggio. Onestamente mi sembrerebbe un´operazione priva di senso. Piuttosto: perché non si parla mai di restituzione del drenaggio fiscale? Perché non si pensa ad aumentare le detrazioni a favore del lavoro dipendente? E le pensioni basse? Le risorse per i non autosufficienti? Ci sono poi gli ammortizzatori sociali e un quadro ancora nebuloso sui contratti pubblici. Sono queste le priorità che se non affrontate adeguatamente possono portate ad un inasprimento dei rapporti con il governo, fermo restando che una quota del surplus deve essere destinata agli investimenti».

                      Sulle pensioni potreste accettare di fissare l´età minima a 58 anni?

                        «Sulla previdenza è bene essere chiari e molto espliciti. Il ministro dell´Economia è andato a Bruxelles è ha detto che si toccano i coefficienti di trasformazione e che si interviene sull´età. Insomma ha detto che tutti i risparmi attesi saranno confermati. Bene: se si mantiene questa linea, i margini di trattativa con noi, nella sostanza, non ci sono. Questo è il punto di fronte al quale è il governo. Delle due l´una: o si sceglie di fare con noi una trattativa vera e allora il governo deve cambiare impostazione, oppure diventa difficile fare un accordo».

                        Cosa propone per ottenere gli stessi risparmi indicati dal ministo?

                          «Per ora dico quali sono le condizioni per il negoziato».