“Intervista” Epifani: Senza senso i tavoli sulla finanziaria

21/07/2003

lunedì 21 luglio 2003 
 
Pagina 19 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Epifani: il governo vuole solo prendere tempo ed evitare conflitti durante il semestre europeo
"Berlusconi e i suoi sono alla deriva senza senso i tavoli sulla finanziaria"
          Siamo pronti alla mobilitazione: molto dipende da quello che decideranno a Palazzo Chigi
          Le pensioni? Sarebbe serio fare una verifica della riforma Dini a dieci anni dal suo varo, nel 2005

          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – «I tavoli di confronto che ci ha proposto il governo? Una sciocchezza, un modo per fuggire, per prendere altro tempo, per evitare il conflitto sociale durante il nostro semestre europeo. Fino ad arrivare al paradosso della richiesta, avanzata dallo stesso premier, di scrivere la Finanziaria a quattro mani con le parti sociali, una cosa mai vista prima». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a quei «tavoli» – che tra l´altro dividono anche la maggioranza – è pressochè indifferente.
          Epifani, le vicende della cabina di regia e del Dpef hanno dimostrato che la maggioranza non è più coesa come quando si è insediata. Ogni misura è motivo di litigio interno. L´Udc ha addirittura fatto partire il timer del tutti a casa. Come farete a dialogare in una situazione come questa?
          «Il governo sembra una nave senza nocchiero, senza vento nelle vele e con un equipaggio diviso e pronto ad ammutinarsi. Purtroppo rischia di trasferire questa metafora al Paese, dove l´assenza di vento è data dal rallentamento della produzione, dei consumi, degli investimenti. Le previsioni, poi, non possono essere buone. Il calo degli ordinativi e, in particolare, il rallentamento della produzione di beni intermedi dicono, prima di altri indicatori, che le difficoltà dell´economia non si risolveranno molto presto».
          Nel frattempo, le forze della coalizione sollecitano l´avvio dei tavoli, in particolare quello del Welfare. Non si capisce, però, se a questo tavolo si parlerà soltanto di assegni per chi fa figli e aiuti agli anziani non autosufficienti, come vuole Maroni, oppure anche di pensioni, come chiedono Forza Italia e An. Lei che idea si è fatto?
          «Che sono cose che servono al governo per prendere tempo e passare il semestre europeo senza conflittualità. I tavoli mi sembrano fatti di proposte senza senso, senza costrutto, che non portano da nessuna parte. Siamo ancora nella fase estiva».
          Ma se la prossima settimana Maroni vi convoca, voi ci andate?
          «Lo decideremo, ma per noi tavoli così non hanno alcun senso. È ignota la direzione, il percorso. È il governo che deve dire che cosa vuole fare, quale politica di bilancio intende adottare. E qui si aprono due sole strade».
          Quali?
          «Il governo ha due possibilità. La prima è fare i conti con la realtà nuda e cruda, ammettere i suoi errori, perché in questi due anni ha soltanto sprecato risorse, senza alcun ritorno. Ha fatto una politica fiscale totalmente sbagliata: una delega senza coperture, l´abolizione dell´imposta di successione, finanziamenti a pioggia con la Tremonti bis. Adesso deve fare esattamente il contrario, cambiare rotta, di fronte a un Paese che non cresce. L´altra strada è continuare in questo modo».
          Non le sembra improbabile che Berlusconi ammetta qualche errore?
          «Allora il sindacato non deve farsi trascinare in questa logica,su un percorso che non ha senso e non ha sbocchi».
          Tremonti, tuttavia, ha dichiarato che il patto tra le parti sociali contro il declino e per la competitività è intelligente e va finanziato in maniera intelligente…
          «Il modo intelligente per finanziarlo c´è: orientare le risorse pubbliche su quei quattro obiettivi che abbiamo indicato, ovvero ricerca e innovazione, formazione, infrastrutture. Come? Ripristinando l´imposta di successione e abbandonando il secondo modulo di riduzione delle tasse contenuto nella riforma fiscale».
          In verità si delinea un altro tipo di finanziamento, uno scambio che il governo chiama nuovo patto sociale: quello che sostiene lo sviluppo attraverso il taglio delle pensioni di anzianità e della sanità. Non è così?
          «Il governo non troverà nessuno disposto a firmare un patto come questo. Non solo la Cgil. Sarebbe un patto contrassegnato da un´iniquità evidente. La spesa sociale non solo non può essere ridotta, ma deve essere rilanciata e riqualificata».
          È questa l´inversione di marcia che chiede a un governo di centrodestra?
          «Che sia di destra o di sinistra un governo deve fare i conti con la realtà. Il ministro Tremonti che fino a un anno e mezzo fa diceva che eravamo vicini a un miracolo economico non può ora dire che se le cose vanno male è colpa della Cina e delle regole del Wto. Così è troppo comodo ed è un´analisi non vera. La clausola sociale è sempre stata una richiesta del sindacato. Ora lui la tira in ballo in un maniera sbagliata. La crisi della Fiat con la Cina non c´entra nulla. La conversione di Tremonti al credo no-global è molto sospetta e nasconde la pretesa di non voler ammettere i propri errori».
          Epifani, torniamo alle pensioni. L´indagine Eurisko, pubblicata ieri da Repubblica, dice che due italiani su tre pensano sia necessaria una riforma soft. Però pochi sono d´accordo con l´ipotesi di innalzamento dell´età pensionabile per l´anzianità. Qual è il suo giudizio?
          «Io dico che tutta questa campagna di martellamento sulle pensioni ha aperto una fase di insicurezza. Per cui la gente pensa che alla fine la cosa migliore sia quella di tenersi strette le riforme così come sono. Tra l´altro, se si vanno a vedere le 50mila pensioni di anzianità del 2003, scopriamo che 40mila sono dovute alla scelta delle aziende di mettere fuori i dipendenti più anziani, non a una decisione dei lavoratori».
          Tremonti ha detto esplicitamente che la delega previdenziale non basta e che ci vuole una riforma, non per fare cassa, ma con l´orizzonte lungo del patto tra generazioni. Si aspetta qualcosa?
          «Le sue sono tutte scuse. Per com´è nata l´idea della riforma non c´è ombra di dubbio che serva a fare cassa. Se non credono nell´efficacia della Dini, allora perché non propongono di fare una verifica a dieci anni dal suo varo, come prevedeva stessa legge, ovvero nel 2005? Questa sì che sarebbe una cosa seria e fuori da ogni logica di cassa».
          Epifani, che cosa succederà a settembre?
          «Noi, di fronte alla situazione che ho detto, ci teniamo pronti alla mobilitazione. Molto dipende da quello che deciderà il governo».