“Intervista” Epifani: «Rifondazione si fermi un attimo»

13/07/2007
    venerdì 13 luglio 2007

    Pagina 7 – Economia

      Il leader della Cgil a "Repubblica Tv": anche imprese e banche sono contrarie allo scalone, impedisce il ricambio

        "Rifondazione si fermi un attimo"

          Epifani: con un clima più sereno l´accordo è possibile

            EDOARDO BUFFONI

            ROMA – «L´accordo sulle pensioni si può fare, noi della Cgil lo vogliamo fare, ma è tutto nelle mani di Prodi. Aspettiamo da giorni la sua proposta. E sulla trattativa, invito Rifondazione Comunista a fermarsi un attimo, c´è bisogno di un clima più sereno». Il segretario generale Cgil, parla a Repubblica Tv, in uno dei momenti più delicati della vicenda-pensioni

            Epifani, a che punto siamo con la trattativa?

              «Di fatto, siamo fermi da giorni e giorni. In attesa che Prodi faccia il suo passo. Il presidente del Consiglio ha detto che si assumeva la responsabilità di fare una proposta, e ora dipende tutto da lui. Se vuol fare davvero l´accordo sulle pensioni, può darsi che lo si riesca a fare prima della pausa estiva».

              Cosa impedisce di trovare un accordo?

                «Prima di tutto il metodo: questa trattativa viene condotta in modo convulso, viene fatta sui giornali, con un continuo susseguirsi di proposte senza fondamento economico. Io ricordo la vecchia trattativa fatta con Dini: lavorammo per due mesi vedendoci tre volte alla settimana in un luogo riservato. Solo così si arriva a risultati concreti».

                La Cgil non sente l´interferenza della sinistra radicale in una trattativa che dovrebbe essere solo tra voi, il governo e la Confindustria?

                  «Io ho chiesto a tutti i partiti di fare un passo indietro in questa fase delicata. Rifondazione ci ha chiesto un incontro, per una questione di cortesia lo abbiamo fatto. Certo, la loro è un´attività molto intensa in questa fase…»

                  Ma vi sentite "scavalcati" a sinistra?

                    «Prima Rifondazione ha detto: per noi va bene ciò che fa il sindacato, poi a un certo punto ha cambiato idea. Adesso spero che sia tornata all´idea originale. Il mio invito a Rifondazione è di fermarsi un attimo, perché se dobbiamo provare a fare l´accordo, ci vuole un quadro più rasserenante».

                    «Nel merito, che soluzione siete disposti ad accettare sull´età pensionabile?

                      «Ci sono due strade per arrivare a un compromesso intelligente. La prima è quella degli incentivi, ma incentivi veri, senza la tagliola di un altro scalone in futuro, altrimenti nessuno si fermerà a lavorare più anni. La seconda è l´innalzamento graduale dell´età della pensione. Con quali tempi e con quali limiti, è materia di discussione. Noi siamo pronti a trattare, conti alla mano e senza spirito di corporazione. Tanto più che le imprese la pensano come noi».

                      Ne è sicuro? Le imprese sono contro lo scalone?

                        «Non faccio che incontrare industriali, banchieri, piccoli e grandi, che mi dicono: tenete duro, avete ragione voi. Perché, come dice anche Walter Veltroni, quando c´è una crisi o il dipendente arriva a 50 anni, le imprese preferiscono mandarlo via e sostituirlo con un giovane magari precario per risparmiare sui costi. Lo scalone in molti casi impedirebbe questo ricambio. Ma Confindustria non può dire una cosa e le imprese fare il contrario. Non è onesto».

                        Lei ha citato la lettera di Veltroni a "Repubblica". In quella lettera c´è l´idea di un patto tra le generazioni. Che ne pensa?

                          «Noi condividiamo le proposte di Veltroni, sono già nell´idea di solidarietà che ha il sindacato, di equità tra le generazioni, tra i giovani e i lavoratori che stanno per andare in pensione. C´è però anche il tema dell´equità dentro la stessa generazione. Perché magistrati e diplomatici devono avere un trattamento pensionistico migliore degli altri lavoratori? Perché le pensioni dei dirigenti d´azienda devono gravare sui conti dell´Inps? E chi le paga? Il fondo dei precari e dei parasubordinati».

                          All´accusa di corporativismo cosa risponde?

                            «Per noi la lotta alla precarietà dei giovani è una costante degli ultimi anni: legge 30, contratti atipici, coefficienti. E lo dimostra il fatto che tutti i nuovi iscritti alla Cgil sono giovani, altro che pensionati. Il corporativismo può nascere in quelle categorie, penso agli operai, a cui non viene riconosciuto più un valore sociale».

                            Quello degli operai è un lavoro usurante? Nel loro caso si può alzare l´età della pensione?

                              «Dipende dai casi. Ci sono operai che possono benissimo continuare dopo i 57 anni. Altri no, come una donna che ho conosciuto alle carrozzerie di Mirafiori, che non ce la fa più. Io fisso due criteri: non va alzata l´età della pensione a chi fa un lavoro vincolato, tipo catena di montaggio, e a chi fa sistematicamente il turno di notte. Quanti siano questi lavoratori lo stiamo calcolando in questi giorni».

                              E le donne? Rutelli ha proposto l´innalzamento a 65 anni insieme agli uomini.

                                «Tempo fa ero d´accordo, poi ho cambiato idea. Le donne vanno in pensione con meno anni di contribuzione e stipendi minori degli uomini. Questa è la vera disuguaglianza. Innalzare ora l´età pensionabile mi sembra una cattiveria inutile».

                                Faccia un pronostico: l´accordo si farà?

                                  «La Cgil ha chiaro in mente cosa vuole. Io voglio fare questo accordo, perché un sindacato che non fa l´accordo è un sindacato che perde».