“Intervista” Epifani: «Rifondazione, attenta!»

06/07/2007
    venerdì 6 luglio 2007

    Pagina 5 - Primo Piano

      Intervista
      Guglielmo Epifani, segretario della Cgil

        La stretta sullo scalone

          «Rifondazione attenta
          è in gioco il governo»

          «Prodi di decida, l’economia è compito della politica non dei tecnici»

            Riccardo Barenghi

            Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha appena finito di ascoltare Romano Prodi annunciare in televisione che «è doveroso abolire lo scalone». E’ soddisfatto ma prudente: «Bene. Adesso però il premier sia conseguente con quello che ha appena detto e prenda in mano la trattativa. Noi aspettiamo ancora una proposta del governo. Che deve arrivare presto, altrimenti si finisce a settembre, quando la situazione politica rischia di essere ancora più confusa di oggi».

            E voi quale proposta vorreste che arrivasse da Prodi?

              «La nostra, che poi è quella che ha fatto sua anche il ministro Damiano. Ossia niente scalone, pensione a 58 anni nel 2008, incentivi per chi vuole restare al lavoro e verifica dopo tre anni. Ma con un’avvertenza: il governo non pensi che l’abolizione dello scalone si possa fare a costo zero, non può mantenere le stesse risorse. Su questo voglio essere molto chiaro».

              Ci sono però anche altre due ipotesi in campo: una è il rinvio di un anno e l’altra è quella che innalza l’età ma salvaguardando i lavori usuranti.

                «La prima può essere solo una soluzione di necessità perché metterebbe a riparo il governo. Ma non è la soluzione, rinviare di un anno aumenterebbe solo l’incertezza tra i lavoratori che aspettano la pensione negli anni successivi. E già ce n’è troppa in giro di incertezza, lo vedo dalle migliaia di lettere ed e-mail che ci arrivano. L’altra è più complessa, prevede che coloro che fanno lavori faticosi nei diversi settori di attività (che non sono solo gli operai come dice Rifondazione, ma anche quelli dei call center) possano andare in pensione a 57 anni, mentre per gli altri l’eta si innalzerebbe gradualmente. Ma certo non fino alla soglia indicata dal governo, ossia i 62 anni. Noi comunque puntiamo sulla nostra, niente scalone e incentivi per chi vuole restare al lavoro di più».

                Però questa vostra proposta già è stata bocciata, anche con una certa energia, sia dall’interno della Cgil (la Fiom), sia da una parte della maggioranza. Rifondazione e alcuni deputati riformisti si sono schierati contro per ragioni ovviamente opposte.

                  «Vedo tutte le difficoltà della trattativa, la situazione è molto confusa, tocca al governo dimostrare di volere l’accordo. Noi siamo pronti. Ma se – e sottolineo se – arriveremo a un’ipotesi che ci convince, cercheremo di ottenere il consenso più ampio nella Cgil, di convincere tutti. In ogni caso andremo avanti anche a maggioranza».

                  E invece cosa replica alle due anime dell’Unione che annunciano battaglia?

                    «Dico che noi rispondiamo dell’accordo, nel caso riuscissimo a farlo. Quello che succederà poi in Parlamento tocca alle forze politiche deciderlo. Io dico solo che la posta in gioco non è uno spostamento più a destra o più a sinistra del governo, ma il governo stesso. E se cade, una delle conseguenze è che i lavoratori si tengono lo scalone. Penso allora che bisogna abbassare i toni e usare di più la testa, avere senso della misura. A Dini ricordo che lui negoziò con noi per due mesi ma alla fine l’accordo lo facemmo».

                    E a Rifondazione cosa dice?

                      «E’ un partito che ha per fortuna un’anima molto sensibile ai temi sociali. Ma a volte prende posizioni troppo radicali e settoriali, che alla lunga creano un problema».

                      Ma il sindacato lo vuole o non lo vuole l’accordo?

                        «Certo che lo vogliamo, io scommetto sull’accordo perché voglio abolire lo scalone. E perché ci sono altre questioni sul tappeto che possono andare a vantaggio di lavoratori e pensionati. E non posso permettere che qualcuno dei nostri iscritti pensi che non abbia fatto di tutto per raggiungere questi risultati».

                        Senta, Epifani, nel caso il ministro Padoa-Schioppa dovesse assumere un incarico importante al Fondo monetario internazionale, non sarebbe l’occasione giusta per un rimpasto di governo così da nominare all’Economia un ministro «politico»?

                          «Ho stima del ministro anche se con lui abbiamo passato fasi molti difficili, confronti duri. Ma è il governo che deve esprimersi, quindi per questo insisto che sia Prodi a scendere in campo direttamente. Dopo di che io penso da molto tempo – come si vede in tutta Europa – che il governo dell’economia sia un compito della politica e non della tecnica».