“Intervista” Epifani: “Ricatto irresponsabile Berlusconi è in difficoltà”

18/03/2002


LUNEDÌ, 18 MARZO 2002
 
Pagina 4 – Economia
 
Il vice di Cofferati contro l´ipotesi di innalzare l´età pensionabile a 65 anni
 
Epifani: "Ricatto irresponsabile Berlusconi è in difficoltà"
 
Il numero due Cgil: "Il premier vuole dividere il paese"
 
 
 
"La strategia del governo sarà sconfitta: non si potranno ignorare lo sciopero generale e le proteste della piazza"
 
LUISA GRION

ROMA – E´ un «ricatto da irresponsabili». Una minaccia che rischia di infuocare ancora di più un clima sociale già molto teso, ma che allo stesso tempo tradisce anche la debolezza di chi la lancia. Così Guglielmo Epifani, vice segretario della Cgil, commenta la frase buttata lì dal premier che fa capire sullo sfondo la possibilità di innalzare per tutti l´età pensionabile ai 65 anni. «Berlusconi dice questo perché, anche se si ostina a non riconoscere il peso delle associazioni e delle forze di vario genere che si oppongono alla sue scelte, comincia a percepire attorno a sé la riduzione di consensi. E la teme. Ma è chiaro che l´idea di innalzare per tutti, subito l´età pensionabile è un´ ipotesi priva di senso»
Perché? In fondo la Ue, a Barcellona, ha appena chiesto di allungare i tempi dell´età lavorativa media.
«Non è così, anzi il documento firmato al vertice, su questo punto è molto ambiguo. Non dice a chi siano riferiti quei 63 anni, non specifica se si parla di età di pensionamento effettivo o di limite per l´assegno di vecchiaia. E comunque sia la riforma Dini già risponde a questa richiesta. Già oggi noi applicando il limite dei 65 anni per gli uomini e dei 60 per le donne, siamo nella media chiesta dall´Europa. Barcellona non ha dato alcuna nuova indicazione. Resta il ricatto di Berlusconi, ma quello mi sembra più che altro un rilancio per difendersi»
A dire il vero il premier ha appena detto di non aver paura della piazza…
«Non ha solo la piazza davanti, anche se di sicuro teme la manifestazione e lo sciopero che faremo. Chi gli si è contrapposto lo ha fatto con tempi e modi diversi, è vero, ma ormai il governo ha di fronte a sé diverse forze che, per ragioni di merito, contrastano le sue scelte. E l´opposizione non arriva solo dal sindacato confederale, ma anche da alcune significative componenti del mondo imprenditoriale, penso alla Confcommercio. Per non parlare dell´Ugl che di sicuro non esprime l´opposizione politica»
Lei parla di ricatto irresponsabile, ma in realtà sembra non prendere sul serio questa mezza proposta sulle pensioni
«Non mi permetto di fare questo. Chi un anno fa aveva previsto un asse fra la maggioranza e Confindustria per esprimere una politica di interessi congiunti, aveva visto giusto e ciò dimostra che nulla ormai si può prendere alla leggera. Faccio però notare che le argomentazioni usate da questo governo per spiegare scelte e comportamenti sono sempre difensive e strumentali e ciò tradisce debolezza da parte di chi le esprime»
Sono debolezze che però fino ad ora però hanno trovato consensi
«Ma la novità, ora , è proprio che questi consensi stanno scemando. Noi prima di altri abbiamo capito che qui non si puntava a nuovi diritti e alle regole unitarie, ma che l´obiettivo del disegno di governo era la pura e semplice deregolamentazione. Ora la coscienza si sta allargando».
A cosa sarebbe dovuto questo allargamento?
«Al fatto che è venuta alla luce la strategia usata da questo esecutivo capace di lavorare solo per divisioni a discapito dello sviluppo del paese»
Si spieghi
«L´esecutivo cerca di costituire blocchi sociali costruiti su interessi precisi, ma in realtà punta a frammentare l´universo dei cittadini. E la regola del dividi e impera applicata, per esempio, al tentativo di separare sul trattamento dell´articolo 18 il Nord dal Sud o i giovani dai vecchi, come se la modifica delle regole sul licenziamento non riguardasse poi tutti e due. O nella politica per l´emersione, le imprese che hanno sempre seguito le regole da quelle che le hanno ignorate. Altra divisione tentata, quella nel trattamento di aziende sopra o sotto i 15 dipendenti. O ancor nelle politiche fiscali, quella dei vantaggi riconosciuti a chi supera i 150 milioni di reddito e a chi non arriva a venti, rispetto a tutti quelli – la maggioranza – che stanno nel mezzo di questo intervallo. Ora si è capito che queste divisioni nel medio lungo periodo danneggiano il sistema paese. Non si potrà far finta di ignorare lo sciopero generale e una protesta come quella del 23 marzo»