“Intervista” Epifani: «Produttività, trattiamo…»

25/01/2007
    giovedì 25 gennaio 2007

    Pagina 4 – In primo piano

    Riforme e Welfare
    Parla il segretario della Cgil

      «Produttività, trattiamo
      ma l’orario resti fuori»

        Epifani: prelievo
        sulle stock option
        per le pensioni
        dei manager

          di Giorgio Pogliotti

            Una stock option di un supermanager può valere come l’intera vita lavorativa di 30 persone.Per questo Guglielmo Epifani propone un contributo straordinario per alimentare il fondo pensioni dei dirigenti. «È assurdo —è la provocazione del segretario generale Cgil —che sia il fondo dei precari a pagare le pensioni dei manager». Poi, in tema di pensioni, punta sull’abolizione dello scalone della legge Maroni (che dal 2008 porta da 57 a 60 anni l’età pensionabile) e avverte Rifondazione: «Il diritto di veto questa volta è appannaggio dell’ala moderata del Governo, basta un minimo di dissenso e tutto resta così come è».E lancia un messaggio a Confindustria: siamo disponibili a trattare sulla produttività, purché non si discuta di orari.

              Come giudica la dichiarazione del commissario europeo Joaquín Almunia sulla riforma delle pensioni che può slittare al 2011?

                Finalmente Almunia riconosce che i conti pubblici italiani sono a posto e accenna a politiche di gradualità per la previdenza. È un Almunia diverso. Ne prendo atto con piacere.

                  Ma Almunia chiede anche di applicare i coefficienti della Dini.

                    La Ue ha sbagliato a dare credito agli annunci del Governo precedente che aveva detto di aver calcolato la revisione dei coefficienti, senza alcun atto amministrativo per renderli esigibili. Ha gabbato la Commissione europea. E ha sbagliato anche l’attuale Governo a trasmettere a Bruxelles le stesse tabelle.

                      Ma è la stessa riforma Dinia prevedere quell’aggiornamento.

                        Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che nell’equilibrio della Dini la questione dei coefficienti, pur senza automatismi, ha una sua forza e una sua logica. In dieci anni il Paese è cresciuto al di sotto delle aspettative,mentre l’età della vita è aumentata oltre ogni previsione: il combinato disposto di questi due aspetti fa diminuire i coefficienti. Di qui a trenta anni la copertura previdenziale per i giovani che andranno in pensione scenderà sotto il 50% della retribuzione. Si può tollerare questa situazione?

                          Il ministro Amato propone di alzare le pensioni più basse con una modulazione differenziata dei coefficienti a seconda del reddito. Come valuta questa proposta?

                            Amato fa un ragionamento condivisibile quando dice: non trasformiamo la previdenza pubblica in un semplice meccanismo matematico. Serve solidarietà per giustificare il ruolo pubblico della previdenza. È una prima risposta al problema della previdenza futura dei giovani. Credo però che la soluzione finale è da trovare nella trattativa.

                              Voi sindacati avete già una posizione unitaria?

                                Stiamo lavorando a un documento che sarà pronto tra qualche giorno. Intendiamo occuparci dei problemi che la riforma Dini ha lasciato irrisolti. Penso alla previdenza integrativa dei pubblici, ai lavori discontinui, alla previdenza per i parasubordinati, ai lavori usuranti. Nel confronto terremo le nostre posizioni sul superamento dello scalone e contro l’aggiornamento dei coefficienti.

                                  Nella riforma del Tfr che indicazioni darete?

                                    Che il lavoratore scelga responsabilmente, mentre vorrei fosse ridotto al minimo il silenzio assenso. Ma la scelta è una prova di maturità.

                                      Come giudica la proposta del Prc di prevedere due fasce di uscita per i lavori usurantia 57 e 55 anni?

                                        È un tema da riprendere in generale. Il problema è che il termine " usurante" è un po’ usurato, bisogna affrontare quelle condizioni di lavoro che visibilmente appaiono tali da avere diritto ad un diverso trattamento. È un problema di maturità per il sindacato, il Governo e le forze politiche: tutti avvertono un principio di giustizia, però c’è il rischio di includere anche chi non lo meriterebbe.In un Paese dei corporativismi questa è una sfida importante.

                                          Sulle pensioni c’è molta pressione politica.Memore degli scavalcamenti della sinistra radicale sulle 35 ore, se dovesse mandare un messaggio a Rifondazione, cosa direbbe?

                                            È Rifondazione a dire di non aver interesse a scavalcarci. Prendo atto di questa affermazione. Ripeto quanto ho detto pubblicamente:che servono tutti i voti della maggioranza,compreso l’ultimo seggio in bilico al Senato.Certo non sarà il centrodestra a venire in soccorso a Prodi. Il diritto di veto, paradossalmente, non lo ha la sinistra radicale, ma l’ala moderata del Governo. Basta che ci sia un minimo di dissenso e resterà il famigerato scalone. Non bisogna dare alibi a chi non vuole cambiare la legge. E ce ne sono anche all’interno della maggioranza.

                                              Che ne pensa dell’idea di fondere gli enti in una super-Inps?

                                                È una proposta della Funzione pubblica della Cgil di 15 anni fa.Ma ogni ente,solo per fare un esempio,ha una sua piattaforma informatica che non dialoga con le altre. Lavorare per le convergenze tecnologiche e organizzative in questa fase già farebbe risparmiare. Poi bisognerà separare la parte assicurativa da quella previdenziale.E va affrontato subito il tema della governance. L’attuale struttura non funziona: c’è un cda di nomina politica, un presidente che spesso litiga con il direttore generale,il consiglio di indirizzo e vigilanza che talvolta si occupa anche di gestione. Io semplificherei in modo drastico: un consiglio di indirizzo e vigilanza ridotto nei numeri e l’ad che fa la gestione.

                                                  A breve partirà il Tavolo sullo sviluppo:qual è la vostra agenda di priorità?

                                                    Il Mezzogiorno che è l’area di maggior sofferenza del Paese, pensando anche al flusso di risorse comunitarie in arrivo. Le infrastrutture,fattore importante per la produttività, e i trasporti con le ferrovie, Alitalia che sono il cuore del ritardo del Paese. Serve un’attenzione forte ai temi dell’energia che ha costi tropo alti e dell’ambiente, ormai argomento ineludibile. Poi bisogna ragionare sul rapporto tra innovazione, ricerca e impresa.

                                                      Come rispondete alle imprese che chiedono subito un confronto sulla produttività?

                                                        Se Confindustria vuole ragionare siamo disponibili, ma nonè questa la sede per fare operazioni sugli orari che è materia dei contratti aziendali e nazionali.

                                                          Perché non defiscalizzare gli straordinari in modo da recuperare reddito e Pil, favorendo l’emersione del lavoro nero?

                                                            Perché occorre confermare il principio della progressività delle imposte e l’unicità della fonte dei prelievi.Se lo straordinario è una componente del reddito, non vedo come poterlo tassare in modo diverso.

                                                              Non crede che un sostegno all’incremento della produttività possa arrivare dalla modifica della struttura contrattuale?

                                                                Dobbiamo sostenere la produttività di secondo livello, ma la modifica dei modelli va affrontata dopo, non deve esserci rapporto con i rinnovi contrattuali aperti.

                                                                  È vero che intende dichiarare guerra alle stock option?

                                                                  Il problema è che la differenza retributiva non è mai stata alta come in questi anni. Calcolando la più alta stock option assegnata ad un manager che ammonta a circa 20 milioni, essa corrisponde all’intera vita lavorativa di 30 persone con stipendi medi di circa 1.300 euro al mese, mentre la media delle stock option che è pari 5 milioni corrisponde all’intera vita lavorativa di 7 persone. L’attuale modello premia moltissimo il rendimento dei supermanger spingendoli a fare economie,tagli ed esternalizzazioni. Il risultato è che il guadagno risulta di fatto tarato sulla penalizzazione dei lavoratori.

                                                                    Dunque cosa propone?

                                                                      Il governo di centrodestra ha portato l’Inpdai,il fondo di previdenza dei dirigenti d’azienda, dentro l’Inps trasferendo il patrimonio con disavanzi di cassa pari a 1,3 1,5 miliardi ogni anno.È paradossale ma i fondi attivi, a partire da quello dei parasubordinati, pagano le pensioni dei dirigenti che mediamente superano i 50mila euro l’anno.Con la Finanziaria le stock option sono tassate, ma sui contributi non è successo niente. Delle due l’una: o mettiamo un contributo sugli assegni dei dirigenti in pensione, oppure —forse è meglio —un contributo straordinario su tutte le stock option perché oltre al fisco vadano ad alimentare il fondo pensione dei loro colleghi. È un principio diequità minimo.