“Intervista” Epifani: ora patto su welfare e pensioni

16/04/2007
    sabato 14 aprile 2007

      Pagina 2 e 3 – Primo Piano

        IL LEADER DELLA CGIL

          Epifani: bene il cambio di passo
          E ora patto su welfare e pensioni

            I CONTRATTI
            Al leader degli industriali dico:
            bisogna aiutare i consumi, se si
            vogliono vendere più macchine
            bisogna aumentare i salari

              Enrico Marro

                ROMA — Sorpreso. «Prodi ha deciso di non galleggiare e di scegliere». E sorpreso favorevolmente, «perché il presidente del Consiglio ha fatto la scelta giusta. Erano mesi che sollevavo il problema di un crescente malessere tra i lavoratori e i pensionati, insistendo perché la politica indirizzasse qui le risorse che si rendevano disponibili. Ma non avevo ottenuto risposte». Poi, ieri mattina, il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha letto la lunga lettera di Romano Prodi al Corriere e ha concluso che anche il premier si è reso conto che il malessere è reale e va affrontato: «Vedo un cambio di passo». Ma ora, aggiunge, «mi aspetto atti conseguenti». Se arriveranno, sarà possibile concludere «un grande accordo» fra governo e parti sociali, «possibilmente entro giugno», per dar vita a un Dpef e a una Finanziaria 2008 coerenti con l’intenzione di destinare i due terzi del «tesoretto» a lavoratori e pensionati.

                È rassicurato dalle parole di Prodi?

                «Le cose che ha scritto corrispondono esattamente alla scala di priorità che il sindacato ha indicato. Vedo così riemergere quell’ispirazione che si era un po’ smarrita negli ultimi mesi, quella contenuta nelle parole che Prodi disse al nostro congresso. Adesso però bisogna fare, non bastano le parole».

                Il sindacato si era preoccupato dopo che il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, aveva indicato la necessità di sostenere ancora le imprese. Prodi ha corretto la rotta?

                «In realtà Padoa-Schioppa non aveva detto esattamente questo anche se era stato interpretato così. Io credo che alle imprese bisogna dare quello che è stato deciso con la Finanziaria, cioè il taglio del cuneo fiscale, che ancora non hanno avuto perché ci sono problemi con Bruxelles. Le risorse aggiuntive, invece, bisogna destinarle innanzitutto a lavoratori e pensionati».

                Due terzi a loro e un terzo alle imprese, come dice Prodi?

                «Sì, la proporzione è corretta. Semmai si può dire che bisogna fare uno sforzo in più sugli investimenti, penso in particolare alle infrastrutture di trasporto. Si tratta di riequilibrare la crescita, finora trainata dalle esportazioni, col rilancio della domanda interna: consumi e investimenti».

                Il leader della Confindustria, Luca di Montezemolo, dice che il «tesoretto» va utilizzato per ri mettere a posto i conti e ridurre le tasse sulle imprese e sul resto dei contribuenti.

                «A Montezemolo dico che se vuole vendere più automobili in Italia, c’è bisogno che la gente abbia più reddito. Il risanamento fatto in questi mesi è clamoroso e se ora vuoi aumentare la crescita non puoi comprimere la domanda interna».

                Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha già proposto l’aumento delle pensioni basse. Per sostenere i salari, invece, che cosa proporrebbe?

                «Prodi ha finalmente detto una parola chiara: i nostri salari sono i più bassi d’Europa, tranne il Portogallo. Ci sono tre interventi possibili. Tenere bassi i prezzi e le tariffe; puntare il fisco sul lavoro dipendente, per esempio restituendo il drenaggio fiscale o aumentando le detrazioni per i dipendenti; adottare una politica contrattuale che non comprima le retribuzioni».

                Il governo ha appena concesso 101 euro di aumento ai dipendenti pubblici ma voi confermate lo sciopero ribellandovi alla riforma che lega gli aumenti al merito.

                «Non è così. Il problema è che il governo vorrebbe restringere l’area della contrattazione di secondo livello e questo non è il modo per legare gli aumenti alla produttività. Quanto al privato, non è tollerabile che il presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, definisca ridicola la richiesta di 147 euro di aumento per i metalmeccanici. Le imprese hanno recuperato ampi margini per migliorare le retribuzioni. Per questo mi aspetto che tutti i contratti vengano rinnovati rapidamente».

                Altrimenti non si farà il Patto sociale?

                «I tempi sono diversi. Si può arrivare a un accordo tra governo e parti sociali entro giugno, in tempo per il Dpef e poi per la Finanziaria. E prima che le trattative per i contratti giungano a maturazione».

                Prodi non dice quanto vale il tesoretto. Secondo lei?

                «Padoa-Schioppa ha parlato di due miliardi e mezzo: poco per intervenire sul malessere sociale. Ma aspettiamo giugno. Con la semestrale dei conti credo che avremo un surplus superiore».

                Oltre all’ostacolo risorse c’è quello delle pensioni. Riportare l’età minima da 60 anni a 57, come vuole il sindacato, non sembra possibile. Accetterete un graduale aumento dell’età?

                «È prematuro indicare quale può essere il punto di caduta perché ancora non abbiamo cominciato la trattativa vera. Mi auguro che dopo le parole di Prodi si acceleri anche su questo per riuscire a chiudere tutto entro giugno».