“Intervista” Epifani: «ora non ha più senso sfilare il 20»

12/10/2007
    venerdì 12 ottobre 2007

    Pagina 4 – Economia

      Intervista
      Guglielmo Epifani

        “Ora non ha più senso
        sfilare il 20 ottobre”

          RICCARDO BARENGHI

          ROMA
          Nel giorno del suo trionfo, Guglielmo Epifani fa fatica a contenere la soddisfazione: «Certo non ci aspettavamo un risultato del genere. Né sul piano della partecipazione al voto, oltre cinque milioni di lavoratori e pensionati. Né su quello del risultato: l’81 per cento di Sì è un fatto straordinario. Non era mai successo. Anche per questo invito la sinistra radicale a leggere bene il voto, così si rende conto di quanti, quali e dove sono i Sì: praticamente ovunque. E magari ci spiega pure qual è il senso della manifestazione del 20 ottobre: io ancora non l’ho capito».

          Ma se dal calcolo si tolgono i pensionati, i Sì scendono?

            «Scendono ma mica tanto, alla fine saranno poco meno del 70 per cento. Se si pensa che il totale dei Sì sulla riforma Dini fu il 64 per cento e votarono in 4,4 milioni… Sono numeri che parlano da soli».

            Parli pure lei, già che ci siamo: qual è la sua interpretazione di questo risultato?

              «Che nonostante il malessere, il disagio che esiste ed è forte tra tutti i lavoratori, anche tra quelli che hanno votato Sì, il segnale è una forte fiducia nel sindacato. Che vogliono unitario, autonomo e non radicale».

              Tuttavia tra i metalmeccanici e in tutto il gruppo Fiat ha prevalso il No, anche questo è un segnale.

                «Certo che lo è, e va analizzato e affrontato con molto impegno. Sui metalmeccanici in generale vorrei però dire che alla fine il No forse prevale per poche migliaia di voti, cinque o seimila. E aggiungo pure che sono stati di meno oggi che la Fiom era contraria di quanto lo fossero sulla riforma Dini, quando la Fiom era favorevole».

                Sta dicendo che la Fiom ha meno consenso e credibilità di prima? Qualcuno come Giorgio Cremaschi ha anche alluso a brogli…

                  «Io vedo i dati e li registro. Quanto a chi ha parlato di brogli, dico che si è trattato di accuse incomprensibili che peraltro si sono ritorte contro chi le ha lanciate: la gente è andata a votare in massa forse anche per questo. Dopo di che su chi prende posizioni così estreme, ne discuteremo negli organismi dirigenti».

                  Ieri lei ha incontrato Montezemolo, un incontro diciamo singolare proprio il giorno dopo il referendum e il risultato degli operai Fiat dove ha vinto il No. Non conveniva farlo in un altro momento?

                    «Si tratta di una coincidenza, ma era fissato da tempo e poi io l’ho incontrato nella sua funzione di presidente di Confindustria e non della Fiat. Comunque non abbiamo parlato del referendum, bensì del fisco e della Finanziaria. E devo dire che anche lui conviene con noi sul fatto che in Italia esista un problema salariale, strettamente legato alla questione fiscale e al rinnovo dei contratti. Conviene con noi, però poi le imprese ritardano i rinnovi e contribuiscono a far perdere potere d’acquisto ai lavoratori. Ecco perché Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di fare una grande manifestazione a Roma a novembre».

                    E invece cosa pensa del No degli operai Fiat

                      «In quel gruppo c’è un malessere ancora più forte che altrove, condizioni di lavoro troppo pesanti, ruoli gerarchici, ritmi… Bisogna che il sindacato interpreti questo disagio, sia più presente in fabbrica, più vicino a questi lavoratori. Bisogna che si diano risposte ai problemi che pongono».

                      «Senta Epifani, lei aveva firmato il Protocollo sul welfare con qualche mal di pancia. Aveva pure mandato una lettera a Prodi chiedendo modifiche: adesso che fa, le chiede quelle modifiche?

                        «Una è già stata accolta, quella sull’agricoltura. Per le altre tre aspetto di vedere la traduzione legislativa del provvedimento. Comunque qualche perfezionamento ci vuole ma va discusso con le parti sociali».

                        In altre parole, non con i partiti. Però quelli della sinistra non mollano, vogliono modifiche radicali. Lei li appoggerà?

                          «Anche qui vedremo, per esempio sui lavori usuranti e sul tempo determinato che deve finire dopo 36 mesi aspetto di capire cosa fa il governo. In ogni caso si deve partire da un dato di fatto: e cioè che la stragrande maggioranza di lavoratori e pensionati ha dato un giudizio positivo sull’accordo. Alla sinistra radicale voglio dire una cosa molto semplice: leggete bene il voto, analizzatelo, e scoprirete che il Sì ha vinto tra gli operai, nel settore pubblico, nella scuola, tra i precari, i servizi, i pensionati. Insomma ovunque. Quindi un grande riconoscimento dell’autonomia del sindacato. Che è stato oggetto di troppe incursioni in questi mesi da parte della politica».

                          Incursioni in che senso?

                            «Tentativi di condizionare il risultato, di intervenire su pezzi di rappresentanza… E invece oggi si capisce qual è l’umore profondo dei lavoratori e dei pensionati».

                            E la manifestazione del 20 ottobre?

                              «La domanda la faccio io: qual è il senso di quella manifestazione? Io già non l’avevo capito quando l’hanno convocata, l’ho giudicata sbagliata da subito. Poi via via ha cambiato diverse volte il suo segno, ma io ancora non ho capito quale sia. Forse ormai è una cosa identitaria o di protesta: ma di protesta contro chi e che cosa francamente non saprei»