“Intervista” Epifani: «Non vedo proprio iniziative che promuovano lo sviluppo»

06/09/2002



        intervista
        Roberto Ippolito


        (Del 6/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
        IL FUTURO SEGRETARIO DELLA CGIL CONTESTA LA MOSSA DELL´ESECUTIVO: ANCHE IL BLOCCO DELLE TARIFFE SI DIMOSTRERA´ INUTILE
        «Non vedo proprio iniziative che promuovano lo sviluppo»
        Epifani: l´occupazione è a rischio e il Patto per l´Italia ha avuto solo l´effetto di ridurre i diritti dei lavoratori

        ROMA

        LE critiche aumentano. «Peggio di così…» sbotta Guglielmo Epifani, dal 20 settembre promosso segretario della Cgil, al posto di Sergio Cofferati, di cui è attualmente il vice.

        Epifani, perché è così pessimista?

        «E quale altro umore dovrei avere? Per la prima volta da anni anche l´occupazione è a rischio. Finora l´aumento dei posti di lavoro è apparso possibile, ma con una crescita dell´economia forse inferiore allo 0,8% i timori per l´occupazione sono legittimi. E mi sembra che il governo di Silvio Berlusconi non si renda conto della realtà».

        Non penserà che il governo ignori i dati dell´economia?

        «A Berlusconi chiedo di fare un´operazione di verità: cioè di riconoscere qual è la situazione dell´economia e dei conti pubblici, sempre più negativi. Ha ragione il presidente Ciampi: l´attenzione per lo sviluppo dell´economia e dell´occupazione deve essere al primo posto».

        Lo sviluppo non è la bandiera di Berlusconi?

        «La Cgil non vede alcuna iniziativa concreta per stimolare lo sviluppo. Tanto è vero che l´economia va a marcia indietro. E il Patto per l´Italia presentato con tanta enfasi a luglio è inutile».

        Non è prematuro dirlo?

        «Non mi sembra che il Patto abbia favorito un nuovo clima, creando le condizioni per ridare slancio all´economia che mese dopo mese sta procedendo più lentamente. Il Patto purtroppo ha avuto solo l´effetto di ridurre i diritti dei lavoratori per i licenziamenti e di dividere i sindacati. Oggi abbiamo rapporti difficili con la Cgil e la Uil».

        Impossibile recuperare?

        «C´è stata una violazione delle regole democratiche, perché non è stato possibile far pronunciare i lavoratori sul Patto. Ma in queste ore, dopo l´incendio della sede della Cisl a Pisa, le abbiamo espresso la nostra solidarietà. La Cgil ha subito proposto alla Cisl e alla Uil lo sciopero di un´ora a Pisa per difendere la legalità e la democrazia».

        E´ l´unico punto d´incontro possibile?

        «C´è il rischio di avere un´opinione diversa per il rinnovo dei contratti. Tuttavia credo che per il pubblico impiego sia possibile una posizione unitaria: se il governo insisterà nel respingere le richieste sindacali, spero che tutti i sindacati diano la stessa risposta».

        Il governo può cambiare posizione per il pubblico impiego?

        «Il governo ha fissato all´1,4% il tasso di inflazione programmata. Questo livello dovrebbe rappresentare il tetto per gli aumenti salariali. Ma è evidente che si tratta di un tetto irrealistico. Con l´1,4% i lavoratori perderebbero potere d´acquisto».

        L´inflazione programmata non deve stimolare comportamenti virtuosi?

        «Il governo adotta una politica dei redditi che penalizza il lavoro dipendente. Ho scoperto che secondo il Patto l´inflazione è "destinata" a scendere ai livelli medi europei. Sembra ci sia una bacchetta magica. Ma la discesa dell´inflazione non è un caso del destino: è l´effetto di misure».

        Il blocco delle tariffe deciso dal governo aiuta?

        «Il blocco non serve a nulla. I rincari ci sono stati, sono sospesi per tre mesi e ci saranno di nuovo. Manca qualsiasi idea, tranne forse quella di conquistare qualche poltrona delle autorità di garanzia. Siamo all´assurdo di un governo liberista che adotta misure dirigiste. Intanto l´inflazione sale, l´economia non marcia, i conti pubblici sono fuori controllo».

        Non apprezza che il governo abbia varato un decreto per controllare le uscite?

        «Il decreto solleva più di un problema, soprattutto per le prerogative del parlamento. Si invertono i ruoli: non è più il parlamento a dare gli indirizzi al governo, ma il governo a dire al parlamento cosa fare e cosa correggere. E´ una strana idea delle funzioni delle istituzioni».

        Non è però positiva l´attenzione alla spesa pubblica?

        «Berlusconi molto spesso dice una cosa e poi ne fa un´altra. Il ministro dell´economia Tremonti si dice ottimista e poi i conti pubblici sono sempre più preoccupanti. Tremonti dica come stanno le cose: nell´incertezza il consumatore evita di spendere e le imprese di investire».

        Lei non ha proprio nemmeno un po´ di fiducia?

        «Come potrei avere fiducia? Invece dei provvedimenti che servono vedo all´orizzonte il condono. La Cgil è storicamente contraria al condono per ragioni etiche, per ragioni di opportunità e perché i dipendenti nella quasi totalità pagano le tasse fino all´ultimo centesimo. Non è giusto premiare chi evade».