“Intervista” Epifani: moderazione salariale a rischio

18/06/2002

18 giugno 2002


LA CGIL
Epifani: moderazione salariale a rischio

«Il tasso di inflazione programmata deve essere credibile. I lavoratori hanno già perso 6 miliardi»

      ROMA – «L’inflazione reale viaggia abbondantemente sopra il 2%. L’inflazione programmata per i prossimi anni che il governo indicherà nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria, ndr .) dovrà essere credibile e quindi non potrà discostarsi troppo da quella reale». Guglielmo Epifani, vicesegretario della Cgil, che dall’8 luglio ne assumerà la guida subentrando a Sergio Cofferati, fa capire che per la prima volta dall’accordo del luglio ’93 (presidente del consiglio Carlo Azeglio Ciampi) la politica di moderazione salariale è a rischio. Del resto, sostiene Epifani, «i lavoratori e i pensionati sono in credito di 10-12 mila miliardi di vecchie lire (5-6 miliardi di euro, ndr .) per riduzioni delle imposte decise dai precedenti governi, che però questo esecutivo non ha realizzato».
      Sta dicendo che la Cgil si sente libera dai vincoli di politica dei redditi?
      «Siamo in una fase di transizione. Quel sistema che dal 1993 ha tenuto sotto controllo l’inflazione reale attraverso l’inflazione programmata è figlio della concertazione, che però il governo di Silvio Berlusconi ha fatto morire. E ora il governo non può pensare di dire contemporaneamente no a un vero dialogo coi sindacati e sì alla politica dei redditi: è una contraddizione».

      Quali sono le richieste della Cgil sui tassi d’inflazione programmata?

      «Spetta al governo indicarli. Ma alcuni impegni vanno rispettati. Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini ha firmato un accordo con noi a febbraio sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego stabilendo che gli aumenti sarebbero stati dell’1,7% per il 2002 e dell’1,3% per il 2003, ai quali aggiungere un punto per la produttività e 1,56 di recupero dello scarto tra inflazione reale e programmata nel precedente biennio, prevedendo a questo fine stanziamenti aggiuntivi. È chiaro che questi impegni devono essere rispettati alla lettera».

      Questo significa che per il 2003 il tasso d’inflazione programmata può essere dell’1,3%?

      «Da febbraio la situazione è peggiorata: i prezzi non scendono. Si era fissata per il 2002 un’inflazione programmata dell’1,7% e invece l’anno potrebbe chiudersi al 2,4%. La Cgil non è più disposta ad accettare che vi sia uno scarto eccessivo tra i tassi programmati e l’aumento reale dell’inflazione, perché questo è penalizzante per le retribuzioni. Osservo poi che in una fase di bassi consumi è necessario stimolare la domanda, anche azionando la leva fiscale e quella dei tassi di inflazione che fanno da riferimento, insieme alla produttività di settore, per il rinnovo dei contratti. Invece le tasse aumentano».

      Il governo dice il contrario.

      «A fine anno si vedrà che la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti è aumentata perché non c’è stata la riduzione di un punto dell’aliquota Irpef definita con il governo Amato per il 2002 e il 2003 mentre è aumentato il prelievo locale. Se a questo aggiungiamo l’effetto del
      fiscal drag (maggiori imposte pagate a causa dell’aumento nominale dei redditi dovuto all’inflazione, ndr .), il credito vantato nel biennio sarà appunto di 5-6 miliardi di euro. La Cgil chiederà di recuperarli sul fronte fiscale».
      Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dice che le tasse scenderanno dal 2003 proprio per i redditi bassi.

      «Noi, invece, siamo preoccupati perché i conti pubblici sono fuori controllo e quest’anno, per la prima volta dopo sette anni, potremmo avere un peggioramento del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, come dicono il governatore della Banca d’Italia e la Corte dei Conti».

      La Cgil ha annunciato da sola un nuovo sciopero generale. Cofferati accusa Cisl e Uil di aver tradito i lavoratori sull’articolo 18. Si può ancora evitare lo sciopero?

      «I solchi che sono stati prodotti sono difficilmente colmabili. C’è bisogno che il governo, che finora ha galleggiato e sperperato risorse, cambi rotta radicalmente, ma di questo non vedo né segni né volontà».

      Ma non apprezzate neppure la disponibilità del governo a riformare gli ammortizzatori sociali aumentando l’indennità di disoccupazione?

      «Per fare una buona riforma ci vogliono molte risorse. Se poi questa riforma è scambiata con la riduzione dei diritti contenuti nell’articolo 18, per la Cgil è assolutamente inaccettabile».
Enrico Marro


Economia