“Intervista” Epifani: ma se non si coinvolgono i lavoratori quella legge non serve

16/01/2002






Epifani: ma se non si coinvolgono i lavoratori quella legge non serve

«Tutto è lasciato alla disponibilità dell’azienda, mentre gli oneri ricadono sui dipendenti»

      ROMA – Sul sommerso il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, fa «propaganda». «Finora non ci risulta che le imprese stiano emergendo in seguito al provvedimento del governo», dice il vicesegretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Quanto allo scontro sociale «lo vuole il governo». E il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, che non vuole più parlare col leader della Cgil, Sergio Cofferati, «dovrebbe dimettersi». Se Tremonti dice che non ci sarà una stagione calda, Epifani sembra credere che invece sarà inevitabile. «Ma non è colpa nostra».
      Voi, però, non ne fate passare una. Neppure sul sommerso siete d’accordo. Tremonti dice che la strategia del governo sta già producendo i primi risultati.
      «Non capisco da dove venga l’ottimismo del ministro, visto che già molti imprenditori del Mezzogiorno hanno espresso il loro scetticismo sull’efficacia del provvedimento. Anche noi, come Cgil, Cisl e Uil, avevamo criticato l’impostazione della legge ma, come al solito, non ne hanno tenuto conto, nonostante il sindacato abbia alle spalle una lunga esperienza di lotta al sommerso».

      Un’esperienza basata sui contratti di emersione, che però hanno avuto scarso successo.

      «Perché da quando si pensò a questi contratti a quando gli strumenti necessari furono perfezionati passarono tre anni e mezzo. Per raccogliere i risultati bisognava continuare su quella strada, magari con qualche correttivo».

      Perché il provvedimento del governo non dovrebbe funzionare?

      «Perché tenta di far emergere l’impresa senza far emergere i lavoratori. Non assegna un ruolo al rapporto tra imprese e sindacati, ma lascia tutto alla disponibilità dell’imprenditore a mettersi in regola, caricando sui lavoratori la gran parte degli oneri di un’eventuale emersione. Quando saremo usciti da questa fase di propaganda governativa vedremo tutti che il meccanismo non funziona».

      Lo scontro sul sommerso si somma a quello su pensioni, lavoro, fisco e contratti. Ma Tremonti dice che il conflitto scatenato dal sindacato è incomprensibile perché i provvedimenti del governo non sono antisociali.

      «Noi siamo convinti del contrario. Il governo ha messo in campo un progetto di rottura sociale. Dice di voler dialogare, ma non lo fa. Non tiene in alcun conto le osservazioni di tutto il sindacato. Non siamo noi a volere lo scontro».

      Il ministro si chiede perché scioperate sulla previdenza, se le pensioni non sono state tagliate, ma anzi aumentate.

      «Non confondiamo la questione dell’aumento delle pensioni basse a un milione di lire al mese solo per alcuni, che meriterebbe un discorso a parte, con il disegno di legge delega sulla previdenza. Di quest’ultimo noi contestiamo il taglio dei contributi sui neoassunti perché ciò ha due effetti dannosi: i giovani avranno una pensione molto più bassa e intanto si tolgono entrate al sistema, aprendo uno squilibrio nei conti».

      Il governo ha spiegato che le minori entrate saranno compensate grazie all’aumento dei contributi sui collaboratori (i parasubordinati) e con l’aumento dell’occupazione.

      «Ma non basta, perché tutte le nuove assunzioni saranno con contribuzione ridotta. Inoltre, siamo contrari all’obbligo del trasferimento del Tfr (il trattamento di fine rapporto, ndr.) ai fondi pensione. Questi sono soldi dei lavoratori e il lavoratore deve trasferirli al fondo volontariamente».

      Veniamo all’articolo 18 dello Statuto, quello che prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa e che il governo vorrebbe sospendere in alcuni casi. Il governo chiede: è meglio lavorare in nero o essere messi in regola in cambio di un contratto flessibile?

      «La cultura di questo governo divide tra lavoratori, tra giovani e anziani e divide tra diritti e occupazione mentre qualsiasi modello di sviluppo degno di questo nome deve contemperare i diritti e le opportunità di lavoro. Ecco perché questo è un governo culturalmente regressivo».

      Però non ha risposto alla domanda.

      «Perché è mal posta, presuppone un modo sbagliato di affrontare il problema. Ci vuole più occupazione, ma con parità di diritti».

      Oggi Cgil, Cisl e Uil saranno ricevute dal presidente della Repubblica. Che cosa vi aspettate da Carlo Azeglio Ciampi?

      «Intanto lo ringraziamo per la sensibilità dimostrata. Sappiamo che i suoi poteri sono limitati, ma la sua iniziativa conferma l’attenzione della più alta autorità del Paese verso il ruolo della rappresentanza sociale del sindacato».

      Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni , non vuole parlare più con il leader della Cgil, Sergio Cofferati, perché avrebbe detto cose false sulle pensioni.

      «Un ministro che si rifiuta di parlare con primo sindacato italiano dovrebbe dimettersi».
Enrico Marro


Economia