“Intervista” Epifani: «Li abbiamo fermati, la vera battaglia inizia adesso»

26/11/2002

26 novembre 2002

 
 
Pagina 3 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il segretario della Cgil: verificheremo se c´è una reale volontà di sviluppo

Epifani: "Li abbiamo fermati

la vera battaglia inizia adesso"
LUISA GRION


          ROMA – Bene la sospensione, ma la vera partita inizia solo ora. Guglielmo Epifani, leader della Cgil, non canta vittoria: «Lo stop all´avvio della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti Fiat è una buona cosa – dice – ma la battaglia comincia adesso. E in questo lungo periodo di fermo il nostro obiettivo non si è spostato di un millimetro: il piano industriale va cambiato».
          Dieci giorni di rinvio: il sindacato unito poteva ottenere di più?
          «Questo appena ottenuto è un passo piccolo, vero, ma è un passo importante. Per ora li abbiamo fermati: la Fiat è stata costretta a rimangiarsi quello che aveva detto dall´inizio della vertenza. Ed è la prima volta che fa una cosa del genere. Ora bisognerà capire se l´azienda ha la volontà o meno di passare da un piano di tagli ad uno da investimenti. E, certo, questo è tutto da vedere. In tutto ciò l´unità sindacale ha avuto il suo peso e i risultato ottenuto ci aiuterà ad ottenere insieme il cambiamento del piano».
          Intanto domani (ndr oggi) siete in piazza. A questo punto lo sciopero è contro l´azienda o contro l´azienda e il governo?
          «Prima di ogni cosa è uno sciopero contro il piano industriale presentato dalla Fiat. Poi per quanto riguarda il governo prendiamo atto che schierandosi per la sospensione il governo ha ascoltato le indicazioni del sindacato, ma ciò non toglie che questa presa di posizione poteva essere stata presa già da un bel po´. Avremmo evitato di perdere un mese e mezzo di tempo su una trattativa così importante. Al governo ora chiediamo di prendere posizione anche sul piano: fino ad ora non lo ha ancora fatto».
          A dire il vero l´esecutivo fin dall´inizio ha sempre chiesto di non chiudere Termini Imerese.
          «Ma qui non si tratta di decidere sul singolo stabilimento. La questione è molto più vasta: vogliamo puntare sugli investimenti in termini di qualità del prodotto o vogliamo al contrario pensare – come finora l´azienda ha fatto – di risolvere il tutto tagliando i costi? Fino ad oggi il governo ha evitato di dirci chiaramente quali sono le sue intenzioni, quindi di ritagliarsi un ruolo. Ora il dubbio va sciolto, bisogna che si smuova».
          Il direttore generale della Fiat Barberis, che pur ha accettato il fermo, ha fatto notare che in questa settimana l´azienda produrrà macchine che comunque non riuscirà a vendere.
          «E questo ci fa appunto pensare che la battaglia è tutta da giocare. Lui pensa ancora in un ottica di taglio ai costi, noi invece vogliamo girare il ragionamento sulla spesa e sugli investimenti necessari per fare macchine che si possano vendere. La visione dunque è del tutto opposta è ciò ci fa pensare che il confronto sarà difficile e pesante».
          Lei ci crede all´azienda quando, parlando di Termini Imerese, dice che tutti i dipendenti rientreranno dopo giugno?
          «Io non voglio nemmeno ragionare sulla chiusura dei singoli stabilimenti. Tantomeno intendo accettare un piano dove la Fiat crede di risolvere i problemi spostando le produzioni da un luogo all´altro. Si tratterebbe di una semplice redistribuzioni delle quote di mercato attuali, e ciò non servirebbe assolutamente a niente, visto che le quote attuali non bastano».
          In questa settimana si faranno vive anche le banche che probabilmente non saranno tanto contente di questa pausa all´avvio del piano da loro approvato.
          «Non sono le banche che devono decidere il piano della Fiat. Loro, appunto, hanno dimostrato di ragionare solo in termini di costi e qui al contrario servono soldi».
          Chi li deve mettere?
          «Partner convinti sulla necessità di puntare allo sviluppo. E in quest´ottica anche lo Stato può fare la sua parte».