“Intervista” Epifani: «Il governo ritiri la riforma»

01/10/2003

 

mercoledì 1 ottobre 2003
Pagina 3 – Economia
 
 
    L´INTERVISTA

    «Il governo ritiri la riforma o sarà lotta senza tregua»
      Il leader della Cgil attacca il governo: vogliono scaricare il costo dei loro errori sui lavoratori
      Quello di Berlusconi in televisione è stato un monologo nel quale ha detto il falso
      Ma lui lo ha fatto anche perché ha paura della nostra reazione


      RICCARDO DE GENNARO


      ROMA – Segretario Epifani, Berlusconi adesso parla direttamente agli italiani su temi specifici, come la riforma delle pensioni. Non crede che, dopo aver svuotato l´idea di dialogo sociale, ora possa puntare a sottrarre ai sindacati anche il ruolo di intermediazione con i lavoratori?
      «Certo, è così. Ma il suo intervento ha tante possibilità di lettura. La prima è quella di una semplificazione del rapporto democratico. Berlusconi si rivolge a tutti gli italiani, ma senza contemplare il diritto di replica e di dialogo. È solo un monologo, dove si dice il falso. In secondo luogo, è un tentativo di negare la funzione dei corpi intermedi. Nel pomeriggio con noi non aveva usato quei toni, poi all´improvviso si è presentato in televisione per dire che chi afferma il contrario di quanto dice lui mente. Infine, la sua iniziativa si può leggere come paura. La paura della reazione dei lavoratori. E per questo si affida all´unica cosa che sa fare, la comunicazione».
      Il premier ha giustificato la riforma delle pensioni con problemi di sostenibilità del sistema previdenziale.
      «Il sistema tiene benissimo. Quella che Berlusconi propone è in realtà una riforma che rende il sistema pensionistico insieme più iniquo e più rigido».
      A proposito di rigidità, l´aumento a 40 anni dell´età contributiva per tutti non è in contrasto con la richiesta delle aziende di una maggiore flessibilità del lavoro?
      «La cosa più singolare di questa vicenda è proprio il plauso di Confindustria. Berlusconi ha aumentato le tasse alle imprese, non trova incentivi a sostegno dell´innovazione e della ricerca e contemporaneamente aumenta la rigidità dell´uscita dal lavoro. Ma gli industriali sono soddisfatti…».
      Se, come dite voi, la riforma non ha fondamento, qual è la ragione che ha spinto il governo a varare un provvedimento così impopolare?
      «La ragione è una sola. Ed è quella che ci ha detto lo stesso Berlusconi in un impeto di verità, subito corretto da Tremonti, nell´incontro a Palazzo Chigi. Devono dare all´Europa uno scalpo, lo scalpo di una nuova riforma previdenziale, in cambio dell´allentamento del parametro del disavanzo e dell´accettazione di una manovra fatta di una tantum. Questo rende ancora più inaccettabile moralmente la riforma: si scaricano i costi degli errori del governo su lavoratori e pensionati».
      Epifani, ma non bisogna fare proprio niente sulle pensioni?
      «Sì, ma bisognerebbe partire piuttosto dal problema della previdenza complementare, poi intervenire semmai sulle aliquote contributive, ancora troppo differenziate e ricordare che la Dini prevede già una verifica nel 2005 per correggere eventuali squilibri finanziari. Invece lui ha fatto tutto il contrario e ha parlato di un innalzamento dell´età contributiva così poderoso che non ha pari negli altri sistemi previdenziali. È bene poi che si sappia che l´età media di pensionamento in Italia è di qualche mese inferiore alla media europea. Lo spiegherà Berlusconi a muratori, operai siderurgici, lavoratori alla catena di montaggio che dal 2008 dovranno arrivare a 40 anni di contributi per andare in pensione? E Bossi che cosa dice ora della sua promessa di difesa dei lavoratori precoci?».
      La riforma scatterà nel 2008, cadrà dunque nella prossima legislatura, quando potrebbe governare il centrosinistra. Potrebbe cambiare qualcosa in questo caso?
      «I tempi lasciano qualche margine di cambiamento nel caso di una maggioranza parlamentare diversa, ma è chiaro che se la riforma viene avviata sarà più difficile tornare indietro».
      Epifani, il vostro calendario di protesta è lungo e articolato. Reggerete?
      «Dopo lo sciopero generale del 24 ottobre, noi continueremo ad andare avanti. Lo faremo per tutto il tempo necessario. Non è un fuoco di paglia. Potremo vincere o perdere, ma siamo pronti a una lunga battaglia. Non gli daremo tregua».
      Con Cisl e Uil andrete avanti uniti?
      «C´è un orientamento comune sul merito, nonché la consapevolezza che è stato il governo a volere lo scontro. È un governo diviso, che decide di ricompattarsi alzando la sfida nei confronti del mondo del lavoro. Sembra incredibile».
      Però il governo continua a dire che la sua proposta di riforma è aperta…
      «Se la proposta è aperta, allora devono ritirarla. Altrimenti è chiusa. Noi non ci accontentiamo di parlare di aspetti marginali se il cuore della riforma non è in discussione».