“Intervista” Epifani: «Il governo resterà solo. Forse con la Cisl»

04/11/2002




4 novembre 2002

Epifani: a Firenze insieme ai no global. Dialogo anche con i commercianti contro la Finanziaria

«Il governo resterà solo. Forse con la Cisl»

      ROMA – Il dialogo sociale: «Sabato sarò a Firenze, parteciperò alle discussioni del "Social Forum"». Le telefonate: «Chiamo una volta alla settimana Cofferati, il distacco non è stato facile». Il governo: «Fin dall’inizio si è mosso per dividere gli interlocutori. Ma, dividendo dividendo, si troverà da solo. O forse con la Cisl». Guglielmo Epifani, 52 anni, laurea in filosofia (sul libretto degli esami c’è anche la firma del professor Rocco Buttiglione), è segretario generale della Cgil dal 20 settembre scorso. Partenza impegnativa: ha dovuto raccogliere l’ingombrante eredità di Sergio Cofferati; gestire lo sciopero generale del 18 ottobre; attaccare, comunque, il fronte del patto per l’Italia (Confindustria, Cisl e Uil). «E’ andata un po’ come mi aspettavo. Sono state sei settimane di maggior lavoro e maggiori responsabilità. Ma la Cgil è sempre in campo con grande forza».
      Prossima tappa: "il Social Forum" a Firenze?
      «Sì, sarò a Firenze. La Cgil parteciperà alla manifestazione, insieme con tutto il movimento sindacale europeo. Ci interessa molto discutere del rapporto tra i diritti previsti nella Carta di Nizza e i contenuti della Convenzione europea».

      La Cigl schiererà il proprio servizio d’ordine?

      «E’ improprio parlare di servizio d’ordine della Cgil a tutela del Forum. La nostra organizzazione è di per sé una "forza d’ordine". Nelle nostre manifestazioni è sempre assicurata una partecipazione tranquilla, serena…»

      Questa volta, però, non sarete soli. Molti temono una replica del G8 di Genova.

      «Noi faremo la nostra parte. Ma è chiaro che l’ordine pubblico deve essere garantito dal governo».

      Ha avuto contatti con il ministro degli Interni Pisanu?

      «No»

      Quindi non c’è stato un coordinamento, o almeno uno scambio di informazioni, con le autorità dello Stato?

      «C’è stato qualcosa a livello locale, direttamente a Firenze».

      Ha sentito, invece, Fassino? Il segretario dei ds ha offerto collaborazione al governo.

      «Non ci siamo sentiti su questo punto. Invece abbiamo avuto qualche contatto prima del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera a Firenze. Ho sempre sostenuto la necessità di svolgere il Forum in quella città».

      Si aspettava più entusiasmo dal centrosinistra?

      «Alla fine ha fatto quello che era corretto che facesse. Anche se all’inizio ho lamentato qualche timidezza, qualche passività nel respingere le polemiche pretestuose sollevate anche dal governo».

      La Cgil di Epifani sarà quindi «movimentista», come lo è stata quella di Cofferati?

      «Le scelte dell’organizzazione non si cambiano solo perché c’è un avvicendamento al vertice»

      Cofferati chiama per dare qualche consiglio?

      «Non molto. Di solito sono io che telefono. In media ci sentiamo una volta alla settimana. Ci scambiamo informazioni. E poi ci sono da completare molte cose che lui aveva avviato»

      Pezzotta, in un’intervista al Corriere, ha detto che, con questa Cgil è «illusorio» pensare all’unità sindacale

      «Abbiamo rapporti molto deteriorati. La firma del Patto per l’Italia è stato il momento più significativo delle scelte sbagliate compiute da Cisl e Uil».

      Il governo, dopo qualche oscillazione, è tornato a investire sull’alleanza con Confindustria, Cisl e Uil.

      «A me sembra che fin dall’inizio il governo non abbia fatto altro che procedere per divisioni. Con i suoi provvedimenti ha diviso le grandi ricchezze dal resto dei contribuenti, ha distinto una certa quota di pensionati da tutti gli altri. Poi ha separato gli autonomi dalle altre categorie produttive. Infine ha diviso anche i sindacati».

      Conclusione?

      «Qui si pone un delicato problema di democrazia. C’è un governo che si sceglie gli interlocutori, non sulla base della capacità di rappresentanza, ma sull’adesione a un progetto».

      Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, propone di ripescare il disegno di legge sulla rappresentatività delle organizzazioni. E’ anche un vostro tema, no?

      «Non c’è il minimo dubbio. Billè ha ragione da vendere, perché negli ultimi giorni il governo ha corretto la Finanziaria consultando l’organizzazione degli imprenditori meno rappresentativa, rispetto all’universo composto da commercianti, artigiani e piccoli imprenditori. E la stessa cosa l’esecutivo ha fatto sul versante del mondo del lavoro, escludendo il sindacato più rappresentativo»

      Farete qualcosa insieme con i commercianti?

      «No, non c’è bisogno di fare iniziative insieme. Ma registro il comune sentire che si è creato fra noi e altre importanti rappresentanze, dal commercio alle piccole imprese, al mondo agricolo. Tutti giudichiamo inadeguata la Finanziaria e gli interventi per il Mezzogiorno».

      Vuol dire che c’è un blocco sociale di scontenti più vasto rispetto a quello che ancora si riconosce nel Patto per l’Italia?
      «Dico
      che nel Mezzogiorno c’è una stasi degli investimenti cominciata fin dal maggio scorso, che sia il bonus per l’occupazione sia il credito di imposta, così come sono stati riformulati dal ministro Tremonti, non saranno sufficienti per rilanciare l’economia e l’occupazione. Dico che, dividendo dividendo, il governo alla fine resterà da solo».
      Addirittura…

      «Forse da solo con la Cisl».
Giuseppe Sarcina


Economia