“Intervista” Epifani: Facciamo la riforma senza veti e senza ultimatum

19/07/2004

SABATO 17/7/2004
Pagina 11 – Economia

IL RETROSCENA
Il leader degli industriali alla Cgil: cambiamo insieme la contrattazione. Piano comune per lo sviluppo

    "Epifani, facciamo la riforma senza veti e senza ultimatum"
    Montezemolo: non siamo la vecchia Confindustria

    SALVATORE TROPEA

    ROMA – «Sono molto dispiaciuto della posizione di Epifani». Da quando mercoledì scorso la cultura del dialogo, che lui continua a proporre come metodo nel confronto col sindacato, è incorsa in un infelice battesimo, la posizione assunta dalla Cgil è diventata una sorta di tormentone per Luca Cordero di Montezemolo. Ma nel suo dna c´è l´ottimismo di chi non molla la presa e non si arrende al primo incidente di percorso. Certo, è sorpreso, amareggiato. «Sbaglia Epifani a dire che torna la vecchia Confindustria. Lui pensa all´asse con Cisl e Uil ma questo non c´è. Adesso molto dipende da lui. Io insisto sulla cultura del dialogo ma questo non vuol dire un accordo per forza. Io sono presidente di una Confindustria che cerca il più alto tasso di negoziazione con le controparti. Ma non accetto né veti, né porte sbattute in faccia. E, invece, stavolta l´errore di Epifani è stato proprio quello di sbattere la porta in faccia e di rifiutare il dialogo».

    Il presidente di Confindustria si guarda bene dal considerare la partita chiusa. Ammette però che il gesto di Epifani complica le cose. «Mi rende la vita difficile anche dentro la Confindustria perché dà corda a quelli che dicono "andiamo avanti così e alla fine è giusto che teniamo Cgil fuori dal tavolo del confronto e trattiamo solo con Csil e Uil"». Ma non tutto è perduto. «C´è ancora una possibilità. Epifani ci ripensi, torni al tavolo e accetti la mia proposta di presentarci al governo Berlusconi con una proposta congiunta, Confindustria e sindacati, sulle questioni cruciali come il no al taglio delle tasse, così come viene annunciato dal governo, e poi le infrastrutture. Un´operazione del genere sarebbe una grande svolta, avrebbe un impatto politico fortissimo».

    Ci spera ancora? Lui dice di sì ma riconosce che «adesso tutto è più complicato». Forse lui non si aspettava un fuoco di sbarramento da Epifani. «E invece» come ha raccontato ai suoi collaboratori «giovedì, appena abbiamo cominciato a leggere il documento lui si è alzato e ha fatto saltare il tavolo». Nel presentare il documento «che era una bozza, una bozza aperta alla discussione e al dibattito, piena di spunti sui quali si poteva ragionare» lui aveva esordito con un´introduzione sul ruolo sociale dell´imprenditore «che si occupa non solo della proprietà ma anche delle sue responsabilità». Lo stop della Cgil è arrivato subito. Non appena si è cominciato a entrare nel merito del testo, Epifani ha chiuso dando subito «la netta impressione di uno arrivato con l´idea di dare il primo calcio, per fare capire che la Cgil era e resta il centro di gravità delle relazioni industriali».

    A quel punto il presidente della Confindustria ha provato a spiegare, come ha riferito ventiquattr´ore dopo agli imprenditori astigiani, che «non aveva alcun senso parlare del sesso degli angeli, dal momento che era chiaro a tutti che su Mezzogiorno, fisco e altri temi generali era facile essere d´accordo». Perciò ha tagliato corto: «Ora dobbiamo cominciare a entrare nel merito dei problemi e la contrattazione è uno di questi». Sapeva che l´argomento era scottante e non lo ha posto come un ultimatum. Ha precisato che quello della modifica degli assetti contrattuali è un tema scritto nel documento e come tale lo ha riproposto. «Non intendo dire che lo si debba modificare domani mattina» ha spiegato «ma che debba essere fissata una scadenza. Voglio soltanto chiarire sin d´ora che, in attesa di fissare nuove regole contrattuali, restano valide quelle vecchie».

    Su questo è esploso quel dissenso che Montezemolo continua a ritenere una questione tutta all´interno dei sindacati. Cisl e Uil hanno preso le distanze dalla Cgil. «Pezzotta e Angeletti hanno detto: va bene, parliamone adesso e fissiamo una scadenza sulla quale incardiniamo il confronto per la riforma della contrattazione, anche per non dare l´impressione di voler accantonare oggi questo problema per non parlarne mai più. Ma Epifani si è impuntato: no, rinviamo tutto il confronto su questo punto a dopo il rinnovo dei contratti». Perché? Montezemolo è convinto che il segretario della Cgil risenta delle pressioni della Fiom: un dubbio che pervade anche vasti settori dei Ds.

    Montezemolo ha confidato di aver colto subito questo pericolo quando giovedì ha visto seduto al fianco di Epifani uno della sinistra più radicale. «Mi sono subito reso conto da quella parte c´era il rifiuto di considerare valide le vecchie regole in attesa dei nuovi assetti contrattuali perché l´intenzione è quella di puntare al rinnovo del contratto dei metalmeccanici e di tutti gli altri contratti in scadenza, in un quadro di totale assenza di regole». Insomma il presidente di Confindustria ha capito che si stava per aprire uno scontro tra Cgil, Cisl e Uil e allora ha cercato di sdrammatizzare e prendere tempo. «Io esco dalla stanza, discutetene voi e poi ci aggiorniamo» ha detto. Poi la situazione è precipitata. Chi è rimasto con lui riferisce di avere sentito urla clamorose. Poco dopo Epifani, ancora rosso in faccia, è andato nell´ufficio di Montezemolo, e gli ha detto: «Basta, mi dispiace, devo lasciare il tavolo». Ed è andato via. Giovedì Montezemolo ha provato a chiamarlo al telefono ma non si è fatto trovare.

    La preoccupazione della Confindustria ora è che, dal momento che Epifani la settimana prossima partirà per gli Stati Uniti dove si tratterrà per alcuni giorni, tutto possa finire nella morta gora dei tempi lunghi. Col risultato che il governo deciderà del Dpef senza che sindacati e imprese possano far sentire la loro voce sollecitando quella che Montezemolo definisce una risposta netta sul progetto Italia ovvero sui grandi temi condivisi. Per Montezemolo, come va ripetendo da un paio di giorni, «è questo un errore clamoroso». Egli infatti è convinto che un Epifani sotto schiaffo con la Fiom e che lascia il tavolo fa anche il gioco di Maroni, Sacconi e della Lega. Insomma di coloro che ora possono dire "avete visto? con questa Cgil non si può trattare, noi l´avevamo detto, solo Montezemolo s´era illuso di riuscirci". Insomma una situazione che somiglia molto da vicino a un ritorno alla Confindustria di D´Amato. E questo è un rischio che Montezemolo vuole evitare. Come? La strada è in salita anche se continua a ripetere che «il problema è tutto all´interno dei sindacati». Ma proprio da lì arrivano brutti segnali. Pezzotta si è fatto già avanti. «Guardi» gli ha detto «che se tra un mese arriva la Fiom e vi chiede di rinnovare il contratto dei meccanici con un aumento di 150 euro al mese, io mi presento il giorno dopo e ve ne chiedo 160, perché è chiaro che anche se non sono d´accordo con la piattaforma della Cgil devo fare comunque il mio mestiere di sindacalista». Ora si tratta di vedere se e come si potrà recuperare. Risposta di Montezemolo: «Dipende da Epifani e dalla sua capacità di mettere in riga la Fiom come persino Cofferati mi ha detto qualche giorno fa a Bologna».