“Intervista” Epifani: «È in crisi l´intero sistema industriale»

18/11/2002



16 novembre 2002

 
 
Pagina 11 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Guglielmo Epifani: il Lingotto non è un caso isolato, manca una politica per gli investimenti

"È in crisi l´intero sistema industriale il Paese rischia di andare a picco"
governo assente Tagli, tasse, spesa pubblica: ma il governo non fa niente per lo sviluppo
anni perduti Troppe imprese hanno scelto la finanza facile: e ora sono in grave difficoltà sui mercati
LUISA GRION


          ROMA – «Ora bisogna affrontare il caso Fiat, certo, ma non si pensi che la crisi di Torino possa essere un caso isolato. Se non si cambia politica industriale, presto ci saranno altre emergenze da risolvere». Guglielmo Epifani, leader della Cgil, vede nero nel futuro dell´economia italiana: «Il paese sta perdendo pezzi della sua capacità produttiva e non c´è né da parte del governo, né da parte della Confindustria consapevolezza sulla gravità della situazione».
          Altri casi Fiat, lei dice. Chi è a rischio?
          «Tutte quelle imprese che, negli ultimi anni, invece di puntare alla ricerca e al prodotto, hanno preferito utilizzare le risorse nella diversificazione delle partecipazioni finanziarie, magari senza nemmeno guardare se erano o meno compatibili con il core business. E´ il caso della Fiat, ma anche della Cirio, tanto per restare a questi giorni. La scelta non ha pagato: oggi quelle imprese sono sottocapitalizzate, indebitate e in grave difficoltà sui mercati. Il gioco ha retto fino a quando il ritmo della crescita internazionale ha nascosto le debolezza dell´economia interna, ma quando – dopo l´11 settembre – la ripresa esterna si è fermata il castello è caduto. Noi avevamo avvertito questo problema, ma ci avevano tacciato di catastrofismo. Oggi le cose sono all´evidenza di tutti».
          E se così è, secondo lei come se ne esce?
          «Con una seria politica industriale che metta al centro gli investimenti e il prodotto e che al momento non vedo. Vedo, al contrario, che si continua a parlare di tagli ai costi, alle tasse, alla spesa pubblica, all´articolo 18 come se fossero soluzioni obbligate per rilanciare la competitività del paese. La strada non è quella e lo si nota dalle classifiche europee dove primeggiano i paesi con alta spesa sociale, alte tasse e alta ricerca. La Finlandia o la Svezia, per intenderci, non il Galles o l´Irlanda».
          Torniamo alla Fiat. Si dice che il governo stia puntando a due soluzioni. Fermare tutto per un paio di mesi per riaprire il negoziato, magari con la stessa Gm, oppure uscire dall´emergenza di Termini Imerese senza chiudere l´impianto ma spalmando gli esuberi sui vari stabilimenti. Quale delle due le piace di più?
          «Quello che occorre è una procedura che consenta la modifica del piano industriale, la sospensione o il ritiro dei provvedimenti decisi dall´azienda e l´apertura di un reale tavolo di confronto».
          Per fare questo servono molti soldi. Che non ci sono.
          «Il problema è questo infatti, anche perché se si sceglie la strada del rilancio – quella che noi vogliamo – bisogna mettere in conto almeno un paio di anni molto duri prima che le risorse destinate all´impresa possano dare frutti. Ed è qui infatti che deve intervenire il governo».
          Guido Rossi, ieri su questo giornale ha detto che la politica degli interventi pubblici – sempre che si possa ancora fare – in Italia ha sempre avuto esiti fallimentari.
          «E visti i risultati del passato, la sua è una analisi incontestabile. Ma quella che noi proponiamo per la Fiat è una soluzione diversa. Qui non si parla di statalizzare il gruppo, ma si chiede al governo di adoperarsi per recuperare, appunto, le risorse che servono. Di sondare gli azionisti per capire se vogliono o no rilanciare, di parlare con le banche, con General Motors, ma anche con altri gruppi imprenditoriali interessati a non lasciare che questa azienda – patrimonio incedibile del paese – vada alla deriva. E in questo quadro quindi che va previsto anche un possibile intervento di risorse pubbliche».
          E se così non fosse, se i soldi non si trovassero e gli azionisti non volessero impegnarsi quale sarebbe l´alternativa?
          «Quella di portare il gruppo, ma anche il paese, verso il declino e di esasperare il conflitto sociale. Chiaramente noi ci opporremo ad una scelta del genere: si rischia il muro contro muro. Il clima è già teso e alcune avvisaglie – come quelle di ieri – rendono il quadro inquietante».
          Sulla Fiat si è riformata l´unità sindacale che vi ha portato ieri a manifestare assieme. Quant´è solida questa ritrovata intesa? In fondo ieri, il leader della Cisl Pezzotta è stato di nuovo contestato.
          «Un episodio isolato e contenuto nei limiti fisiologici di una protesta che impegnava tutto il territorio. Su Fiat e occupazione l´unità è importante e spero che possa reggere allo sviluppo della vertenza. Ricominciamo da qui, per il resto si vedrà».