“Intervista” Epifani: «Confindustria è sempre la stessa vuole solo più potere in fabbrica»

15/04/2002


 
Pagina 10 – Economia
 
LA POLEMICA
 
Parla il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani: così si divide il mondo del lavoro
 
"Confindustria è sempre la stessa vuole solo più potere in fabbrica"
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – «Sono cambiati i toni, ma la linea della Confindustria è sempre quella: fare prevalere i suoi interessi e il suo progetto sociale, che è quello di dividere il mondo del lavoro e imporre in fabbrica nuovi rapporti di forza tutti a favore dell´impresa». Guglielmo Epifani, l´uomo che a giugno dovrebbe succedere a Cofferati alla guida della Cgil, non fa sconti agli industriali.
Il presidente D´Amato dice di tendere la mano ai sindacati perché tornino al tavolo, ma non smentisce la proposta, rilanciata dal suo centro studi, di togliere l´articolo 18 a tutti i neoassunti a tempo indeterminato. Epifani, è un passo avanti o un passo indietro?
«Da Parma esce confermato il quadro delle posizioni che la Confindustria ha assunto a partire dal convegno, sempre a Parma, di un anno fa. C´è piena continuità. I toni forse sono più distesi, ma non ci convince la linea della Confindustria che punta esclusivamente a fare prevalere il suo punto di vista e imporre in fabbrica rapporti di forza tutti a suo favore».
D´Amato, tuttavia, non sembra più intenzionato a perseguire l´obiettivo di un isolamento della Cgil. Non è un cambiamento questo?
«La proposta di togliere diritti fondamentali a una parte di lavoratori a tempo indeterminato è la riprova di un progetto sociale che punta a dividere il mondo del lavoro. Con l´aggravante che la Confindustria la giudica l´unica strada che può portare allo sviluppo. Noi contrastiamo questo progetto».
D´Amato dice che in questo modo la Cgil ha messo in difficoltà il Paese ed è convinto che «la gente non capisce questo scontro sociale». State ingannando i lavoratori?
«Se la Cgil ha tutta questa forza è perché è in piena sintonia con il Paese, non contro. Giovani e anziani hanno capito che se si riducono i diritti fondamentali di alcuni si riducono per tutti. La verità è che il lavoratore non ci sta ad essere ridotto a pura merce».
Che cosa si aspetta la Cgil dallo sciopero generale?
«Una grande risposta in tutto il Paese e da parte di tutti i settori: le nostre sensazioni sono confortanti…».
La Confindustria sostiene che è uno sciopero politico…
«Non ci piacciono coloro che dicono che lo sciopero è politico o che è un´arma di ricatto. Lo sciopero ha contenuti strettamente sindacali ed è uno strumento legittimo, tipico di una società democratica».
Epifani, provi ora a disegnare lo scenario del dopo-sciopero...
«I casi sono due: o il governo prende atto che il mondo del lavoro si oppone alle deleghe del governo, oppure non ne tiene conto. E anche questo è nel suo diritto, ma deve assumersene la responsabilità».
Che cosa succede se il governo se ne infischia dei sindacati?
«Succede che non è dato non ascoltare il sindacato sull´articolo 18 e, nello stesso tempo, chiedergli di collaborare ad altri tavoli».
Cofferati pare fiducioso. Questo ottimismo nei confronti di una battaglia che potete anche perdere vi viene più dagli scricchiolii nella maggioranza o dalla spaccatura della Confidustria sull´art.18?
«Come non ci piace quando D´Amato tenta di dividere la Cgil da Cisl e Uil, così non ci interessa approfittare delle divisioni tra le imprese. Sottolineo, però, che forse c´è contraddizione nel dire di volerci al tavolo mentre si mettono due dita negli occhi ai lavoratori che rappresentiamo. La Cgil non è un´entità astratta: per averla al tavolo, D´Amato deve cominciare a rispettare i diritti dei lavoratori».