“Intervista” Epifani attacca Montezemolo

12/10/2005
    mercoledì 12 ottobre 2005

      Pagina 9 – Economia

        L´Intervista

          Il leader della Cgil: sulla Finanziaria un atteggiamento di comodo del presidente della Confindustria

            Epifani attacca Montezemolo
            "La sua è una posizione miope"

              il costo del lavoro Una parte della riduzione del costo del lavoro deve andare agli aumenti salariali
              lo scontro sul tfr Pesa il conflitto di interessi del premier, ma non credo che Maroni si dimetterà
              voltagabbana La legge elettorale dimostra che in Italia i voltagabbana sono all´ordine del giorno

              ROBERTO MANIA

                ROMA – «La posizione della Confindustria sulla Finanziaria è miope. È solo una scelta di comodo perché porta a casa un risultato, il primo e anche l´unico». Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, non alza mai i toni, ma non per questo il suo giudizio sugli industriali è meno severo. All´indomani della proclamazione dello sciopero generale del 25 novembre, rivendica la coerenza del sindacato in un Paese nel quale – sostiene – «i voltagabbana sono all´ordine del giorno». Aggiunge di non aver capito cosa pensi davvero il leader degli industriali, Luca di Montezemolo, sulla riforma della legge elettorale. Della manovra salva soltanto il taglio al costo del lavoro. Ma precisa: «È un´idea del sindacato, già prevista dal Patto di Natale firmato con D´Alema e Ciampi». Chiede che la riduzione del cuneo contributivo serva anche a favorire gli aumenti nei contratti. E lancia la contro-Finanziaria sindacale.

                Diversi esponenti del governo vi accusano di aver proclamato uno sciopero politico. Come replica?

                  «Queste reazioni confermano che si tratta di uno sciopero giusto, sacrosanto, che chiede un cambiamento. Di fronte ai tentativi del presidente del Consiglio e di esponenti del governo di distogliere l´attenzione dai problemi reali, spetta ancora una volta al sindacato interpretare e dare voce a un disagio sociale sempre più profondo a causa delle politiche del governo. Perché queste politiche colpiscono le condizioni di chi lavora, i giovani in cerca di occupazione, le famiglie, gli anziani. La Finanziaria non prevede nulla per lo sviluppo, taglia le risorse per il Mezzogiorno e per le infrastrutture, non rilancia in alcun modo i consumi, rimuove totalmente il grande problema del caro-prezzi e si scorda dei redditi da lavoro e da pensione».

                  Anche il vicepresidente di Confindustria Bombassei ha detto che è uno sciopero politico.

                    «Colpisce davvero che Bombassei ricorra allo stesso argomento del governo. Mi domando: delle proposte che abbiamo definito in un documento comune cosa trova Confindustria nella Finanziaria? Si è accorta che l´unica riposta non è ciò che chiedeva, cioè la riduzione dell´Irap, bensì quello che chiedeva il sindacato, cioè la riduzione del cuneo contributivo? Aggiungo: come pensa Confindustria di usare lo sgravio dell´1 per cento del costo del lavoro? Pensa o no, ad esempio, ad utilizzare questi margini per avanzare una proposta diversa per il contratto dei metalmeccanici?»

                    Propone che una parte della riduzione del costo del lavoro serva per gli aumenti salariali?

                    «Sì, in parte deve andare ai lavoratori».

                    Però anche le imprese chiedevano un taglio agli oneri impropri.

                      «Sì, ma per mesi si sono appassionati alla strada più impervia e complicata, come quella della riduzione dell´Irap. Mentre noi spiegavamo che l´Irap alimenta direttamente la spesa sanitaria. Ma qui c´è una lezione da trarre in un Paese che tende a smarrire il valore della coerenza: il taglio dell´1 per cento degli oneri impropri era previsto dal Patto di Natale».

                      Comunque ammetterà che è una buona idea nella manovra?

                        «È l´unica cosa positiva che c´è».

                        Quale sarà la vostra contro-Finanziaria?

                          «Quattro sono le priorità: lotta al disagio sociale, politiche per contrastare il caro-prezzi, rilancio del Mezzogiorno, difesa dei redditi da lavoro e da pensione».

                          Con quali risorse?

                            «Pensiamo ad una battaglia vera contro l´evasione fiscale, alla unificazione delle aliquote sui redditi, ad un prelievo sui grandi profitti delle compagnie petrolifere».

                            Di lotta all´evasione parla anche il governo.

                            «Ma no, il governo non dice più nulla. Il gettito si è ormai fermato, come sempre, con l´annuncio dell´ennesimo condono».

                            Prima parlava di coerenza, pensa anche al dibattito sulla riforma elettorale?

                              «Certo, questo è un Paese in cui i voltagabbana sono all´ordine del giorno. Penso a tutti coloro che erano per il maggioritario, poi hanno cambiato idea. Penso al tentativo sleale di modificare la legge a sei mesi dal voto. Penso, infine, all´affermarsi di un´etica pubblica degradata, in cui contano i fini e mai i mezzi».

                              Come giudica la posizione di Montezemolo sulla legge elettorale?

                                «Non l´ho capita. Però non dimentico la grande spinta che diede la Confindustria per il passaggio al maggioritario. Peraltro mi pare che i Giovani e gran parte degli imprenditori confermino quella posizione. Io davvero non ho compreso cosa abbia detto Montezemolo a Capri: se ha espresso una critica al modello in vigore o si è spinto fino a coprire un´operazione di ritorno al proporzionale».

                                Passiamo alla riforma del Tfr. Maroni minaccia le dimissioni e il governo è diviso. Come finirà?

                                  «Sta avvenendo una cosa che avevo previsto perché qui ha pesato il conflitto di interessi di Berlusconi nel settore delle assicurazioni. Noi abbiamo la coscienza a posto, ma se non passeranno le nostre proposte, la previdenza integrativa non verrà incoraggiata dal sindacato. Alla fine tutta questa lobby non produrrà alcun risultato».

                                  Maroni si dimetterà?

                                    «No, non ho mai visto un ministro dimettersi sul serio».

                                    Siniscalco l´ha fatto.

                                      «Si è dimesso Tremonti, poi è tornato allo stesso posto. Hanno fatto dimettere Marzano che stranamente oggi presiede il Cnel. Marzano è una brava persona ma non c´è un precedente di un ministro passato al Cnel. Siniscalco non poteva più predicare bene e razzolare male: ha dovuto trarne le conseguenze. Maroni? Se davvero si dimetterà avrà il nostro apprezzamento».