“Intervista” Epifani: «Alzare la soglia dell’art.18? Proposta pesante e irricevibile»

22/05/2002


20-05-2002, pagina 11, sezione ECONOMIA

Guglielmo Epifani, numero due della Cgil, a Tremonti
Alzare la soglia dell’art.18? Proposta pesante e irricevibile

l’ intervista

"Il governo fa una mossa elettorale, manda un segnale eloquente ai medi e piccoli imprenditori del Nord molto cari alla Lega di Bossi"


ALDO FONTANAROSA


ROMA – «Pesante e irricevibile». Guglielmo Epifani, numero 2 della Cgil, giudica così l’ ultima idea del ministro Tremonti sull’ articolo 18. Tremonti chiede di aumentare il numero delle imprese autorizzate a licenziare senza giusta causa. Anche una porzione delle imprese con più di 15 dipendenti, cioè, dovrebbero avere questa possibilità. «Ho il sospetto», dice adesso Epifani, «che un’ idea così radicale abbia qualcosa a che vedere con domenica 26 maggio».
Lei la ricollega alle elezioni amministrative. Perché?
«Dopo gli scioperi, Berlusconi aveva promesso di convocare le parti sociali per riallacciare il dialogo. Non solo non l’ ha fatto, ma ora affida al ministro più autorevole del governo una proposta inaccettabile, che vorrebbe aumentare il numero dei lavoratori senza più diritti. Sono coincidenze che fanno pensare».
Una mossa di sapore elettorale, è la sua tesi.
«Alla vigilia del voto, Tremonti cerca di dire alla maggioranza delle piccole e medie imprese del Nord, care a lui e alla Lega, che il governo fa sul serio contro il sindacato, i diritti, le garanzie. Anche Berlusconi fa campagna elettorale quando scarica sul sindacato la mancata crescita economica, di cui il governo è il solo responsabile». Eppure i cattolici del Polo chiedono a Berlusconi di parlare con il sindacato. Qualcuno, insomma, vi tende la mano. E voi?
«Il sindacato è costruttivo. Pochi giorni fa, abbiamo proposto una riforma per il lavoratore parasubordinato che va nella direzione della flessibilità, ma coniugata con i diritti e con una equa retribuzione. Il Polo l’ ha respinta, perché la linea radicale ha il sopravvento; mentre quella dei cattolici, più morbida, non riesce a pesare».
La crisi, grave, della Fiat: che cosa dovrebbe fare il governo?
«Tre cose, a mio giudizio. Intanto scongiurare la vendita di alcuni pezzi importanti della catena del valore della Fiat: penso alla Comau, che realizza le macchine con cui poi si fanno le vetture, o alla Magneti Marelli. C’ è poi l’ auto ad idrogeno…».
L’ auto ad idrogeno?
«La cito come esempio di una sfida tecnologica che permetterebbe alla Fiat di rilanciare i modelli sotto il segno del nuovo, della qualità. Investire ancora, dunque, non smobilitare: questa è la sola linea».
E sul fronte dei posti di lavoro?
«Mi chiedo perché l’ azienda torinese non prenda in considerazione il modello Volkswagen. Nell’ ora della crisi, la casa tedesca utilizza ancora la professionalità del lavoratore: con tempi ridotti, certo, ma senza licenziamenti».
Basterebbe a contenere i costi?
«Licenziare i dipendenti più anziani, ma anche più esperti; tagliare i costi alla cieca non significa vendere più vetture. Nel mercato, conta sì il prezzo finale dell’ auto. Ma contano di più la qualità e l’ affidabilità del prodotto, la catena commerciale e finanziaria che sostiene la vendita: in quest’ ottica positiva e di rilancio, i lavoratori restano perché servono ancora».