“Intervista” Epifani: al ministero c´è un estremista

14/01/2002


La Stampa web






(Del 14/1/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
IL SEGRETARIO GENERALE AGGIUNTO DELLA CGIL REPLICA ALLE ACCUSE
Epifani: al ministero c´è un estremista

G UGLIELMO Epifani, ieri il ministro del Welfare ha detto che Cofferati è come Borrelli. Secondo Maroni, lo scopo è "far cadere il governo". Lei che della Cgil è segretario generale aggiunto, come risponde? «Io credo che al ministero del Lavoro abbiamo un estremista. Tradizionalmente, quello è un dicastero di mediazione tra interessi del lavoro e dell´impresa. Stavolta invece abbiamo un ministro che non si misura con il merito, ma mira a delegittimare il sindacato. Tutto il sindacato».

Ne è sicuro? Appena insediato il governo Berlusconi riuscì a spaccare l´unità sindacale. Maroni non ha rivolto il proprio attacco al sindacato, ma alla sola Cgil accusandola di "volere una discussione permanente, per impedire al governo di prendere decisioni".

«Che ci sia il tentativo un po´ goffo di spaccare il sindacato non c´è dubbio. A Cisl e a Uil il governo non fa che dire: decidete se state con noi o con la Cgil. Il modo di delegittimare Cisl e Uil è quello di proporre loro una duplice subalternità, alla linea della Cgil o alla linea del governo. Ma ottenendo l´effetto opposto, perché grandi organizzazioni sindacali in questa situazione non possono che reagire unitariamente. E in ogni caso, sia quando il governo si rivolge in modo offensivo alla Cgil, sia quando si rivolge in modo volgare a Cisl e Uil, non parla mai di merito. E non capisce che il problema sono non i sindacalisti, ma quei milioni di lavoratori che scioperano per il contratto, per avere garanzie sui licenziamenti».

La Cgil però nei giorni scorsi aveva detto «il governo avrà la risposta che merita». Forse Maroni ha reagito a questo.

«La nostra era la risposta a un governo che punta a delegittimare il sindacato senza cercare soluzioni ai problemi. Un vero confronto non c´è mai stato: sui licenziamenti il governo opera perché i giovani non abbiano le protezioni in vigore per tutti gli altri, sulla riforma pensionistica costruisce un sistema che farà acqua, perché sempre più si abbassano i contenuti. Poi cerca di sottrarre il Tfr alla volontà dei lavoratori, non rinnova i contratti dell´impiego pubblico e della scuola…Un ministro del Lavoro non risponde come Maroni, risponde a questi problemi».

Eppure Maroni dice: con Cofferati non tratto più.

«Un ministro non fa affermazioni di questo tipo. Soprattutto, non ripete due anni dopo quello che a suo tempo cominciò a dire in maniera subdola all´atto del suo insediamento in Confindustria Antonio D´Amato, "tratto solo con chi è disponibile". Già era cosa assurda fatta dal capo degli imprenditori: ma da un rappresentante delle istituzioni, questo è un atto gravissimo. Per questo dico che abbiamo un ministro estremista. Mentre quel ministero è sempre stato il punto di discussione più avanzata, nei rapporti tra governo e mondo del lavoro».

Erano i tempi della concertazione, il metodo istituito da Carlo Azeglio Ciampi per la mediazione sociale, in tempi di manovre finanziarie altrimenti insostenibili sotto il profilo del consenso sociale.

«Macché tempi della concertazione! Un ministro come Maroni noi non lo abbiamo avuto nemmeno negli anni Cinquanta: nel periodo più duro della divisione sindacale i ministri del Lavoro erano comunque attenti alle ragioni dei lavoratori. Maroni cerca di tagliare fuori un pezzo di Paese: c´è un rischio autoritario nel ridurre quello che in Europa si chiama spazio sociale».

Il governo sembra temere, equiparando Cofferati a Borrelli, lo stesso scenario che ne determinò la caduta nel 1994: avviso di garanzia a Berlusconi, e un milione di lavoratori in piazza.

«Scioperi ce ne saranno non c´è dubbio. Si comincia oggi con 4 ore di sciopero generale in Puglia, poi a Roma a metà febbraio con la prima grande manifestazione dei dipendenti pubblici nell´intero dopoguerra. Se il governo, come pare, chiude le porte al dialogo non c´è altra strada che intensificare la lotta. Quanto al `94 Berlusconi cadde, fu perché il partito del ministro del Lavoro (Clemente Mastella .n.d.r.) gli tolse la fiducia».