“Intervista” E.Letta: «Un azzardo troppo pericoloso, pagheranno imprese e lavoratori»

10/05/2004


LUNEDÌ 10 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 16 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Enrico Letta, responsabile economico della Margherita e capolista alle europee nel Nordest
"Un azzardo troppo pericoloso
pagheranno imprese e lavoratori"

LUCA PAGNI


      ROMA – «La ricetta Tremonti per il taglio delle tasse? Penso si tratti di un azzardo pericoloso che alla fine pagheranno le imprese e i lavoratori». Enrico Letta, responsabile del settore economia della Margherita e capolista alle Europee per il Nordest, boccia l´ipotesi Tremonti di riduzione del peso fiscale. Atteggiamento che non sorprende da un membro dell´opposizione. Ma quella dell´ex ministro non è solo un´accusa d´ufficio. Sono i toni allarmati che colpiscono: «L´operazione Tremonti è finalizzata al mantenimento di Silvio Berlusconi al potere. È l´ennesima operazione di breve periodo che non porterà benefici».
      Onorevole Letta, qualche effetto positivo, però, va riconosciuto al piano del ministro Tremonti. Ieri, Eugenio Scalfari ha scritto che il taglio degli incentivi alle imprese può contenere la spesa pubblica e ed evitare così l´early warning da parte di Bruxelles. Riuscendo allo stesso tempo a recuperare le risorse per garantire il taglio alle tasse. Non è d´accordo?
      «Penso che sia una lettura corretta. Ma rimango convinto che sia una soluzione di brevissimo termine. È un´operazione che serve solo a recuperare fiato per il finale di una campagna elettorale che al momento lo vede in difficoltà. Potrà, forse, servire da qui a giugno, ma presto ne pagherà politicamente le conseguenze».
      Vuol dire alle regionali del prossimo anno?
      «Esattamente, la soluzione Tremonti serve solo a spostare nel tempo il redde rationem con i suoi elettori, sperando nella ripresa».
      Questo significa che lei non vede a breve una congiuntura favorevole per l´economia italiana?
      «Sono tre anni che la strategia di Tremonti si basa su una ripresa che non arriva mai e anche questa volta non vedo grandi segnali favorevoli. Anzi, i segnali vanno tutti nella direzione opposta se si pesa a cosa significherà per le imprese il taglio degli incentivi. Vuol dire una gelata definitiva per il Mezzogiorno, ad esempio. Agli imprenditori rivolgo un appello perché si oppongano a un provvedimento che alla fine si rivolgerà contro di loro, perché Berlusconi farà pagare a loro il conto delle sue promesse elettorali».
      Perché gli imprenditori dovrebbero schierarsi contro? La ripresa dei consumi con la restituzione di parte del prelievo fiscale ai cittadini non sosterrà il rilancio dell´economia?
      «A parte che si tratta di una restituzione dovuta, visto che da tre anni il peso fiscale è salito dello 0,7%, e che privilegia soprattutto i ceti medio-alti. Ma non credo che dare semplicemente dei soldi ai cittadini dicendo fatene quello che volete serva automaticamente per il rilancio dell´economia. Non è accaduto per la Tremonti bis che, in pratica, era una restituzione di soldi agli industriali e che hanno reinvestito come volevano. Gli incentivi, invece, vanno finalizzati. Per esempio, è inutile insistere su produzione di basso valore e basso costo per le quali non c´è futuro contro i pari prodotti cinesi».
      Criticare è il compito delle opposizioni. Ma cosa farebbe il centrosinistra se fosse al posto di Berlusconi e Tremonti?
      «Innanzi tutto, intervenire sul costo del lavoro, abbassando i contributi. E sul taglio delle tasse intervenire là dove è utile e non a pioggia. Per esempio, abbassando l´iva sul turismo dal 9 al 5%, per sostenere la concorrenza di paesi come Francia e Spagna. O nei confronti dei settori più innovativi».