“Intervista” E.Letta: l’opposizione non si arroccherà

08/03/2004







domenica 7 marzo 2004

L’INTERVISTA

Letta: l’opposizione non si arroccherà

«Soltanto così salveremo il lavoro fatto sulle authority»

      ROMA – «Niente alibi, l’opposizione del "tanto peggio, tanto meglio" non esiste più. Se il governo vuole davvero una riforma equa delle pensioni può trovare una larga maggioranza in Parlamento…». Se invece vuole «cedere ai ricatti di Bossi», a farne le spese sarà l’intesa sul risparmio, unico vero fronte di dialogo tra i due poli. Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, detta le condizioni per il confronto: riportare il treno della previdenza sul giusto binario, quello della riforma Dini. Non vi rimboccherete le maniche, come chiede Fini?
      «L’offerta di dialogo su un tema come le pensioni è un dato positivo, ma senza fatti concreti le aperture di Fini e Tremonti sono esercizi di pura retorica. A metà legislatura il miracolo italiano è diventato un incubo e le persone più avvedute nella Cdl cercano di uscire dalle macerie prima di esserne travolte».
      Pensa che l’apertura su pensioni e risparmio sia pura strategia elettorale ?
      «Sul risparmio l’apertura è seria, il governo ha dimostrato di voler accogliere le quattro condizioni poste dal centrosinistra: non una authority unica ma tre, via la depenalizzazione del falso in bilancio, nomine di tutte le autorità con il consenso dei due terzi delle commissioni parlamentari competenti e strumenti di tutela del risparmiatore».
      Sulle pensioni, invece?
      «Sulle pensioni, passi avanti non se ne vedono. E’ ovvio che dialogherei meglio con Tabacci all’Economia e con Casini a Palazzo Chigi, ma dobbiamo rapportarci al governo che c’è… Quello che voglio dire è che le parole non bastano, servono i fatti».
      Cos’è che non va nella proposta del governo?
      «Invece di mettere il vagone pensioni sul binario della riforma Dini, che Forza Italia votò nel ’95, magari imprimendole una forte accelerazione, si è imboccato il binario imposto da Bossi, che ha come elemento cardine la famigerata data del 2008».
      Perché famigerata?
      «La riforma deve far risparmiare, ma allo stesso tempo deve essere equa. Se parte dal 2008, per essere risparmiosa dovrà essere molto iniqua dal 2008 in poi, perché da oggi al 2008 si perdono 4 anni decisivi. Se invece dal 2008 dovessero farla equa, non garantirebbe il risparmio. Insomma, per rispondere al diktat di Bossi si sono infilati in un gioco sbagliato».
      La vostra proposta?
      «Imboccare il binario della riforma Dini. Si avrebbe, e in modo equo, lo stesso 0,7 di Pil di risparmio annuo».
      L’Ulivo come investirebbe i soldi risparmiati?
      «Per finanziare le voci del welfare prive di risorse, co.co.co., asili nido, assistenza alla maternità e agli anziani. Se la spesa sociale non sarà aumentata, gli anziani avranno meno prestazioni di oggi. Ecco perché serve una riforma equa».
      A proposito di equità, le pensioni dei parlamentari non sono un po’ alte?
      «Nel ’95 tagliando gran parte dei privilegi abbiamo dato il buon esempio, una riforma credibile deve prevedere ritocchi ulteriori. A queste condizioni il dialogo, per il bene del Paese, è fattibilissimo».
      Anche lo sciopero generale è per il bene del Paese?
      «Dopo lo sciopero di dicembre il governo ha rimesso nel cassetto una proposta pessima. Se oggi ne ripropone una semi-pessima, è perché lo sciopero ha avuto effetto»
Monica Guerzoni


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