“Intervista” E.Letta: «Il progetto del governo danneggia i conti pubblici»

08/09/2003




lunedì 8 settembre 2003

intervista
ENRICO LETTA: L’INVITO AL DIALOGO POTREBBE ESSERE IL RIFLESSO CONDIZIONATO DELLA PAURA DELLA PIAZZA
«Il progetto del governo danneggia i conti pubblici»

inviato a CERNOBBIO
E’ giusto varare una riforma delle pensioni efficace soltanto dal 2008? «Impossibile rispondere, il governo non fornisce i dati alla base delle scelte che intende compiere» afferma per l’opposizione di centrosinistra il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta.
Onorevole Letta, non ritiene più importante, come dice il ministro dell’economia Tremonti, una riforma strutturale che fare cassa?
«Se al termine di tutte le discussioni in corso il governo proporrà una riforma in grado di produrre effetti solo fra cinque anni avrà tutte le ragioni per farlo: evidentemente dispone di dati rassicuranti sulla spesa previdenziale. Ma allora perché non dice esplicitamente all’opinione pubblica che oggi non esiste alcun problema drammatico?».
Insomma lei non vede chiarezza?
«Per me sarebbe importante avere dal governo Berlusconi i dati alla base delle decisioni che stanno maturando. Tremonti e il ministro del lavoro Maroni devono spiegare perché ritengono sufficiente una riforma da applicare a partire dal 2008. Devono motivare il rinvio per un arco di tempo così lungo dell’entrata in vigore degli interventi previsti».
Servono o no misure immediate?
«E’ complicato partecipare al dibattito sulla riforma. Il governo un giorno parla di situazione drammatica per la previdenza e un altro giorno dice che va tutto bene. Ma il centro studi della Confindustria descrive un quadro devastante. E l’Unione europea si dichiara molto preoccupata».
E ammette che l’opposizione invece non chiarisce cosa vuole?
«L’opposizione su questo tema ha sempre dimostrato un riformismo pieno di fatti concreti. Le riforme previdenziali realizzate nell’ultimo decennio portano i nomi di Giuliano Amato, Lamberto Dini e Romano Prodi, non a caso tutti e tre uomini del centrosinistra».
Questa è storia: e oggi?
«Sia Fassino che Rutelli, leader dei democratici di sinistra e della Margherita, hanno manifestato un atteggiamento non pregiudiziale e non preconcetto. Ma evidentemente il governo non ha voglia di affrontare la materia secondo le aspettative del governatore Fazio, di D’Amato e dell’Unione europea. Comunque se non c’è bisogno di una riforma significativa e, come dice Tremonti, si evita lo scontro sociale siamo i primi a essere contenti».
Quindi è positiva l’intenzione manifestata da Tremonti di evitare tensioni?
«Spero solo non sia il riflesso condizionato della paura per il possibile ripetersi della protesta dei tre milioni di persone del Circo Massimo contro le tentate modifiche all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori con le regole per i licenziamenti senza giusta causa».
Paure a parte, la partita pensioni adesso potrebbe chiudersi tranquillamente?
«Se l’esito delle discussioni sulla riforma delle pensioni è quello annnunciato, comunque c’è un danno per le casse dello Stato».
Quale danno?
«L’"al lupo al lupo" gridato con grande forza da mesi produrrà una fuga verso il pensionamento anticipato, con l’utilizzazione delle cosiddette finestre per i trattamenti di anzianità. Mi sembra un metodo controproducente in un momento di difficoltà economiche e di peggioramento del deficit pubblico. In ogni caso, per la previdenza il governo ha deciso di scaricare su di noi la patata bollente».
Perché dice su di noi?
«In seguito al successo nelle elezioni del 2006 il centrosinistra sarà al governo. Se Berlusconi rinvia le soluzioni per le pensioni al 2008 significa che il governo in carica si aspetta che altri gestiscano questa materia. E vuol dire anche che Berlusconi stesso ammette che le riforme approvate all’epoca del centrosinistra hanno funzionato visto che lui non ritiene oggi di fare nulla».

(r.ipp.)