“Intervista” E.Letta: Giù subito le tasse sul lavoro

23/11/2004


             
             
             
             
            Numero 280, pag. 11
            del 23/11/2004
             
            Giù subito le tasse sul lavoro
             
            Enrico Letta (Margherita) indica a ItaliaOggi le priorità della manovra 2005.
            Dare la precedenza al calo di Irap e contributi
            di Livia Pandolfi
            Priorità alla riduzione delle tasse sul lavoro. Con il calo dell’Irap e dei contributi. E la cancellazione in Finanziaria 2005 di quella revisione degli studi di settore che toglie risorse al mondo produttivo per finanziare il propagandistico meno tasse per tutti. Così Enrico Letta, responsabile economico della Margherita ed eurodeputato, interviene nel clima infuocato della riforma fiscale. ´Siamo ormai a un preoccupante scontro istituzionale’, chiarisce Letta a ItaliaOggi, ´una battaglia da chiudere al più presto tornando subito con i piedi per terra’.

            Domanda. Chi secondo lei manca invece di realismo?

            Risposta. Chi vuole effettuare scelte affrettate senza considerare la delicata situazione economica italiana ed europea. La riduzione fiscale va accompagnata a tagli di spesa che invece questo governo negli ultimi tre anni non ha fatto. E anzi proprio nell’ultimo periodo a una spesa fuori controllo si sono accompagnati una serie di accordi con il pubblico impiego, ricerca, università. Scelte che comportano ulteriori uscite nel bilancio pubblico.

            D. Il premier assicura, però, che la riduzione delle tasse va fatta perché necessaria anche al rilancio dell’economia.

            R. Il calo delle tasse è uno spot elettorale. Che però Silvio Berlusconi è pregato di non fare a spese del Sud e dei nostri figli. Del Sud perché la copertura della riforma comporterà un importante riforma degli incentivi alle imprese con tagli consistenti che svantaggeranno per l’80% il Meridione. Sui nostri figli perché, come ci ha spiegato il presidente del senato Marcello Pera, la riforma potrebbe essere effettuata rompendo il Patto di stabilità e sforando il rapporto deficit/pil del 3%. Confido nella presenza in maggioranza di componenti in grado di bloccare questa avventura.

            D. Parla della componente cattolica?

            R. Esattamente. Considero questa parte come la più responsabile e seria dell’intera compagine governativa. Ma mi riferisco anche al ministro dell’economia Domenico Siniscalco, che, mi auguro, non voglia gettare alle ortiche il suo pedigree internazionale di uomo responsabile e credibile. Insomma, spero che Siniscalco non voglia passare alla storia come il ministro italiano che ha sforato.

            D. Quali sono le priorità che il governo dovrebbe inseguire in materia fiscale?

            R. Io dico che occorrerebbe concentrare quelle poche risorse che ci sono facendo scendere i contributi sul lavoro. Questo davvero darebbe un po’ di respiro al paese, anziché effettuare interventi generalizzati e poco efficaci sull’Ire.

            D. Sarebbe opportuno partire dal calo dell’Irap?

            R. Anche, ma non solo. Diciamo in generale che partirei dal calo delle tasse sul lavoro. Che poi significa essenzialmente ridurre il cosiddetto cuneo fiscale. I lavoratori si troverebbero più soldi in busta paga e i datori di lavoro otterrebbero un sollievo insperato.

            D. Piccole imprese, artigiani e commercianti puntano il dito sulla revisione degli studi di settore prevista in Finanziaria. Con l’indicizzazione annuale degli studi agli indici Istat si otterrebbe un sicuro inasprimento fiscale a carico degli autonomi. Che ne pensa?

            R. Che il governo, tanto preoccupato nel propagandare l’alleggerimento delle tasse, in questo caso sicuramente le alza. L’intera operazione della manutenzione della base imponibile iscrive in Finanziaria oltre 7 miliardi di euro in entrata. Se la riforma fiscale è di 6,5 miliardi di euro i soldi, deduco, arrivano da qui.

            D. Cosa c’è da fare per rilanciare l’economia?

            R. Poche cose: darei priorità assoluta a incentivi selettivi per finanziare la fusione o la crescita dimensionale delle imprese; aiuterei il Sud; metterei risorse su ricerca e innovazione a vantaggio del sistema imprenditoriale; e concentrerei le poche risorse nella riduzione delle tasse sul lavoro. Poi, soprattutto, farei le cosiddette riforme a costo zero, quella sul fallimento, quella sul risparmio e quella sui servizi pubblici. (riproduzione riservata)