“Intervista” E.Letta: «È solo una manovra da campagna elettorale»

19/02/2004


GIOVEDÌ 19 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 3 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il responsabile economico della Margherita, Letta

«È solo una manovra da campagna elettorale»
          Va nella stessa direzione delle dichiarazioni fatte da Berlusconi sul fisco e sull´evasione
          LUISA GRION


          ROMA – Così non va: la nuova proposta del governo sulle pensioni è iniqua ed elettorale. Lo «scalino» del 2008 è inaccettabile. Se le anticipazioni sulla riforma saranno confermate ci troveremo davanti ad una previdenza che rinuncia a modificare le cose oggi per rimandare al futuro i suoi effetti più negativi. Così la pensa Enrico Letta, responsabile economico della Margherita.
          Qual è, secondo lei, il maggior difetto della riforma che si va delineando?
          «Lo scalino del 2008, non vi è dubbio. Siamo convinti che sia essenziale eliminarlo. Introdurre uno scatto unico a partire da quella data creerà iniquità di trattamento legate all´anagrafe e non giustificabili. Sia la nostra proposta che quella dei Ds eliminava questo effetto. Ma è sbagliato il compromesso che sta alla base di questo progetto».
          Quale compromesso?
          «La decisione di riformare la previdenza solo a partire dal 2008 e di mantenere lo status quo oggi per costringerci nel futuro ad operazioni più pesanti. Lo ha voluto Bossi, ma visto il clima di campagna elettorale la maggioranza ha accettato di buon grado»
          I
          ntende dire che la formulazione è studiata apposta per non perdere voti?
          «Certo. E la posizione assunta va nella stessa direzione delle dichiarazioni fatte da Berlusconi sul fisco, sul suo invito a praticare evasione. Il governo pur di mantenere i voti e il consenso rinuncia di fatto a governare. Abdica e produce una riforma che manifesterà i suoi peggiori effetti solo nella seconda metà della prossima legislatura. Punta solo a salvarsi senza pensare alle conseguenze che questo progetto avrà sul futuro. Ma non andrà così, perché il prossimo governo lo cambierà».
          C´è qualcosa da salvare in questa nuova formulazione della riforma?
          «Va dato atto al governo che, con questa proposta, ha sbloccato una situazione difficile. Il fatto è in sé positivo. Ma se siamo arrivati a questo risultato è perché i progetti della Margherita e dei Ds hanno smosso le acque e perché il sindacato ha saputo mantenere sulla questione un atteggiamento positivo. Il fatto è che tutto ciò non basta, non è sufficiente. Serve un ulteriore passo avanti seguendo i binari della riforma Dini».