“Intervista” E.Illy: «I rincari sono inevitabili»

21/01/2005

    venerdì 21 gennaio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 22

    LA SPESA DELLE FAMIGLIE – Per il presidente di Centromarca pesano gli aumenti delle materie prime
    Illy: «I rincari sono inevitabili»
    «Il blocco dei prezzi promosso da Governo e grande distruibuzione non ha rivitalizzato i consumi»

      VINCENZO CHIERCHIA

        MILANO • «I prezzi dei prodotti di largo consumo aumenteranno perchè le imprese, che operano in un mercato ad alta concorrenza, subiscono i pesanti rincari delle materie prime e le mancate liberalizzazioni di tanti settori chiave». Ernesto Illy, presidente di Centromarca, l’associazione che raggruppa le grandi marche, prevede dunque un 2005 di crescita per i listini all’ingrosso (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) e via via anche per i prezzi al consumatore.

        I rincari possano avere contraccolpi sui consumi, che sono in stagnazione da tanto?

          L’accordo blocca-prezzi fatto in autunno con Governo e catene distributive non ha avuto effetti sul livello dei consumi, che è rimasto depresso. Semmai, d’ora in avanti bisognerà impegnarsi per mettere in campo degli strumenti decisivi per rilanciare la fiducia dei consumatori e gli acquisti. Per quanto riguarda i prezzi va precisato che i listini dei prodotti di marca sono calati dello 0,4% nel corso del 2004. Nel frattempo lo scenario per le imprese si è fatto più complesso.

          Perchè?

            Sono aumentate in misura massiccia le materie prime sui mercati internazionali, e sono saliti i costi per le imprese indotti da aumenti tariffari determinati da uno scarso livello di concorrenza in molti settori, dalle tlc alle infrastrutture di trasporto e all’energia. Paghiamo lo scotto di questa situazione con prezzi mediamente più cari del resto d’Europa, in qualche caso si arriva anche a un 40% in più. Va poi ricordato che un’eccessiva concorrenza sui prezzi è poi dannosa per i consumatori stessi, nel caso dei prodotti di largo consumo. La qualità dei prodotti scende.

            Vuol dire che le imprese recuperano margini per investire?

              Certo. In Paesi come la Germania, dove c’è una massiccia battaglia sui prezzi, i consumatori pagano un prezzo alto. Nel settore caffè, per tagliare i listini, c’è un dilagare di varietà "robusta" che comporta un massiccio innalzamento della caffeina.

              Il caffè è uno dei comparti con i maggiori rincari.

                I Paesi produttori si difendono dal calo del dollaro aumentando i prezzi. E poi ci sono deficit di produzione dovuti all’abbandono di alcune colture. Le aziende di marca devono avere le risorse necessarie per competere sui mercati e investire in qualità e innovazione. Inoltre le imprese si confrontano con i cambiamenti strutturali dei modelli di consumo.

                Quali sono le principali trasformazioni?

                C’è un trasferimento netto di risorse dall’alimentare e dai prodotti di largo consumo verso settori come la telefonia e il complesso dell’hi-tech. In più il consumo alimentare di per sè si è modificato. È calato in numero medio di calorie e sono scesi gli scarti in rapporto agli acquisti globali. Insomma, il mercato si è ridimensionato e così le imprese devono puntare su una maggiore qualità dei prodotti. E quindi devono investire, ma non possono farlo senza risorse adeguate.

                Resta sempre il problema che la borsa della spesa resta pressochè vuota.

                  Abbiamo bisogno di poter innovare. In Italia la quota dei prodotti di marca, che sono i soggetti trainanti dell’innovazione, si attesta intorno al 65% mentre in altri Paesi, come la Gran Bretagna, si aggira sul 30 per cento. Con le catene distributive intendiamo cooperare strettamente e stiamo studiando come ridare slancio all’innovazione, per far sì che i consumatori abbiamo i maggiori benefici possibili. Certo, ci scontriamo anche con il fatto che la capacità di spesa delle famiglie si è indebolita.