“Intervista” E.Blasio: «Giacomelli al giro di boa»

24/02/2005

    giovedì 24 febbraio 2005

    sezione: FINANZA E MERCATI – pagina 38

    Intervista a Elio Blasio, docente universitario, avvocato e commissario Giacomelli

    Il Commissario del gruppo in Prodi bis conclude il proprio lavoro e annuncia le sue dimissioni
    «Giacomelli al giro di boa»
    Dopo 500 giorni, l’avvocato Elio Blasio rimette il mandato a Marzano: « Restano le revocatorie »

      MORYA LONGO

        MILANO • Ha concluso la vendita dei negozi del gruppo Giacomelli. Ha avviato numerose azioni legali e revocatorie. E ora Elio Blasio, uno dei tre commissari del gruppo in amministrazione straordinaria, ha deciso di rassegnare le dimissioni.
        «Oggi— annuncia in quest’intervista— comunicherò al ministero delle Attività produttive e al comitato di sorveglianza la decisione di lasciare l’incarico ».
        Con un ricordo intenso: « Il senso di gratitudine che ho letto negli occhi di alcuni giovani dipendenti per aver contribuito a salvare il loro posto di lavoro ».

        Qual è il motivo delle sue dimissioni?

          Ritengo che sia conclusa la parte operativa della procedura, che è la più significativa. Dopo 500 giorni di duro lavoro, avverto l’esigenza di tornare alla mia professione: quella di avvocato.

          Ora rimangono in carica solo due dei tre commissari. Ne sarà nominato uno nuovo, oppure la procedura può andare avanti ugualmente?

            Non so se verrà nominato un nuovo commissario, dato che dipenderà dal ministero. In ogni caso la procedura andrà avanti: ora che le cessioni dei rami aziendali sono concluse, rimane da svolgere solo l’attività liquidatoria.

            Qual è il bilancio di questi 500 giorni?

              A mio avviso è positivo, perché abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi prefissati dalla legge Prodi bis. Da un lato abbiamo mantenuto le imprese del gruppo Giacomelli sul mercato e dall’altro abbiamo salvaguardato tutti i posti di lavoro: tutti i 1.200 dipendenti potranno conservare il loro posto di lavoro.

              Se dal punto di vista occupazionale avete avuto successo, da quello dei creditori un po’ meno. Dalla vendita di Giacomelli e Longoni avete raccolto meno di 2 milioni di euro: una briciola considerando che il totale dei debiti iscritti al passivo ammonta a 625 milioni.

                Sì, però credo che l’accento non vada posto sul dato numerico. Giacomelli, a differenza di Cirio, non possedeva asset di alcun tipo. Abbiamo fatto stimare le aziende da 5 diversi periti nel corso del periodo, ma è il mercato che alla fine detta le condizioni.

                Per curiosità: i vostri periti quanto valutavano Giacomelli?

                  Nell’ultima perizia circa 3 milioni di euro.

                  Di fronte a queste cifre sembra che i creditori, inclusi i possessori del bond Giacomelli, abbiano ben poche speranze di rivedere i loro soldi…

                    La procedura farà il possibile per pagarli in percentuali che si sperano significative. È già partita l’azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori e sindaci, con una richiesta di risarcimento di 500 milioni di euro. È inoltre già stata incardinata l’azione revocatoria relativa all’operazione di acquisizione di Longoni avvenuta nel 2002. Sono infine in fase di attivazione 270 azioni revocatorie nei confronti dei fornitori per un totale di 110 milioni e 30 nei confronti delle banche per 35 milioni.

                    Quanto devono aspettare i creditori e gli obbligazionisti per rivedere una parte dei loro soldi?

                      Solitamente queste azioni durano tra i 3 e i 5 anni tra primo e secondo grado, a meno che non ci siano delle transazioni prima. È difficile però azzardare previsioni su tempi e recuperi.

                      Come avverranno i rimborsi quando arriveranno i primi soldi?

                        I creditori riceveranno acconti parziali mano a mano che sarà raccolta la liquidità.

                        Ha rimpianti, ora che sta per rassegnare le dimissioni?

                          Sono un tecnico: ritengo di aver svolto questo incarico con coscienza e con il cuore.