“Intervista” Diamantopoulou: «Più occupazione per salvare la previdenza»

17/09/2003




    mercoledì 17 settembre 2003


        L’INTERVISTA
        Il commissario Ue agli Affari sociali Diamantopoulou: decisiva la lotta al sommerso

      «Più occupazione per salvare la previdenza»

        DAL NOSTRO INVIATO

        BRUXELLES – «Il lavoro è la soluzione di tutto». Il commissario per gli Affari sociali dell’Unione europea, la greca Anna Diamantopoulou, invita a sviluppare l’occupazione per risolvere gli squilibri dei sistemi pensionistici pubblici e gli altri problemi al centro del dibattito comunitario: dalla scarsa crescita agli investimenti per le infrastrutture, fino al rispetto dei limiti di spesa imposti agli Stati dal Patto di stabilità. «Se hai un lavoro contribuisci ai fondi pensione – spiega – e paghi le tasse che possono essere investite nelle iniziative sociali e nelle infrastrutture».

        Come vede la proposta di riforma pensionistica del governo italiano?

        «E’ molto difficile intervenire sul dibattito interno negli Stati membri. Ma, naturalmente, bisogna tenere conto del livello di occupazione e delle previsioni future. In Italia la proiezione della spesa pensionistica fino al 2050 non è particolarmente allarmante proprio perché si prevede il raggiungimento di tutti gli obiettivi di Lisbona per l’occupazione nel 2010: 70% per il livello generale, 60% per le donne, 50% per i lavoratori con più di 55 anni. Un problema particolare italiano è combattere il lavoro sommerso, portare gli immigrati nel mercato legale, fra lavorare più donne e anziani. Questo vuol dire più contributi al sistema pensionistico. Tutte queste cose sono da considerare quando si fanno i calcoli economici. Ma, se non possiamo essere sicuri di raggiungere quello che a Lisbona ci eravamo proposti, dobbiamo avere un approccio prudente verso le previsioni».

        Lo sviluppo dell’occupazione stimola la crescita più dei tagli al sistema previdenziale?

        «E’ la famosa storia dell’uovo e della gallina. Ma, siccome le pensioni pubbliche sono un fatto molto concreto, i governi devono essere coscienziosi e lavorare contemporaneamente in direzioni differenti. Ci sono molte discussioni sull’età del pensionamento. In alcuni Stati si valuta di innalzarla. Ma, per farlo, si deve investire sulla professionalizzazione degli anziani per favorirne l’assorbimento nel mercato del lavoro. In ogni caso per toccare le pensioni, decidendo sulle preoccupazioni per la vita futura delle persone, c’è bisogno del consenso. Molti governi in Europa sono caduti per la riforma delle pensioni».

        Gli investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca favoriscono la crescita?

        «La mia ossessione è che non sia abbastanza. Noi dobbiamo investire in modo molto concreto e generoso sul capitale umano. Negli ultimi 5 anni oltre il 60% dei nuovi lavori creati riguardava settori ad alta professionalità. E sappiamo che oggi saper usare un computer è importante quasi come saper leggere o scrivere. Un’equazione economica semplice dice che la crescita è uguale alla produttività più l’occupazione. Bisogna far lavorare la gente per produrre crescita. Perciò i governi debbono riorientare la spesa pubblica sul capitale umano».

        Il presidente della Commissione Prodi è d’accordo con lei?

        «Prodi sta lavorando in questa direzione. C’è sempre un intenso dibattito nella Commissione sulla crescita».

        L’Ue richiama l’Italia perché penalizza l’occupazione femminile…

        «25 anni fa, a una dimostrazione a Roma, portavo un grande cartello che diceva "facciamo l’amore non i bambini". E quale era il messaggio? Se non non si investe in certe facilitazioni, le donne sono obbligate ad abbandonare il lavoro. In Italia non si fa quasi nulla per chi ha figli con meno di tre anni. Ecco un altro esempio ovvio del collegamento tra le politiche economiche, occupazionali e sociali».
    Ivo Caizzi


    Economia