“Intervista” Del Turco: così rischia l’isolamento

03/06/2002





Del Turco: così rischia l’isolamento
ROMA – È in macchina, lontano dai luoghi delle liturgie sindacali e, forse, da senatore, e da ex ministro delle Finanze e da ex presidente dell’Antimafia, è lontano anche dai crucci della sua vecchia missione di segretario generale aggiunto della Cgil. Ma Ottaviano Del Turco non perde la battuta: «A me capita ora di fare come quei pittori che si allontanano dieci metri dal quadro: vedi meglio le luci, i contrasti, l’insieme cromatico. Sulle cose della Cgil mi accade lo stesso. Ho la distanza giusta per valutare ciò che succede». Del Turco dipinge, è noto. Ed è noto anche che partecipò da primattore alla più drammatica spaccatura sindacale: l’accordo di San Valentino sulla scala mobile nel febbraio del 1984.
Come valuta questa svolta?
Era annunciata. Fin dal giorno della manifestazione fatta dalla sola Cgil. Era chiaro che le strade avrebbero avuto poi percorsi diversi. Io spero – e credo sia l’auspicio di tutti – che alla fine quelle strade si debbano ricongiungere. È l’augurio di tutte le persone di buon senso, ma non è un esito scontato. Il rischio è che la vertenza sull’articolo 18 finisca come il contratto dei metalmeccanici, con la Cgil isolata.
La Cgil ha detto che parteciperà alla discussione su tre dei quattro tavoli.
Vedremo come andrà. Ma l’isolamento è un rischio grave per la Cgil. Un rischio che non dovrebbe mai correre. Perché quando finisci in un vicolo cieco è il sindacato a rimetterci. Non ho mai visto un’operazione di questa natura con imprenditori e Governo in perdita.
La critica verso Cofferati è che ha scelto di fare politica. Condivide?
Non so. Dico solo che in questa svolta di oggi (ieri, ndr) c’è un piccolo compromesso tra opposti che è fragile per sua natura, nel senso che attribuisce alla Cgil una libertà molto larga, ma è anche una libertà che può portare all’isolamento.
Cofferati è pronto a organizzare un nuovo sciopero generale anche da solo.
Non riesco a immaginare una lotta sindacale fatta a colpi di sciopero generale. Non ne rammento nessuna. Non c’è in nessuna parte del mondo dove esista il sindacato. Tra l’altro si tratta di una battaglia che non lo vede unito.
E se il disegno di legge con i ritocchi all’articolo 18 finisse su un binario morto, come accadde per il Ddl sulle 35 ore ai temi del Governo Prodi? Chi avrebbe vinto la partita?
Non è questione di chi vince o chi perde. Spero non prevalga la tesi di chi vuole umiliare il sindacato. Sarebbero giorni bui. Se invece prevale una tesi più moderna, che punta al recupero del dialogo il più esteso possibile, allora il Governo dovrà per forza cercare una strada di contatto con la Cgil. Operazione non semplice, mi rendo conto. Soprattutto perché deve fare attenzione a non umiliare il ruolo propositivo di Cisl e Uil che si sono accollate un compito delicatissimo.
Ma, secondo lei, ci sono spazi di recupero?
La partita è complessa, non c’è dubbio. Sarà una trattativa in cui l’intelligenza tattica avrà una forza pari a quella dei contenuti del negoziato. Per quanto possa apparire grande è un paradosso molto realistico.
Se la Cgil persegue la linea dura e riempie le piazze, Cisl e Uil cosa rischiano?
La Cisl, soprattutto, rischia sempre e solo quando non ha un tavolo negoziale. Il tavolo per la Cisl è come l’acqua per i pesci. È un sindacato nato per trattare, trattare, trattare. Quanto alla Uil ci sono questioni irrisolte al momento del cambio della guardia tra Larizza e Angeletti. Che emergano in questa circostanza non mi spaventa, ma per quanto so del movimento sindacale italiano dubito che i maldipancia di Lotito possano cambiare il corso delle cose.
Ma una Cgil che si isola nella strategia del conflitto e magari aumenta anche consensi senza mai negoziare dove può arrivare?
Temo in un vicolo cieco. Ho conosciuto altre storie della Cgil. Uomini come Lama avrebbero evitato questa fine. Anche quando Lama subì l’iniziativa del partito – e mi riferisco al referendum sulla scala mobile – era consapevole di infilarsi in un tunnel senza uscita. Fu leale contemporaneamente con il suo partito, ma anche con la sua intelligenza.
Lei oggi avrebbe firmato?
Senza alcun dubbio. Il negoziato per il sindacato è vitale; il rifiuto del negoziato talvolta nasce da un sentimento di forza, ma talaltra rischia di essere la spia di una difficoltà insormontabile.

A.O.
Sabato 01 Giugno 2002