“Intervista” Debenedetti: «Questa iniziativa di Bertinotti nasce dalla campagna della Cgil: perché adesso non la sostengono?»

17/01/2003



17/1/2003

IL SENATORE DS CHIEDE UNA RIFORMA COMPLESSIVA PER IL MERCATO DEL LAVORO
Debenedetti: sparsi troppi veleni, così usciremo spaccati
«Questa iniziativa di Bertinotti nasce dalla campagna della Cgil: perché adesso non la sostengono?»

FRANCO Debenedetti è senatore dei Ds e imprenditore. Ma soprattutto, è l´autore del libro Non basta dire no, una sorta di «bandiera» dei riformisti sul tema del lavoro. Debenedetti non è affatto contento che Bertinotti abbia vinto la sua battaglia e che in tarda primavera si vada a votare sull´estensione delle garanzie contro il licenziamento anche alle piccole aziende.

Senatore, come voterà?

«Certamente voterò no»

Perché?

«Guardi, la disciplina dei licenziamenti e il funzionamento del mercato del lavoro, per noi della sinistra riformista è una questione essenzialmente di equità, ben prima che di efficienza. Ma la questione dell´articolo 18 è un problema interno alla sinistra, e oggi grazie a Bertinotti lo è diventato in modo drammatico e insidioso, nella polemica innescata dalla "riformicchia" del governo Berlusconi, poi lasciata cadere».

Deve ammettere che Cofferati ha vinto, avendo portato in piazza tre milioni di lavoratori contro quel progetto.

«Non è stata una vittoria. La vittoria sarebbe una soluzione del problema. E´ solo riuscito a dire "no", appunto, a bloccare qualsiasi riforma».

Qual è la sua proposta?

«Non c´è soltanto la mia proposta di legge, presentata alla fine della scorsa legislatura e ripresentata in questa: ce ne sono altre. Come quella di Tiziano Treu e di altri 30 deputati del centrosinistra. Ricordo anche l´iniziativa di Pietro Ichino, che si ricollega al sistema tedesco».

Cioè?

«Il giudice non ha sempre l´obbligo del reintegro, ma può stabilire anche il risarcimento per il lavoratore, decidendo caso per caso».

E il senatore Debenedetti cosa prevede?

«Nel caso di recesso da parte del datore di lavoro viene riconosciuta al dipendente un´indennità commisurata all´anzianità di lavoro e all´età, fino a 36 stipendi. Ma soprattutto si estende il diritto anche ai lavoratori para-subordinati».

Perché?

«Deve venir meno la divisione tra i lavoratori a tempo indeterminato nelle grandi aziende, che sono iperprotetti, e quelli non garantiti in piccole imprese o vittime del lavoro nero».

Il problema non è tecnico, mi pare, ma ormai politico.

«Cofferati ha impostato tutta la sua campagna sull´articolo 18 in nome dei diritti. Oggi dice no al referendum? Deve spiegare con quale logica permette che un "diritto" possa variare a seconda delle dimensioni dell´impresa in cui si è impiegati. Sono norme contrattuali, invece. In quella campagna hanno diffuso l´idea di un mondo imprenditoriale che minaccia discriminazioni. Hanno riesumato persino una vecchia immagine di Bruno Trentin che molti anni fa agitava lo spettro di padroni dediti a ricatti sessuali verso i dipendenti, capisce? Hanno lanciato veleni a piene mani. Quella campagna sui "diritti" mette la Cgil in una posizione difficile da spiegare».

La sinistra è più divisa?

«Basta leggere le dichiarazioni di Salvi e Fassino: lì è la spaccatura. E la Fiom è d´accordo con Bertinotti. Questo avrà conseguenze politiche molto gravi».

Come andrà a finire?

«Io credo che il referendum non passerà, però i consensi che il "sì" raccoglierà saranno maggiori dei voti che oggi raccoglie Rifondazione comunista. Il centrodestra sarà svelto a cogliere il pretesto e a dipingere tutto l´Ulivo su posizioni estremiste. Questo è il danno politico che il referendum porta ad una sinistra di governo».

g. pa.