“Intervista” Debenedetti: l´opposizione non si faccia condizionare

09/07/2002





intervista

(Del 9/7/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
Debenedetti: l´opposizione non si faccia condizionare

FRANCO Debenedetti, senatore Ds dell´ala liberal, propone il dilemma in modo molto chiaro: «A settembre le forze sociali si ritroveranno attorno al tavolo per l´attuazione del Patto per l´Italia e in quel momento l´opposizione di governo dovrà decidere dietro a quale tavolo sedersi: dietro i banchetti della Cgil per abrogare le norme che modificano l´articolo 18? Oppure dovrà presentarsi con proposte proprie? Come la "Amato-Treu" sugli ammortizzatori sociali che verrà presentata fra qualche giorno».

Senatore Debenedetti, le due linee sono così inconciliabili? Piazza e Parlamento non si possono integrare?

«Non si può, da un lato, trattare l´applicazione di una norma e dall´altro raccogliere le firme per abrogarla. Ciò che non è integrabile, è un´opposizione di governo e un´opposizione che si propone principalmente, se non unicamente, di mandare a casa questo governo».

Ma per la Cgil la priorità sembra essere la piazza: raccolta di firme, scioperi, agitazioni nei posti di lavoro…

«Al contrario, io penso che l´opposizione dovrà dimostrare una grande capacità propositiva. Se non la avrà, chi fa le trattative, resterà senza la forza dell´opposizione alle spalle».

Ma proprio in queste ore la Cgil ha convocato i partiti dell´Ulivo, ma anche Rifondazione e Di Pietro: siamo davanti ad un "collateralismo rovesciato"?

«Ho trovato molto singolare questa "chiamata" di Cofferati ai leader dell´opposizione e ho trovato propria la risposta di Rutelli. Cofferati ha un doppio profilo. Di sindacalista e di uomo politico. E´ indispensabile che questo doppio profilo si sciolga. Tanto prima, tanto meglio. Ma c´è un altro problema…».

Quale?

«A Pesaro, anche se personalmente ho votato per Enrico Morando, i Ds si sono dati una linea politica: quella di una opposizione di governo. E a quella linea io resto coerente. Da questo punto di vista trovo significativo il fatto che la prima presa di posizione sul Patto per l´Italia sia stato fatta congiuntamente da Bersani e da Letta, a rappresentare così l´unità dell´Ulivo».

Ma il Patto è tutto da buttare?

«Sono molto critico sul Patto per l´Italia. Penso che la modifica dell´articolo 18 sia di scarsa incidenza pratica e di complessa attuazione; penso che la riforma degli ammortizzatori sociali sia inadeguata. Ma non si può negare che, essendosi giocata tutta questa vicenda sul piano simbolico, Cisl e Uil abbiano finito per portare a casa un risultato molto importante».

Quale?

«La riduzione delle tasse per i ceti meno abbienti. E´ una misura di stampo keynesiano, non certo thatcheriano. E´ una piccola cosa, ma è pur vero che il governo anziché abbassare le aliquote più alte, taglia le tasse per i redditi più bassi con lo scopo di incentivare i consumi».

f.m.