“Intervista” De Lutiis: «Moro, Ruffilli, D’Antona… Forse c’è un solo ideologo»

27/03/2002

 Intervista a: Giuseppe De Lutiis
       
 

Giuseppe De Lutiis


Intervista
a cura di

Gianni Cipriani
  ex consulente commissione stragi


26.03.2002
"Moro, Ruffilli, D’Antona… Forse c’è un solo ideologo"


ROMA
Imprendibili come serial killer. Isolati politicamente, portatori di una visione ideologica mummificata e lontana anni luce anche rispetto alle ali più radicali del mondo antagonista. Forse, anzi probabilmente, con qualche antenna di buon livello nel mondo del lavoro, militarmente preparati. A distanza di tre anni dall’assassinio di D’Antona un grande mistero ruota intorno alle nuove Br. Chi sono? Quanti sono? Filiazione, sicuramente, dell’ultima leva di "irriducibili" arrestati tra il 1988 e il 1989 che mai hanno dichiarato conclusa l’esperienza della lotta armata. E poi?
«Davvero nessuno lo sa – commenta il professor Giuseppe De Lutiis, storico dei servizi segreti ed ex consulente della commissione Stragi -. Quello che mi sembra certo è che i nuovi brigatisti non sembrano così sprovveduti da un punto di vista militare: D’Antona fu ucciso freddamente a pochi passi da una facoltà universitaria frequentata da migliaia di studenti; Biagi in una stradina del centro storico bolognese da un killer che, da quanto sembra, sarebbe addirittura sceso in strada per sparere il colpo di grazia. C’è una spietata determinazione. Assai diversa rispetto alle azioni dei Nipr e dei Nta, che mi sembrano ispirate più, se così posso dire, ad una visione giovanilistica della lotta armata, più propensa alla propaganda che all’assassinio».

Infatti la differenza, sotto il profilo militare, è notevole. Anche se i Nipr hanno mostrato buone capacità e la stessa rivendicazione via internet sembra che sia stata "copiata" da loro. Del resto Nipr, Nta e Br si muovono nella comune prospettiva della costruzione del Partito comunista combattente…

«La possibilità che nel frattempo sia avvenuta una saldatura esiste. È un dato allarmante di cui si dovrà tenere conto. Gli inquirenti credo facciano bene ad esaminare questa ipotesi».

Veniamo alla mente del nuovo terrorista. Chi ha scritto la risoluzione-Biagi sembra qualcuno con il piglio del professore o del professorino che vuole far sfoggio di erudizione leninista e si rivolge quasi pedagogicamente alle masse. Non è così?

«Anch’io ho ricavato la stessa impressione. Ma mi faccio una domanda: anche in passato gli autori delle risoluzioni brigatiste erano menti qualificate. Ma le conosciamo? Le abbiamo davvero scoperte? Dico questo perché già in commissione Stragi è stato accertato che sul brigatismo toscano c’è qualcosa di non risolto; che sullo stesso caso Moro i lati oscuri che passano per Firenze sono rimasti oscuri. Ecco perché non mi sento di escludere che esista un filo rosso che partendo dal caso Moro sia poi arrivato all’omicidio Conti, a quello Ruffilli, fino a D’Antona e Biagi. Forse c’è un ideologo mai scoperto».

Un ideologo tutt’altro che sprovveduto…

«Sicuramente. Con la sua visione estremizzata, ma sicuramente con buone conoscenze. Qualcuno che, in senso lato chiaramente, ruota intorno al ministero del Lavoro. Una persona contigua al Palazzo, intendendo con questa espressione qualcuno che ha occhi e orecchie dentro i luoghi di trattativa, di elaborazione e di studio delle tematiche lavorative».

Talmente dentro da utilizzare alcune espressioni gergali che non esistono in italiano, ma che sono utilizzate all’interno del mondo della contrattazione. Qual è l’impressione dopo aver letto un documento con parole tipo: "Correlativamente" o "Corrispettivamente" o "Affrontamento" e altri neologismi simili?

«Che si tratta di espressioni che rimandano proprio a quel mondo: a quello del lavoro, del sindacato, della contrattazione. Sono senza dubbio impronte semantiche. Anche se è giusto interrogarsi se si tratti di impronte reali, proprie del nuovo ideologo, o artatamente inserite per distrarre la nostra attenzione».

Qualcosa che rimanda ai centri sociali? O chi guarda a questi ambienti perde solo del tempo?

«L’esprienza dimostra che si perde del tempo. Non posso escludere, in alcuni limitatissimi settori, continguità con Nipr o Nta, ma non certo con le Br, che sembrano un gruppo chiuso, compartimentato, che si muove su logiche totalmente diverse. In questi giorni abbiamo visto come molti gruppi dell’estrema sinistra hanno duramente attaccato i brigatisti. E poi, come è stato più volte ripetuto, è difficile non vedere l’enorme differenza che esiste tra un impianto ideologico così rigido e ultra-ortodosso come quello che traspare dai documenti delle Brigate Rosse e il movimento, comprese le sue parti più radicali, comunque portatori di una diversa visione e di un modo diverso di concepire la lotta e l’impegno politico».

Nonostante la continuità, le nuove Br-Pcc non sono esattamente le vecchie. È difficile prevedere le loro mosse utilizzando gli schemi del passato. Ciò detto, l’impressione è che colpiranno entro breve o no?

«Non si può escludere. Per ora ci sono stati due episodi isolati nel 1999 e nel 2002. Ma in futuro – mi auguro di no – potrebbero diventare più frequenti. Questi brigatisti mi sembrano più determinati ed anche "professionalmente" preparati. In grado di colpire e fuggire senza lasciare traccia».