“Intervista” D’Antoni: «Si torni alla concertazione. E il Cavaliere imiti Aznar»

29/03/2002






Il segretario dell’Udc, al vertice della Cisl dal 1991 al 2000, invita governo, sindacati e imprenditori a fare un passo indietro

D’Antoni: «Si torni alla concertazione. E il Cavaliere imiti Aznar»

      ROMA – Dopo lo sciopero generale del 16 aprile «tutti, cioè governo, sindacati e imprenditori, dovrebbero fare un passo indietro. Solo così si può passare dallo scontro al dialogo». Sergio D’Antoni è stato segretario generale della Cisl dal 1991 al 2000, «anni di contrapposizione perlomeno pari a quella di oggi». Dalle vicende di quel periodo D’Antoni (oggi segretario dell’Udc, con Follini e Buttiglione) ricava «una lezione chiarissima»: «I risultati più importanti sono stati raggiunti con la concertazione, che non è affatto un "metodo", bensì una "politica", che va perseguita sempre e comunque, come ha fatto Aznar in Spagna». Chi porta la responsabilità del duro scontro sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: governo, sindacati o imprenditori?
      «Il
      problema vero è che fin dall’inizio il governo ha affrontato il tema della concertazione con grande superficialità. Si è parlato di metodo, di passaggio al dialogo sociale, spiegando che questo significava aprirsi al confronto, ma senza accettare veti».
      Tutto sbagliato?

      «La concertazione non significa affatto accettare veti da qualcuno. Semplicemente perché non è un "metodo", ma una politica che deve qualificare l’azione del governo. L’esempio più evidente è quello di Aznar in Spagna: l’esecutivo fissa gli obiettivi, che restano fermi, e poi si "concertano" i percorsi coerenti con sindacati e imprenditori».

      E se qualcuno non ci sta?
      « Se ne assume le responsabilità. Ma un governo che firma accordi con Blair o con Aznar non può abbandonare la concertazione, non può concedere terreno fertile a chi vuole fare una scelta comunque di antagonismo».
      Cioè a Cofferati?
      « Già con i governi D’Alema e Amato la Cgil aveva dimostrato più una tendenza a contrapporsi che a concertare».
      Sul versante del governo chi ha mostrato di non credere alla concertazione: Maroni, Tremonti o Berlusconi?
      «Non mi compete dare pagelle».
      Allora diciamo così: a questo punto a chi tocca rilanciare la «politica della concertazione»», a Maroni, Tremonti o Berlusconi?
      « Non cito Aznar a caso. La sede fisica e politica non può che essere Palazzo Chigi, la presidenza del Consiglio. Su questo non c’è dubbio».
      Il 16 aprile c’è lo sciopero generale. Il governo può fare qualcosa per evitarlo in extremis?
      «Ormai è tardi. C’è lo sciopero e va rispettato. Il cammino si può riprendere subito dopo, il 17 aprile».
      L’ostacolo dei licenziamenti, però, resta anche il 17 aprile. E’ chiaro che Cgil, Cisl e Uil torneranno a chiedere lo stralcio dell’articolo 18 dalla delega sul lavoro…
      « Il governo può rispondere in un altro modo. Può ripartire dal Libro bianco. E’ o non è un documento dell’esecutivo? Bisogna trattare su tutto quello che c’è nel testo. Ma non voglio nascondermi dietro a un dito: si deve discutere anche di articolo 18».
      Siamo da capo: Cofferati neanche si siede a quel tavolo.
      «Il governo dica: trattiamo su tutto, senza pregiudizi né in un senso, né nell’altro. E poi vediamo chi si siede e chi non si siede . Questo significa che bisogna davvero rimettere in gioco l’articolo 18, nel senso che, innanzitutto, i sostenitori delle modifiche ai licenziamenti devono dimostrare che quelle proposte servono davvero ad aumentare l’occupazione».
      E qual è la sua opinione?

      «Che al Nord non serve a nulla. Ammesso che l’articolo 18 crei davvero nuovi posti di lavoro, questo non va fatto in aree dove c’è un tasso di disoccupazione al 2%, perché significherebbe solo alimentare nuovi flussi di immigrazione, interna ed esterna. Caso mai quelle misure possono essere utili per il Sud. Così la pensava anche Marco Biagi. Anzi visto che tutti vogliono citarlo, lo facciano bene. Nella sua ultima intervista Biagi diceva: modificare l’articolo 18 può servire, se serve a qualcosa, solo nelle aree del Mezzogiorno».

      In ogni caso per fare quello che dice lei è necessario un atto preliminare: sindacati e governo devono fare la scelta politica di riprendere il confronto «senza pregiudiziali». E’ così?
      «Non c’è dubbio. Dopo uno scontro tutti devono fare un passo indietro. E questa è una scelta politica. Si deve ricominciare azzerando le discussioni, facendo "tabula rasa"».
      Berlusconi ha intenzione di fare un passo indietro?
      «Mi sembra proprio di sì. L’ho visto l’altra sera al "Maurizio Costanzo show". E anche ieri si è dichiarato disponibile a riallacciare il filo con i sindacati».
Giuseppe Sarcina


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