“Intervista” Damiano: «Pensioni, tre anni di incentivi»

02/07/2007
    lunedì 2 luglio 2007

    Pagina 13 – Economia

      «Pensioni, tre anni di incentivi
      se non vanno rialzeremo l’età»

        Damiano: così si può trovare l´accordo, si parte da 58 anni

          ROBERTO MANIA

          ROMA – Un "gradino" per alzare l´età pensionabile di un anno, da 57 a 58 anni nel 2008, e poi gli incentivi per fare restare di più le persone in attività: su questa base Cesare Damiano, ministro del Lavoro, è convinto che possa essere trovata un´intesa con i sindacati. Per chiudere il tormentone sullo "scalone" e superare anche l´interminabile discussione sui lavori usuranti: perché deciderà di andare in pensione soprattutto chi svolge un lavoro faticoso. «L´intesa si può fare nelle prossime settimane», dice il ministro.

          Al di là dei buoni auspici, però, con i sindacati avete interrotto il negoziato. Non crede che anche l´indecisione del governo sul tema pensioni, oltre ad allarmare Bruxelles, stia contribuendo al crollo della fiducia nei confronti del governo registrato dagli ultimi sondaggi?

            «No, non lo penso. Piuttosto ritengo che le difficoltà del governo derivino in larga parte dalle troppe voci che si alzano sui vari argomenti. I cittadini sono così frastornati da un governo che non suona come un´orchestra. Questo è uno dei nostri limiti al quale si deve porre rimedio».

            E allora ci dica qual è, se c´è, l´unica "voce" del governo per chiudere la discussione sullo "scalone"?

              «Intanto vorrei dire che nell´ultima riunione del Consiglio dei ministri c´è stata una svolta che né i sondaggi né, ancora, gli italiani hanno potuto apprezzare. Il Dpef è stato votato da tutti. In quel documento e nel decreto sono contenute importanti iniziative sul terreno sociale. Dopo tanti anni vengono distribuite risorse a favore degli anelli più deboli della catena sociale: i pensionati a reddito basso e i giovani dal lavoro discontinuo, ai quali andrà più del 75 per cento dei 2,5 miliardi indirizzati allo stato sociale e alla competitività. A ottobre per due o tre milioni di pensionati (la platea deve essere ancora definita con i sindacati) arriveranno dai 300 ai 450 euro medi di anticipo di un incremento che a partire dal 2008 sarà strutturale. Aggiungo che ci sarà anche l´aumento dell´indicizzazione per le pensioni con un importo da tre a cinque volte quelle minime. Vorrei poi che qualcuno cominciasse a domandarsi quali effetti positivi avrà sulle future pensioni dei giovani il pacchetto di misure che abbiamo preso: totalizzazione dei contributi, riscatto laurea meno oneroso, piena copertura previdenziale nel caso di disoccupazione dopo un contratto a termine. Tutto questo modificherà in alto il risultato pensionistico di chi lascerà il lavoro dal 2031».

              D´accordo, ma è sullo scalone, e in parte sui coefficienti, che non avete raggiunto l´accordo.

                «Intanto i coefficienti: sono la legge Dini e quindi vanno applicati. Detto ciò siamo disposti a verificare l´eventuale aggiornamento dei parametri di base e a individuare, fermo restando l´equilibrio finanziario del sistema, forme di solidarietà e garanzia a favore di chi ha avuto una carriera professionale prevalentemente discontinua. Per quanto riguarda lo scalone abbiamo sempre detto che siamo disponibili ad un suo ammorbidimento attraverso il confronto e senza pregiudizi sugli strumenti per raggiungere gli obiettivi: dagli scalini alle quote. Ribadisco che per ammorbidire lo scalone saranno reperite ulteriori risorse all´interno del sistema previdenziale con risparmi e lotta ai residui privilegi».

                Cosa pensa della proposta di Cgil, Cisl e Uil di portare l´età a 58 anni e sperimentare per tre anni gli incentivi a restare al lavoro?

                  «Non abbiamo alcun pregiudizio, anzi. Gli incentivi vanno bene purché si possano ottenere risultati significativi in termini finanziari. Alla fine della sperimentazione sarà necessaria una verifica».

                  E se i risparmi risulteranno insufficienti, l´aumento dell´età sarà automatico?

                    «Certo, se si vogliono ottenere risparmi equivalenti».

                    La proposta dei sindacati, dunque, potrebbe essere la base per un´intesa?

                      «Può essere un punto comune di ragionamento».

                      Ma la Ragioneria sostiene che i risparmi sono aleatori.

                        «Non è vero che la Ragioneria dice che non si ottengono risparmi certi. Indubbiamente si devono individuare i criteri giusti per verificare l´impatto finanziario. Per esempio valutare il numero di persone che sulla base degli incentivi rinuncia ad andare in pensione e così stimare il possibile rallentamento delle uscite verso la pensione. D´altra parte penso che tutti si rendano perfettamente conto che non ci sono le risorse per un intervento che cancelli lo "scalone". E al tempo stesso comprendano che si pone il problema dell´innalzamento seppure graduale dell´età».

                        Restano i lavori usuranti. Lei escluderebbe gli operai dall´aumento dell´età, come propone Rifondazione?

                          «Se si adotta il sistema degli incentivi, il problema non si pone più negli stessi termini: chi sceglie di restare al lavoro difficilmente è impegnato in un´attività faticosa. L´altra strada, invece, è quella di ricorrere all´aumento graduale dell´età, differenziando le velocità tra i lavori in genere e i lavori più faticosi».