“Intervista” Damiano: «Intesa riformista, no a modifiche»

25/07/2007
    mercoledì 25 luglio 2007

    Pagina 3 – In primo piano

    La riforma del welfare
    Intervista al ministro del lavoro

      «Intesa riformista, no a modifiche»

        Damiano: sul piatto ci sono 25 miliardi, i massimalisti rischiano di perdere tutto

        di Giorgio Pogliotti
        e Marco Rogari

          «Si corre il rischio di perdere tutto se si va oltre il segno». Non usa mezzi termini il linistro del lavoro, Cesare Damiano, per far capire alla sinistra radicale che l’annunciata battaglia d’autunno sul protocollo sul Welfare rischia di far saltare il banco dove il governo ha faticosamente accumulato la "cospicua" dote messa a disposizione per Welfare e competitività. «A vantaggio dello Stato sociale e della competitività il Governo ha impegnato 25 miliardi nei prossimi 10 anni», esclusi i 10 miliardi per il superamento dello scalone e per i lavori usuranti che arrivano dal sistema previdenziale. Damiano si appella alla «responsabilità» del Prc e del Pdci. E sottolinea i contenuti dell’accordo: «Con le parti sociali abbiamo raggiunto un compromesso di altissimo profilo qualitativo, che avrà un forte impatto riformatore». A chi critica le misure adottate dal Governo il ministro replica: «È un intervento organico, non una commatoria casuale di proposte». E anche oer questo l’Esecutivo considera l’intesa «conclusiva». Come dire: allo stato attuale il protocollo è blindato.

          Signor ministro, il cammino per giungere all’accordo sul protocollo sul Welfare è stato lungo e tortuoso con scontri ripetuti nella maggioranza e con i sindacati: in questo anno di trattativa ha mai avuto paura di non riuscire a tagliare il traguardo dell’intesa?

            Ho sempre avuto un atteggiamento positivo ed ho scommesso sulla possibilità di concludere il negoziato. Però non c’è dubbio che il confronto sia stato lungo e anche molto difficile. E nell’ultima notte, quella in cui è stato raggiunto l’accordo sulle pensioni, c’è stato un momento in cui ho pensato che non ce l’avremmo fatta, perché il problema dello scalone si presentava insormontabile.

            A mettere a repentaglio l’intesa sono state più le pressioni politiche o i vincoli della copertura?

              Far quadrare la soluzione tecnica con iconti non era un’impresa facile. A un certo punto, però, abbiamo capito che, con aggiustamenti modesti, potevamo trovare un punto di equilibrio che ha fissato l’asticella, nell’ambito dei 10 miliardi di risorse in 10 anni che avevamo individuato, al 75% per quanto riguarda lo scalone e al 25% per i lavori usuranti. Noi eravamo partiti da una forbice 71-29 per cento.

              La partita però non sembra affatto conclusa. la sinistra radicale parla di controriforma delle pensioni e di un inganno sul mercato del lavoro annunciando battaglia in Parlamento. pensa ancora che l’accordo possa tenere?

                Il protocollo ha avuto apprezzamenti importanti. Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno già sciolto le riserve: c’è un annuncio di firma, seppure con diverse valutazioni sulle numerose parti che lo compongono. Anche Confindustria ha già espresso su diversi capitoli una valutazione positiva. Tutto questo non può essere sottovalutato. Ci troviamo davvero di fronte a un protocollo che avrà un forte impatto riformatore sullo stato sociale e sulla competitività anche a favore delle imprese.

                Eppure già si annuncia una pioggia di emendamenti sul testo che arriverà alle Camere…

                  Non siamo di fronte a una sommatoria casuale di proposte. Questo è un intervento organico per l’equità e la crescita che ha trovato anche le risorse compatibili con l’equilibrio dei conti nel medio e lungo periodo. il Governo ritiene l’accordo raggiunto con il sindacato come conclusivo, è ovvio. Naturalemte il Parlamento ha la sua autonomia, ma ricordo che le modifiche possono portare a miglioramenti come anche a peggioramenti, e quindi è necessario mantenere la rotta.

                  Che cosa risponde a chi accusa il Governo di non aver rispettato il programma dell’Unione?

                    Pur essendo la situazione difficile il Governo mantiene le sue promesse, grazie al risanamento della Finanziaria dell’anno scorso. Oggi ilprotocollo mette un’altra pietra in questa costruzione perché è capace di guardare allo stato sociale e alla competitività. Vorrei ricordare che in un anno e tre mesi, ovvero da quando si è insediato, il Governo è riuscito a risolvere i problemi ereditati dall’Esecutivo precedente. Problemi che sembravano impossibili da affrontare.

                    Sta dicendo che gli scontri nella maggioranza sono da addebitare all’eredità del Governo Berlusconi…

                      Dico semplicemente che, con successo, abbiamo anticipato di un anno il decollo delle pensioni complementari; abbiamo sbloccato i coefficenti di trasformazione, che dovevano essere aggiornati nel 2005, dando addirittura alla revisione una cadenza triennale e automatica a partire dal 2010; abbiamo superato, con il consenso delle parti sociali, lo scalone, che sarebbe scattato dal 2008. Il tutto procedendo alla fase di risanamento della finanza pubblica e facendo i conti con il carattere instabile della situazione politica, dovuta ad uno scellerato sistema elettorale che va cambiato.

                      È um messaggio per Giordano e Dilibero?

                        C’è una domanda che io mi pongo sempre: abbiamo migliorato la condizione di chi sta peggio? Posso dare una risposta affermativa perché quegli oltre 3 milioni di pensionati con trattamenti al di sotto dei 600 euro al mese avranno un vantaggio. Così come lo avranno i nostri figli intrappolati nei lavori discontinui, grazie alle nuove tutele, agli ammortizzatori e alla possibilità di aspirare ad una pesione migliore perché i contributi verranno totalizzati e la laurea si riscatterà in modo vantaggioso. Quanto al mercato del lavoro, abbiamo posto un freno all’uso distorto dei contratti a termine.

                        Porrete la fiducia per blindare l’accordo?

                          La scelta spetta al premier e al Governo nella sua collegialità; certo che di fronte alla qualità e alla complessità delle materie nulla è da escludere.

                          La Cgil contesta il capitolo sul mercato del lavoro, Confindustria quello previdenziale. Sono possibili firme parziali o l’accordo va siglato in blocco?

                            Il protocollo va giudicato nella sua interezza, ma nulla vieta che sindacati e imprese possano porre la firma al documento con giudizi articolati su singoli punti.

                            Come replica all’accusa mossa dal direttivo della Cgil di aver cambiato in extremis idea sul mercato del lavoro?

                              La concertazione si è svolta in modo approfondito con tutti. In questi mesi abbiamo condiviso alcune cose e ci siamo scontrati su altre. Nelle conclusioni si possono individuare aspetti critici, ma tutto ciò non oscura il percorso complesso e prezioso che abbiamo compiuto.

                              E alla Ue che ha sollevato dubbi sulla copertura?

                              Problemi non ce ne sono, abbiamo lavorato di concerto con il ministro Padoa-Schioppa, ogni pagina del protocollo è stata valutata insieme all’Economia. Per gli interventi sulle pensionoi basse e sugli ammortizzatori stiamo ragionando sempre di risorse strutturali, che rientrano nei 2,5 miliardi dell’extragettito.

                                Per il commissario Almunia i rischi per la sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche sono ancora elevati.

                                È una preoccupazione che l’Europa avanza costantemente. L’accordo ha le coperture necessarie e non solleva alcun problema.

                                Non c’è il rischio che le clausole di salvaguardia, a cominciare da quelle sul riordino degli enti previdenziali, aumentino la pressione contributiva e fiscale?

                                  È una misura di precauzione necessaria ai fini contabili, ma siamo certi che con il piano industriale che presenteremo entro la fine dell’anno, attraverso le sinergie gli enti saranno in grado di produrre i risparmi indicati, che peraltro sono prudenziali. È un progetto meno ambizioso rispetto alla fusione, ma in grado di produrre maggiori risorse.

                                  Parte delle risorse che serviranno per la copertura dello scalone arriveranno dall’aumento dell’aliquota dei parasubordinatui. Una soluzione che solleva dubbi sotto il profilo dell’equità.

                                    Anche se non avessimo avuto bisogno di gettito le avremmo alzate, perché il Governo si è impegnato alla progressiva equiparazione delle aliquote contributive dei parasubordinati e dei lavoratori dipendenti per garantire l’adeguatezza delle future pensioni. Le abbiamo già portate dal 18 al 23%, e per arrivare al 26 ci vorranno altri tre anni: non è detto che nell’arco della legislatura riusciremo ad equipararle completamente.

                                    Portare il livello della pensione al 60% dell’ultima retribuzione è un auspicio o un automatismo?

                                      Non è un automatismo. Fin qui il tasso di sostituzione era stato calcolato al 40% nel sistema contributivo. Con le misure a sostegno dei giovani stimiamo che il tasso di sostituzione possa arrivare al 60%, escludendo la pensione complementare.

                                      La partita sull’età pensionabile sulle donne potrebbe essere riaperta da una sentenza della Corte di giustizia Ue? Resta convinto che la soglia non vada alzata?

                                        Il Governo nel corso della trattativa non ha avanzato alcuna proposta di innalzamento dell’età pensionabile delle donne, le finestre per la pensione di vecchiaia allungheranno di qualche mese la permanenza al lavoro. Vedremo cosa ci dirà l’Europa.

                                        Le misure sullo straordinario e sulla contrattazione integrativa scattano già nel 2007?

                                          No. Nel 2007 la quota impiegata è di 900 milioni per l’anticipo delle pensioni più basse, in vista della loro rivalutazione che scatterà dal 1° gennaio 2008.