“Intervista” Damiano: in Italia salari bassi

07/06/2007
    giovedì 7 giugno 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Damiano: in Italia salari bassi,
    ora redistribuire la produttività

      «È dal 1993 che nel nostro Paese c’è moderazione». «Entro giugno spero in un accordo sulle pensioni e nella modifica della legge 30»

        di Laura Matteucci/ Milano

          SALARI – «La moderazione salariale attuata dai sindacati è una componente importante del risanamento dei conti ormai da molti anni, dal 1993. Quello che è mancato, invece, è la distribuzione ai lavoratori di una quota della crescita della produttività. Si tratta di mettere insieme una serie di misure capaci di tutelare i redditi e, nello stesso tempo, che funzionino da deterrente per i rischi inflattivi». Il ministro del Lavoro Cesare Damiano replica al presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che usa toni sempre più espliciti nei confronti delle parti sociali in merito alle contrattazioni salariali, e adesso chiede chiaro e tondo di «evitare gli eccessi», perchè «potrebbero alimentare le pressioni inflazionistiche e minare il potere di acquisto dei cittadini dell’area euro». E risponde anche ai sindacati, facendo chiarezza sui tavoli di concertazione, che vorrebbe chiudere entro fine giugno, e sulle modifiche alla legge Biagi prossime venture.

          Ministro, partiamo dal monito di Trichet: come si tutelano oggi i salari e i redditi? Ha parlato di un pacchetto di misure, quali?

            «Si tratta di rinnovare i contratti alla loro scadenza, di fissare l’inflazione programmata in modo che non sia distante da quella reale, di discutere il salario di produttività, a livello di contrattazione decentrata, in modo che una parte del miglioramento delle retribuzioni sia legata alla crescita della produttività. Si tratta anche di aumentare le pensioni in essere, a partire da quelle più basse, così come stabilisce il programma di governo. E di approntare una serie di ammortizzatori sociali di carattere universale, capaci di tutelare sia il lavoro stabile sia quello flessibile. Questo insieme di misure è senza dubbio in grado di tutelare i redditi, e nello stesso tempo anche di proteggere contro i rischi inflattivi».

            Lei ha sempre detto che i tavoli di concertazione vanno chiusi entro giugno. È un’ipotesi ancora valida?

              «Per quanto mi riguarda, sì. Anche perchè sarebbe sbagliato sovrapporre questi lavori alla discussione sul Dpef (il Documento di programmazione economica e finanziaria, che il governo dovrebbe presentare sempre entro giugno, ndr)».

              Ecco, il Dpef: non è escluso che possa contenere alcuni temi al momento sul tavolo delle pensioni. È così?

                «Il Dpef potrebbe includere qualche provvedimento relativo alle pensioni, soprattutto se si tratta di questioni che devono diventare operative nell’immediato».

                Come quella dello scalone?

                  «Lo scalone dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2008, quindi è un problema che dovrà essere affrontato con urgenza».

                  Si parla di un extragettito in aumento rispetto a quanto già indicato: è solo un auspicio o una possibilità reale?

                    «Noi siamo partiti dai dati di marzo, già favorevoli: 10 miliardi di extragettito strutturali. Sapevamo anche che se le cose fossero andate meglio dal punto di vista del recupero fiscale, questa cifra avrebbe potuto aumentare. Anche la razionalizzazione degli enti previdenziali può contribuire allo scopo. Verificheremo nel corso del mese di giugno, ma in effetti le anticipazioni confermano che i conti stanno decisamente migliorando. È chiaro che se le risorse crescono, cresce anche la quota da destinare allo stato sociale».

                    Le modifiche alla legge 30: quali saranno i primi provvedimenti, e quando verranno effettivamente introdotti? Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni lamenta le anticipazioni uscite sulla stampa e ricorda che le nuove regole vanno concordate ai tavoli: lei come gli risponde?

                      «Intanto invito tutti a leggere le relazioni tenute ai tavoli, in cui le proposte sono già chiare, e senza distorsioni giornalistiche. Altro che anticipazioni. Poi, ricordo che qualsiasi modifica sia per quanto riguarda il mercato del lavoro sia gli ammortizzatori sociali, è e sarà oggetto di confronto con le parti sociali. Il nostro obiettivo è quello di accrescere la stabilità del lavoro, di renderlo meno precario. Al tavolo si è parlato della revisione dei contratti a tempo determinato, per calmierare le proroghe dei rinnovi. Si è parlato anche di una sorta di diritto di prelazione per il lavoratore, nel caso l’azienda intenda assumere a tempo indeterminato per quelle stesse mansioni. Poi, c’è la partita del part-time, con l’intenzione di definire modalità più adeguate anche in considerazione delle dinamiche familiari. Vogliamo intervenire nella disciplina del lavoro dei disabili e delle fasce deboli. Abrogare le forme più precarizzanti, ovvero lo staff leasing, il lavoro a chiamata e il contratto di inserimento, quest’ultimo da riconvertire per progetti destinati alle fasce più svantaggiate. Intendiamo anche intervenire, come suggeriscono le parti sociali, sulle coop spurie, le casse edili anomale, sui contratti pirata, proseguendo la battaglia già intrapresa al lavoro nero».

                      Tutto questo, quando?

                        «Poichè l’obiettivo è chiudere entro giugno, si tratta di riconvocare al più presto le parti per cercare di arrivare ad un’intesa».