“Intervista” Damiano: Il protocollo rimane la sintesi più alta possibile

22/10/2007
    domenica 21 ottobre 2007

      Pagina 4 – Economia

        Damiano
        Il ministro del Lavoro commenta la manifestazione di Roma sul welfare

          "Le voci di dissenso vanno ascoltate
          ma al referendum i sì erano 4 milioni"

          "Il protocollo firmato con le parti sociali rimane la sintesi più alta possibile"

            LUCA IEZZI

            ROMA -«Il protocollo firmato con le parti sociali rimane per il governo la sintesi di più alta qualità possibile». Il ministro del Lavoro Cesare Damiano non solo ribadisce che il protocollo Welfare è blindato, ma non rinuncia alla polemica contro chi critica da sinistra: «Basta utilizzare il programma come un simbolo, specie sul lavoro poi, dove se si guarda ai contenuti, lo stiamo applicando in maniera radicale. Le voci di dissenso vanno sempre ascoltate, ma se si manifesta contro la legge Biagi, bisogna ricordare che per il suo "superamento", come è scritto nel programma, abbiamo già cancellato il lavoro a chiamata, modificato il contratto d´inserimento e sullo staff leasing sarà insediata una commissione per deciderne la sorte».

            Il protocollo non è un compromesso da migliorare in Parlamento?

              «Esattamente il contrario: produce un miglioramento ai lavoratori senza chiedere nulla in cambio. Poi il Parlamento è sovrano e può proporre tutte le modifiche che vuole, ma a chi da sinistra chiede cambiamenti ricordo che anche da destra vorranno intervenire. L´equilibro raggiunto è delicato e visti i numeri della maggioranza, specie al Senato, se si tocca l´accordo non è detto che il risultato sia un potenziamento delle garanzie sociali».

              Il governo eviterà ogni intervento?

                «L´intenzione mia e di Prodi è di garantire l´equilibrio, anzi penso proprio che il governo abbia il dovere di rappresentare fino in fondo la volontà espressa da 5 milioni di persone che per l´80% hanno promosso il protocollo».

                Significa che quei 4 milioni pesano più del milione in piazza ieri?

                  «Non voglio contrapporre le manifestazioni politiche con quelle sindacali, i due ambiti devono rimanere autonomi. Nel referendum si sono espressi lavoratori dipendenti, pensionati e giovani precari e il risultato democratico è stato chiaro».

                  Da sinistra chiederanno nuovi sforzi contro il lavoro precario.

                    «Abbiamo ottenuto dei risultati importanti nella stabilizzazione dei precari nei call center, nell´emersione del lavoro nero in edilizia, nella sicurezza, sull´estensione di maternità e malattia per i lavoratori flessibili. Dai ministri si lamentano di quanto dobbiamo ancora fare in questo settore vorrei altrettanta attenzione su altri fronti: sul programma c´era scritto anche che avremmo superato i centri di permanenza temporanei per gli immigrati. È stato fatto?».

                    Anche nel referendum il dissenso c´è stato, specie nelle fabbriche.

                      «Certo e non lo sottovalutiamo, rispetto però a letture facili, noto che nei call center i sì sono stati il 90% e nelle grandi fabbriche il risultato si è diviso a metà. Alla Fiat lo hanno bocciato, ma alle acciaierie di Taranto e Terni lo hanno promosso. Peraltro penso che quel disagio dipenda da altro, come l´invisibilità sociale del lavoro, in particolare di quello operaio, e il potere d´acquisto ormai seriamente intaccato dall´aumento del costo della vita».

                      Saranno i salari il prossimo intervento del governo?

                        «I salari possono crescere grazie a rinnovi contrattuali regolari e con l´incremento della contrattazione di secondo livello che il protocollo incentiva. L´obiettivo deve essere quello di trovare nel futuro le risorse per diminuire la tassazione sul lavoro dipendente».

                        È un obiettivo su cui può ritrovare l´accordo con la sinistra?

                          «Sì, se si torna a ragionare sui contenuti».