“Intervista” Damiano: «Ecco il piano produttività»

21/05/2007
    domenica 20 maggio 2007

    Pagina 4 – In primo piano

    Concertazione
    Le misure per lo sviluppo

      «Ecco il piano produttività»

        Damiano: un taglio ai contributi che gravano sullo straordinario

          Giorgio Pogliotti

          ROMA
          Estendere il secondo livello contrattuale, con incentivi sia alla contrattazione aziendale che a quella territoriale – nelle aree distrettuali, per le piccole imprese e gli artigiani – per far crescere la produttività e migliorare le retribuzioni. Sostenere la contrattazione degli orari flessibili e la rimodulazione della contribuzione aggiuntiva che grava sullo straordinario per alleggerirla.

          Su queste leve occorre agire per dare un impulso alla crescita di competitività delle imprese italiane, secondo il piano illustrato alle parti sociali dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ai tavoli sulla concertazione.

          Si è concluso da poco il primo "giro" di consultazioni ai diversi tavoli tecnici e il ministro trae le prime conclusioni. Per far decollare la contrattazione di secondo livello il ministro intende mettere a disposizione un mix di strumenti, incrementando il tetto del 3% della retribuzione sottoposta allo sgravio, riducendo il contributo di solidarietà del 10% pagato dalle imprese, prevedendo una parziale forma di pensionabilità dei futuri aumenti. Con una rimodulazione al ribasso del trattamento contributivo aggiuntivo che grava sullo straordinario, introdotto dalla Finanziaria 2006. Che per le imprese industriali è pari al 5%, 10% e 15% per le ore eccedenti le 40, 44 e 48.

          Ministro Damiano è d’accordo con il segretario del Prc, Franco Giordano, che sostiene "nel Governo c’è una doppia anima e ciò rappresenta un problema"?

            Non mi stupisce che tra 25 ministri ci possano essere inclinazioni diverse. Credo che sia logico dire che ci sono due anime, è evidente che alcuni ministri hanno una tradizione ed un legame forte con la parte sociale, e altri hanno una tradizione più legata all’economia. Si tratta di stare in equilibrio tra queste due anime, e fare una sintesi: questo è il valore aggiunto.

            In tanti nel Governo e nella maggioranza hanno messo gli occhi sull’extragettito. Il ministro Padoa.Schioppa non vuole disperdere la dote ed è attaccato. Lei è solidale?

              L’azione del Governo deve essere per sua natura solidale, ma nei momenti decisione politica l’ultima parola spetta al presidente del consiglio, che al di là dei singoli mninistri, deve rappresentare la sintesi.

              Si riferisce al pubblico impiego. Il premier ha "preso in mano" la vertenza, come uscirete dall’impasse?

                Spero che se ne esca presto, anche perché il problema del pubblico impiego non è sganciato dal tema complessivo della concertazione. Sul possibile esito voglio limitarmi a dire soltanto che se abbiamo fatto 30, possiamo fare 31, trovando soluzioni adeguate, attraverso una disponibilità reciproca.

                Veniamo agli incentivi alla competitività. Gli artigiani rivendicano più attenzione alla contrattazione territoriale. Li avete dimenticati?

                  Assolutamente no. Non voglio far polemiche, ma basta leggere la mia relazione di venerdì al tavolo di concertazione, che parla esplicitamente di incentivare la contrattazione aziendale e territoriale, quest’ultima nel caso dei distretti di produzione omogenei, dove esistono accordi per le piccole imprese e le imprese artigiane. Vogliamo estendere la contrattazione aziendale anzitutto con un abbassamento del contributo di solidarietà a carico delle aziende, in modo temporaneo e destinato a chi apre per la prima volta alla contrattazione di secondo livello. Finora hanno beneficiato degli incentivi 130mila aziende che impiegano un milione e ottocentomila lavoratori.

                  L’altro strumento su cui intende agire per far crescere la competitività è quello della flessibilità oraria e dello straordinario. Come replica ai sindacati che temono che alleggerendo la sovracontribuzione, il ricorso al lavoro straordinario possa sostituire il lavoro ordinario?

                    Intendiamo sostenere la contrattazione di orari flessibili, iniziando dal potenziamento delle forme già previste, incentivando istituti come il part-time lungo. In questo ambito proponiamo una rimodulazione delle fasce di sovracontribuzione sullo straordinario, semplificando il prelievo e alleggerendo i costi burocratici. Tutto ciò per dare più competitività al sistema. Ma non è nostra intenzione far sì che un’ora di straordinario costi un euro di meno dell’ordinario.

                    Che tempi prevede per l’individuazione degli strumenti?

                      I tempi della concertazione. A giugno tutte le tessere del mosaico dovrebbero essere sistemate. Il Governo ha un disegno organico, il sostegno alla competitività delle imprese deve procedere insieme all’estensione delle tutele con la definizione dei nuovi ammortizzatori sociali, alla riforma del mercato del lavoro, agli interventi sulla previdenza. La realizzabilità di questo disegno ha un vincolo, il plafond di 2,5 miliardi dell’extragettito che potrebbe aumentare se dovessimo operare dei risparmi di sistema.

                      A cosa si riferisce concretamente?

                        Penso alla fusione degli enti previdenziali che potrebbe produrre nel tempo dei risprmi.

                        Ma la limitartezza di risorse impone delle scelte sull’impiego dell’extragettito: tolta la quota per la riduzione del debito, quali sono a suo giudizio le priorità?

                        La fetta più grande va destinata alla previdenza, una quota più piccola ritengo spetti agli ammortizzatori sociali e come terza priorità c’è il sostegno alla competitività. Ma va tenuto tutto insieme, non si può pensare alla destinazione delle risorse ad un capitolo senza avere una visione generale per far quadrate i conti.

                        L’impressione è che nel dibattito sui temi previdenziali e sulla competitività, i problemi dei giovani finiscano in secondo piano.

                          È un’impressione sbagliata. Anche nel tavolo della competitività c’è una misura che riguarda anzitutto i giovani che andranno in pensione con il sistema contributivo. L’idea è quella di spostare una quota salario di produttività nell’ambito della contribuzione pensionistica, con i contributi figurativi. Tra le altre misure penso agli aumenti dei contributi previdenziali dal 18% al 23% per il lavoro a progetto, con la previsione di un ulteriore incremento graduale. O all’introduzione nel sistema previdenziale contributivo di elementi di solidarietà, con la totalizzazione dei contributi ai fini pensionistici e la facilitazione del riscatto della laurea. Saranno anzitutto i giovani a beneficiare dell’ampliamento della protezione degli ammortizzatori sociali anche alle imprese con meno di 16 dipendenti. Ricordo, infine, che nella regolarizzazione dei call center portata avanti con le parti sociali sono 20mila i lavoratori stabilizzati. Tutti giovani.