“Intervista” Damiano: cuneo fiscale, impegno da onorare

26/03/2007
    domenica 25 marzo 2007

      Pagina 11 – Politica

      Intervista
      Cesare Damiano
      Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale

      Il cuneo fiscale «Abbiamo assunto
      un impegno come esecutivo
      e dobbiamo assolutamente onorarlo»

        “Maggioranza ondivaga
        così perdiamo consensi”

        “Calo nei sondaggi per le scelte su tasse, pensioni, droga e indulto
        Il bonus fiscale? Meglio non inseguire logiche elettorali”

        PAOLO BARONI
        ROMA

          «Il calo di popolarità del governo? E’ dovuto indubbiamente a limiti ed errori compiuti, ma soprattutto alla percezione che ha avuto l’elettorato di un andamento ondivago su temi importanti, come tasse, pensioni, droga e indulto». Il ministro del Lavoro Cesare Damiano vuole essere realista, non nasconde i problemi, però sostiene anche che «tante misure che abbiamo adottato, a cominciare dal cuneo fiscale, non hanno ancora prodotto i risultati attesi». «Il bonus fiscale? Meglio aspettare il Dpef per distribuirlo, privilegiando giovani, donne e over 50».

          Ma in questi mesi cosa ha fatto più danni?

          «Senz’altro la varietà di voci all’interno del governo. Come ha dimostrato la stessa crisi politica, poi superata in modo brillante».

          Qualcosa di buono?

            «Non voglio aprire una sterile polemica sui numeri, però non si può disconoscere che questo governo ha impresso un’accelerazione che ha consentito una maggiore spinta verso la crescita ed un forte recupero di evasione fiscale e contributiva. Si tratta di un ciclo virtuoso sta già segnalando un importante consolidamento dei dati occupazionali. Poi ci sono altre misure, come le liberalizzazioni oppure il taglio del cuneo fiscale, che devono ancora dare il loro frutti. Quando avremo risolto i problemi con l’Unione europea, il taglio del cuneo (che porta uno sconto al costo del lavoro a tempo indeterminato) spingerà il mercato del lavoro verso un processo di stabilizzazione di cui tutti sentiamo profondamente il bisogno. Senza contare interventi come quello sui call center, che entro aprile assicurerà un lavoro stabile a 20 mila giovani, o la lotta al lavoro nero. Che in base ai dati Inail in sei mesi ha fatto emergere 50 mila occupati nel settore edile».

            A proposito del taglio del cuneo fiscale, con la Ue riuscirete a chiudere la partita prima della scadenza dei versamenti Irap?

              «E’ un impegno del governo e va assolutamente onorato».

              A fine maggio ci sono le amministrative e molti spingono per impegnare subito il famoso «tesoretto». E’ d’accordo?

                «La mia natura mi porta a seguire un cammino sganciato da scadenze o da obiettivi strumentali. Naturalmente se si è in grado di fare prima e meglio non mi tiro indietro, però eviterei di legarmi a delle scadenze magiche che poi, se non vengono rispettate, ti si ritorcono contro. Il governo deve impostare la sua azione a prescidere e proprio a questo scopo abbiamo aperto giovedì la concertazione con le parti sociali con l’obiettivo di concludere la discussione prima del varo del Dpef».

                Priorità?

                  «Giovani, donne e over 50, come ha detto Prodi. Categorie che devono veder aumentate le loro tutele nel mercato del lavoro a fronte della disoccupazione, oppure che devono avere migliori garanzie pensionistiche. Un’altra priorità è rappresentata dalla rivalutazione delle pensioni in essere a partire da quelle più basse».

                  Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, sostiene che «non sarà una passeggiata»…

                    «Gli argomenti che dobbiamo affrontare, ovvero crescita e produttività, modernizzazione della pubblica amministrazione, tutele, mercato del lavoro e previdenza, indicano già di per se una complessità. Non è mai stata una passeggiata: per arrivare al protocollo del 1993 servì addirittura un biennio. Al tempo stesso io credo che le indicazioni che ha dato giovedì Prodi costituiscano un riferimento puntuale e prezioso per poter distribuire le risorse disponibili verso gli ammortizzatori sociali, il mercato del lavoro, la previdenza e la crescita della produttività attraverso gli incentivi per il salario aziendale. Si tratterà di trovare l’equilibrio più conveniente. Con la più larga condivisione».

                    In questa fase la costruzione del Partito democratico può essere d’intralcio?

                      «No, anzi. Rappresenta un carburante importante. In fondo risponde ad una domanda che esiste a livello di società e in qualche modo si rende ancor più necessario dopo la crisi delle settimane passate: abbiamo bisogno di riunire le grandi forze e di avere un partito guida, che faccia da baricentro».

                      La soluzione della vicenda pensioni ora non c’è perché, come ha sempre sostenuto, arriverà dai tavoli di confronto. Però, forse, si può dire qualcosa sui coefficienti, che al momento sembra il vero ostacolo.

                        «Su questo tema le parole di Romano Prodi sono state chiare ed io le condivido. Non c’è dubbio che la legge Dini, che io ritengo una riforma importante, al momento della sua approvazione non ha considerato a sufficienza fattori come l’innalzamento dell’età delle persone e la discontinuità nel lavoro a carico delle nuove generazioni. Che noi abbiamo particolarmente a cuore e che devono avere un risultato pensionistico adeguato».

                        E quindi?

                          «Quindi il primo elemento di cambiamento per questi lavoratori, che ricordo andranno in pensione dopo il 2035 col sistema contributivo pieno, è quello di introdurre la totalizzazione di tutti i contributi».

                          Come evitare nuovi errori?

                            «Bisogna fare gioco di squadra, non dimenticare le cause che hanno portato alla crisi e soprattutto consentire a Prodi di poter fare la sintesi. La dialettica va bene, ma la lealtà tra alleati è necessaria».