“Intervista” Damiano: Basta scontri a sinistra

19/10/2007
    venerdì 19 ottobre 2007

      Pagina 2 – Economia

      L’Intervista

      Cesare Damiano: «Quello raggiunto è il punto di sintesi più alto, con altri interventi si perderebbe il filo della coerenza»

        Basta scontri a sinistra,
        non ci sono altri governi

          di Roberto Rossi/ Roma

          Tre giorni di incontri tra governo e parti sociali per arrivare a un nuovo accordo sul welfare. «Il punto di sintesi più alto» per il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che difende il provvedimento e avverte la sinistra: «non ci sono altre maggioranze per delle modifiche».

          Ministro come si può spiegare che un accordo votato dall’85% dei lavoratori abbia rischiato di saltare.

            «Non c’è stato questo rischio».

            Eppure sembrava che tutto andasse ridiscusso, che il governo avesse ceduto alla parte sinistra della maggioranza…

              «Bisogna sfatare una leggenda. Secondo la quale le specificazioni del protocollo portate al Consiglio dei ministri di venerdì 12 ottobre – vale a dire l’eliminazione del tetto numerico per i lavoratori usuranti, con conseguente mantenimento del tetto di spesa, l’inserimento nel contratto a termine di una sola proroga dopo i 36 mesi di durata assieme all’assistenza presso la direzione provinciale del lavoro di un sindacato comparativamente più rappresentativo – siano state delle concessioni del governo alla sinistra radicale».

              Ma queste modifiche non erano state concordate con le parti sociali, sindacati e Confindustria.

                «Non è vero. Al contrario, queste specificazioni erano state preventivamente valutate e condivise con i vertici delle confederazioni sindacali e di Confindustria. Tant’è che questi medesimi contenuti sono confermati nella scrittura finale del protocollo. Le osservazioni della parti sociali hanno viceversa riguardato altri punti del testo. Per la Confindustria l’automatismo dell’assunzione a tempo indeterminato dopo i 36 mesi. Per le confederazioni sindacali la stesura di alcune parti relative ai temi previdenziali. Altri punti, poi, sono stati perfezionati al fine di rendere la stesura del protocollo in normativa di legge, anche sotto il profilo testuale, la più aderente all’accordo del 23 luglio. Tenendo presente che si tratta di trentadue articoli e di centinaia di norme. In questa complessità si sono verificati alcuni scostamenti che sono stati corretti nel giro di 48 ore»

                Insomma, il tutto rientrava nella normale prassi di un accordo?

                  «Dico che non è raro che negli accordi sindacali ci siano delle parti da interpretare tant’è che sui contratti a termine abbiamo registrato, in questo supplemento di confronto, posizioni molto diverse fra impresa e sindacato, alle quali abbiamo dato un’interpretazione definitiva. Sono merse, difatti, problematiche non inizialmente valutate: mi riferisco ad esempio alla disciplina transitoria dei contratti a termine».

                  Ora inizia l’iter alle Camere. Questo nuovo accordo non dovrebbe disinnescare la discussione parlamentare?

                    «Il fatto che il testo, dopo un’ulteriore valutazione, riga per riga, parola per parola, sia stato sottoscritto dalle parti e valutato perfettamente corrispondente al contenuto e allo spirito del protocollo del 23 luglio, lo rende oggettivamente più forte. E rende anche più significativo il risultato del referendum dei lavoratori e pensionati. Questo accordo è il punto più alto di sintesi qualitativa che si potesse raggiungere. Per questo è da difendere integralmente».

                    Lei esclude che si possa porre la fiducia?

                      «Non escludo nulla. Dico solo che il governo ha un obiettivo molto preciso: difendere il protocollo nei suoi contenuti e farlo approvare nei tempi della legge Finanziaria. Naturalmente il dibattito parlamentare è sovrano e potrà richiedere le correzioni del caso ma è compito del governo mantenere la rotta della stabilità. Anche perché io sono persuaso che a correzioni di “sinistra” corrisponderebbero correzioni di “destra”. E questo potrebbe portare a uno squilibrio dei contenuti e, paradossalmente, danneggiare coloro che vorremmo proteggere e cioè la parte più debole del Paese».

                      A proposito di dibattito, il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, auspica nuovi miglioramenti. Secondo lei queste richieste si calmeranno dopo la manifestazione del 20 ottobre?

                        «Non lo so. È lecito che Franco Giordano si prefigga di portare cambiamenti. Dubito che su quei miglioramenti, dopo questa conclusione positiva e sostenuta da un referendum, si possa trovare in Parlamento una maggioranza sufficiente a far approvare ulteriori modifiche».

                        Se si dovesse intervenire c’è il rischio che salti tutto?

                          «C’è il rischio che a proposta corrisponda altra proposta e altre ancora e che quindi il protocollo perda il filo della coerenza sapientemente costruito in mesi di trattative».

                          Se quest’accordo sul welfare non fosse passato al Consiglio dei Ministri ci sarebbe stata la caduta di Prodi?

                            «Non abbiamo mai corso il rischio di arrivare a un esito del genere».

                            Quali saranno le prossime linee di sviluppo sul lavoro?

                              «Stiamo pensando a una estensione di iniziativa per quanto riguarda la regolarizzazione del lavoro a progetto che ha trovato una sua prima importante applicazione nei call center. Inoltre vorremmo dare continuità alla lotta contro il lavoro nero che, affermatasi nell’edilizia, estenderemo con più efficacia a partire dall’agricoltura. E poi c’è da attuare la delega sulla salute e sicurezza sul lavoro, altro testo estremamente impegnativo e fortemente atteso».

                              E pensare di agire fiscalmente sui redditi dei dipendenti?

                                «È un argomento da tenere in considerazione. Esiste un problema di tassazione di reddito da lavoro che è una nuova frontiera di impegno sulla quale il governo dovrà aprire una discussione. Non credo nei tempi di questa Finanziaria. Facciamo però un passo per volta».