“Intervista” Damiano: «accordo voluto dai lavoratori»

29/11/2007
    giovedì 29 novembre 2007

    Pagina 4 – Interni

      L’Intervista
      Il ministro del Lavoro, Damiano, replica alla sinistra: il protocollo attua il programma

        "Un accordo voluto dai lavoratori
        non un cedimento a Confindustria"

          Non ci sono vincitori e vinti,
          quel testo è un compromesso.
          Ma è l´atto più importante del
          governo in materia

            LUCA IEZZI

            ROMA- «È sbagliato parlare di sconfitti e vittoriosi: il protocollo Welfare non è nient´altro che un compromesso, difficile, complesso, ma è nato cercando l´equilibrio con le parti sociali e anche con il Parlamento. Tutti i compromessi sono sofferti, specie se si fanno scelte importanti. Sono stati sei mesi di trattativa sempre al limite». Il ministro Cesare Damiano incassa la fiducia e respinge tutte le accuse arrivate da sinistra, specie da Rifondazione Comunista.
            Eppure c´è chi si sente sconfitto e da gennaio la vita del governo sarà ancora più in bilico. Ne valeva la pena?
            «Il protocollo è il più importante atto del governo sullo Stato sociale e realizza proprio quanto scritto nel programma. I risultati sono già visibili: impediamo ai lavoratori di andare in pensione dal primo gennaio a 60 anni; 3,5 milioni di pensionati con assegni fino a 670 euro già stanno ricevendo una quattordicesima da 300 euro. Poi in prospettiva questo accordo distribuirà 40 miliardi di euro in un decennio. Il problema della maggioranza è l´incapacità di comunicare i risultati che ottiene. Abbiamo fatto tantissimo sull´emersione del lavoro nero, l´evasione previdenziale, la sicurezza sul lavoro, la regolarizzazione dei lavoratori precari. Altre tutele per giovani e pensionati arriveranno dalla conversione in legge del protocollo. Nonostante questo c´è chi vive di simboli e scopre, a giorni alterni, che lo staff leasing è o decisivo o ininfluente per i lavoratori».
            Sta di fatto che alcune modifiche approvate in commissione sono state cancellate. Il Parlamento non era sovrano?
            «Noi abbiamo sempre detto che bisognava difendere l´accordo trovato con le parti sociali, ma che avremmo accettato precisazioni e miglioramenti. Così è stato, molte modifiche sono rimaste, comprese le nuove norme su staff leasing e lavoro a chiamata, votate nonostante il parere contrario del governo».
            Le richieste di Confindustria hanno portato Fausto Bertinotti a parlare di "pericolo di neocorporativismo"
            «Sotto quell´etichetta gli studiosi europei mettono tutti i grandi accordi di concertazione: in Italia si fanno dall´83, ma in Svezia il primo risale al 1938 ed è passato alla storia come l´accordo di Saltsjobaden. Come vede nulla di negativo o da mettere in relazione con l´esperienza fascista».
            Questioni terminologiche a parte, quanto hanno pesato le pressioni a rispristinare il testo dell´estate?
            «La richiesta di difendere l´accordo iniziale non è arrivata solo da Confindustria, ma da tutte le parti sociali. Il governo voleva mantenere la parola data anche per l´importanza che diamo alla concertazione. Ma soprattutto è quanto volevano i lavoratori e i pensionati: in un referendum a cui hanno partecipato 5 milioni di persone i "sì" sono stati l´80%».
            A gennaio la sinistra radicale chiederà nuovi interventi sul mondo del lavoro. Da quali temi ripartirete?
            «Il protocollo è solo un tappa di quanto scritto nel programma. Però non si può lavorare come se ogni volta si ripartisse da zero e disconoscendo i risultati ottenuti. In questo modo si semina scontento e disillusione tra i lavoratori. I prossimi passi riguardano la "manutenzione" del sistema di contrattazione. In questo modo potremo difendere il potere d´acquisto dei salari con interventi fiscali, ma anche permettendo rinnovi in tempi fisiologici dei contratti nazionali e, grazie alla contrattazione di secondo livello, la restituzione in busta paga di una quota della produttività realizzata».