“Intervista” D.Pantaleo: «La Cgil sta soffrendo ma adesso dobbiamo reagire»

05/12/2003

BARI

VENERDÌ 5 DICEMBRE 2003

 
 
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L´INTERVISTA
Il segretario regionale del sindacato annuncia l´invio di nuovi uomini a Corato

Pantaleo: "La Cgil sta soffrendo ma adesso dobbiamo reagire"
          "La linea non cambia: la nostra aspirazione era evitare il fallimento"


          Ora la Cgil a Corato si prepara al "dopo Scognamillo". Avere un sindacalista agli arresti domiciliari per essersi fatto regalare un macchinone dall´azienda non è un bel colpo d´immagine per qualunque sindacato. Figurarsi per chi, come Domenico Pantaleo, il segretario pugliese, su moralità e legalità ha sempre puntato, dal caso Cascina allo scandalo Università, dai rischi di infiltrazione malavitosa all´Amiu alle inchieste sulla formazione professionale. Degli strani rapporti con i Ferri di Giuseppe Scognamillo, storico sindacalista ex Fiom poi approdato nella Filcams (e, politicamente, da sempre fedelissimo di Armando Cossutta), Pantaleo dice di non aver ricevuto, prima dell´arresto, altro che "voci". Forse per questo il sindacalista era "sotto tutela": alle trattative più importanti sul gruppo Ferri, negli ultimi tempi, non andava mai da solo ma sempre accompagnato da altri due grossi dirigenti sindacali della Cgil pugliese.
          Pantaleo, per la Cgil è un danno d´immagine pesante. Come lo sta vivendo?
          «Con la massima tranquillità dal punto di vista delle responsabilità, nonostante il duro colpo. Siamo convinti di aver sempre dimostrato con i fatti di esserci sempre battuti per gli interessi dei lavoratori. Questo non significa escludere che ci possano essere comportamenti individuali che vanno contro le regole del nostro sindacato».
          Ritornare a parlare con i lavoratori sarà un po´ più difficile, ora: un comportamento come quello di Scognamillo rischia di fare terra bruciata.
          «In realtà stiamo già attivando un confronto con i lavoratori e con i delegati. E riteniamo che il rapporto fiduciario con i lavoratori non verrà meno. Io penso che Scognamillo debba difendersi da accuse che gettano un´ombra inquietante su tuta quella vertenza. Per quanto ci riguarda, le regole sono ferree. Scognamillo è stato tempestivamente sospeso. In futuro ci riserviamo di decidere l´eventuale espulsione. Ribadiamo la piena fiducia nella magistratura, consapevoli che quel che è accaduto non intacca la credibilità di una grande organizzazione come la Cgil. Ma nel frattempo, dobbiamo continuare a lavorare per trovare una soluzione a quella vertenza».
          Già: come si risolve, adesso?
          «E´ evidente che ci sarà bisogno di un tavolo istituzionale. Qualsiasi sia la soluzione. Per i lavoratori, in termini immediati, serve la cassa integrazione. Anche perché sono quasi tutti giovani».
          Tornando al caso Scognamillo: sul suo conto le voci giravano già.
          «Non si può andare dietro alle voci. Contano i fatti. E ora c´è un fatto per noi doloroso sul quale si deve riflettere. Noi non abbiamo mai assecondato i suoi comportamenti. La nostra aspirazione era evitare il fallimento dell´azienda. E siccome non sta nelle nostre mani, a decidere sono i commissari, noi abbiamo cercato di fare quel che potevamo per evitare il fallimento e arrivare al salvataggio dell´azienda. Quest´impostazione rimane. Abbiamo già chiesto un incontro al ministero dell´Industria. Auspichiamo che venga data all´azienda l´amministrazione straordinaria. Per risparmiare il disastro ai lavoratori. Poi sta al Tribunale decidere».
          Da dove riparte il vostro lavoro, nella Ferri?
          «Abbiamo ricominciato a darci da fare già da ieri. Ci sarà presto un´assemblea, andremo avanti, pur comprendendo il disagio. Anche perché sappiamo che, nei confronti della Cgil, è rimasta una profonda fiducia».


          (da.c.)