“Intervista” D.J.Winteler: «Ifil, in vendita la Rinascente»

10/09/2004


          venerdì 10 settembre 2004

          sezione: FINANZA E MERCATI – pag: 28
          GRUPPO AGNELLI • L’a.d. Daniel John Winteler spiega la decisione: «Ottimali le condizioni per cedere»
          «Ifil, in vendita la Rinascente»
          «Non c’è nessun legame con la situazione in Fiat: puntiamo a ridurre il debito e a nuovi investimenti»

          ALDO BERNACCHI

          DAL NOSTRO INVIATO
          TORINO • Da ieri sera Ifil,la holding del gruppo Agnelli, ha deciso di mettere in vendita la quota di Rinascente che controlla pariteticamente con Auchan tramite Eurofind. Nel comunicato emesso alla fine del consiglio che ha esaminato i conti semestrali si parla di incarico al presidente (Gianluigi Gabetti) e all’amministratore delegato (Daniel John Winteler) di «valutare le diverse opzioni che meglio consentiranno di valorizzare l’investimneto nel gruppo Rinascente, ivi incluse la vendita totale o parziale». Winteler, appena uscito dal cda, appare soddisfatto. «Non mi si chieda se ci sono già gli advisor — dice nel suo ufficio di Corso Matteotti — perché fino a venti minuti fa non avevo ancora l’autorizzazione a procedere. Da domani saremo al tavolo con Auchan. L’operazione è complessa».

          Perché proprio adesso? Soltanto poco tempo fa Ifil manifestava l’intenzione di voler ulteriormente valorizzare l’asset. Non è forse l’allungarsi della crisi di Fiat ad aver accelerato i tempi?

          Assolutamente no. Noi in questi ultimi due anni, sotto la guida del dottor Gabetti, abbiamo lavorato sodo per trasformare Ifil da holding di partecipazione in società di investimento con una strategia più vicina ai fondi di private equity. Da sempre diciamo che solo Fiat è un investimento istituzionale, mentre tutto il resto è cedibile, se ne vale la pena. E Rinascente, dopo una serie di trasformazioni fino all’Opa del 2002, è l’asset tra quelli in portafoglio che presenta le condizioni ottimali sotto il profilo della valorizzazione.

          Stando a Rinascente, la venderete tutta a un solo acquirente o pensate di trovarne uno per l’alimentare e uno per il tessile considerando che il vostro partner, Auchan, candidata principale a iper e supermercati, non pare interessato ad abbigliamento e casalinghi?

          Abbiamo con Auchan una partnership nata nel ’97, regolata da precisi accordi, che sta funzionando molto bene. Rinascente ha raddoppiato il fatturato in dieci anni. Il Mol si è incrementato del 50%. Il numero di ipermercati è salito del 60%. E il 2004 sta andando bene. È chiaro che tutto verrà fatto d’intesa con i francesi che, è noto, hanno un forte interesse per l’alimentare e molto meno per il tessile. Una cosa è certa: noi abbiamo delle cifre in testa come valutazione degli asset. Al di sotto di queste non vogliamo andare anche se l’offerta verrà da Auchan. Bisognerà comunque, come in ogni operazione, coniugare valore e fattibilità.

          Secondo le stime l’alimentare di Rinascente avrebbe un valore attorno al miliardo e mezzo, il tessile incorpora immobili storici in alcune grandi città. Quanto può valere l’operazione complessiva?

          Le cifre che circolano riflettono solo multipli di mercato. In verità è del tutto prematuro parlarne.

          Sarà una concomitanza casuale, ma tutto il department store italiano si trova così in vista di nuovi assetti e nuovi proprietari dal momento che anche Coin vuole cedere i magazzini e Oviesse. Questo non crea qualche disturbo a Ifil?

          Non credo proprio, anche se un accavallamento sarà inevitabile se dovessimo scegliere la soluzione dell’asta. Ma, ripeto, sul tessile così come sull’alimentare, tutte le opzioni vanno prese in considerazione. E queste sono varie. Ma se l’operazione non è creatrice di valore per Ifil, non la faremo di certo.

          Non c’è tuttavia un’esigenza di cassa che la impone?

          Per fortuna no. Voglio essere chiaro: il massimo sarebbe benficiarne già in questo esercizio, ma con altrettanta franchezza dico che, se davvero avessimo avuto bisogno di risorse, avremmo scelto altri asset meno complessi di Rinascente per dismettere.

          Come la quota di San Paolo?

          Per esempio, se non fosse che riteniamo questo asset suscettibile di ulteriore valorizzazione.

          Da Rinascente contate in un’entrata sostanziosa. Servirà per nuovi investimenti o a mettere in cascina risorse fresche in vista della scadenza del convertendo Fiat che potrebbe di fatto portare le banche a essere il primo azionista del Lingotto?

          Ripeto, non c’è nessuna correlazione tra Rinascente e la situazione di Fiat. Sul convertendo c’è tempo per decidere. Il dottor Agnelli sosteneva del resto che è meglio essere azionisti con una quota inferiore ma di una società forte piuttosto che viceversa. Ciò detto, la nostra strategia da sempre è quella di concentrarsi su Ifil per ridurre il debito, garantire la cedola ai nostri azionisti (che per il 40% non è il gruppo Agnelli) e avere risorse per nuovi investimenti diversificati. Abbiamo sul tavolo molti dossier, in Italia, come in Usa e nel Far East.

          Ma se Fiat non torna a produrre reddito…

          La situazione di Fiat era difficile ma sta chiaramente migliorando. Ifil è stato sempre al fianco del management del Lingotto. Lo sarà anche in futuro. Il nuovo vertice ha una strategia chiara e ha dato prova di saper prendere anche decisioni difficili. Ha il nostro totale appoggio.