“Intervista” D.De Masi: «La paura? Modifica i consumi»

25/07/2005

    domenica 24 luglio 2005

      PRIMO PIANO – pagina 5

      Intervista / Domenico De Masi

      «La paura? Modifica i consumi»

        C.FO.

        «Il principale obiettivo del terrorismo è evitare che ci si abitui alla paura. Eppure perfino questo può accadere » . Per Domenico De Masi, sociologo e docente della Facoltà di Scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma, convivere con l’ansia per nuovi possibili attentati terroristici non imporrà cambiamenti radicali nel nostro modo di vivere, di muoverci all’interno delle nostre città, di gestire il nostro tempo libero. Paradossalmente, l’unica reazione che ci fa deviare dai percorsi e i comportamenti cui siamo più abituati tocca da vicino i consumi.

        Come può cambiare la propensione all’acquisto?

          Quello che avviene in periodi di tensione e ansia generalizzata come quello che stiamo attraversando è lo slittamento dai consumi della certezza a quelli della paura. Il timore, seppure irrazionale, di essere coinvolti in prima persona spinge verso consumi futili: ci potrà essere chi resta a casa, ma chi non rinuncia alla vacanza lo fa senza particolari freni o autolimitazioni. Al contrario: si concede il massimo anche senza badare troppo alle spese, scegliendo ciò che è immediato anche se effimero. E lo stesso avviene in altri settori di consumo, come la moda, i gioielli e i beni di lusso.

          Qual è invece l’impatto sui comportamenti di chi usa i mezzi pubblici o frequenta luoghi affollati, colpiti da attentati o possibili obiettivi?

            Al contrario di quanto può accadere nei consumi, direi che i nostri comportamenti quotidiani risentono per un tempo limitato dell’effetto attentati. Si può rinunciare a usare i mezzi pubblici per alcuni giorni o a modificare il modo di impiegare il tempo libero e di trascorrerlo fuori casa, in ristoranti o locali. Ma tutto questo dura pochi giorni, perché nella maggior parte delle persone l’angoscia ha una memoria limitata. L’esempio più clamoroso è quanto è accaduto a New York, dove gli appartamenti che danno su Ground Zero hanno progressivamente ripreso valore fino a registrare notevoli aumenti di quotazione.

            Come si spiega?

              Esiste una risposta un po’ teorica ma semplice: il nostro comportamento, anche di fronte ad eventi sconvolgenti come quelli di Londra o Sharm el Sheikh, è dettato da due sfere profondamente diverse tra loro, una razionale e logica, l’altra puramente emotiva. Sulla prima non c’è nessun impatto, perché lasciamo prevalere il ragionamento e, se pensiamo ad esempio alle bombe di Londra e al numero di passeggeri che viaggia tutti giorni sulla metropolitana, il puro calcolo delle probabilità ci dice che c’è meno di una possibilità su sette milioni di essere coinvolti.

              Cosa incide sui comportamenti?

                A essere intaccata direttamente è la sfera emotiva, e le modificazioni più profonde a livello inconscio possono spingerci fino al punto estremo di abbandonarci a consumi o scelte più frivole, per cogliere appieno quello che stiamo vivendo e che è sotto costante minaccia. « Siamo spinti verso beni effimeri Sulle abitudini quotidiane impatto limitato »